Sicurezza
Quel palazzo simbolo del riscatto
Tolto alla cosca: è un centro ricreativo e ambulatorio Emergency
DALL’INVIATO. Se c’è un simbolo della lotta alle cosche nella piana di Gioia Tauro questo è senza dubbio il palazzo di piazza Valarioti a Polistena. Apparteneva alla famiglia Versace (con i Longo “un’istituzione” in questa terra). I Versace pagarono a caro prezzo mire espansionistiche sulla costa. Nel 1991 un agguato di un commando di nove auto, guidato da uomini dei clan Piromalli-Molè, costò la vita a due fratelli Versace, Antonio e Michele. Un terzo riuscì a salvarsi fingendosi morto sotto un’auto. Ai Versace sono stati confiscati beni per decine di milioni. Tra questi, appunto, l’emblema del potere mafioso a Polistena. Pensate che per anni è stato sede anche di un istituto magistrale, con lo Stato che pagava regolarmente l’affitto alla famiglia ’ndranghetista.
Una volta confiscato e assegnato alla parrocchia Santa Maria Vergine è stato ristrutturato con un progetto che ha visto risorse arrivate anche dalla Toscana. In particolare dalla fondazione Il Cuore di Scioglie, presente in questi giorni a Polistena con Irene Mangani e da Unicoop Firenze rappresentata da Claudio Vanni, responsabile relazioni esterne della cooperativa. «Abbiamo seguito direttamente con alcune nostre imprese di riferimento l’operazione di recupero», ha ricordato Vanni.
Oggi è un centro polivalente, un ostello della gioventù, dà spazio ad un ambulatorio di Emergency (coordinato da Alessia Mancuso), è un punto di riferimento per l’imprenditoria sociale. È stato intitolato, manco a dirlo, a don Pino Puglisi. Di fronte al complesso, ancora oggi, vive uno dei superstiti della famiglia Versace, ai domiciliari. Dentro - spiegano i volontari - vengono a giocare anche i bambini delle famiglie mafiose. Si fanno corsi di alfabetizzazione per gli immigrati, perlopiù braccianti africani. Si organizzano iniziative culturali e ricreative. Il rapporto tra Unicoop Tirreno e questa terra nasce dieci anni fa quando don Luigi Ciotti incontra l’allora presidente Turiddu Campaini e gli racconta l’esperienza nascente della Valle del Marro. Da allora i rapporti si sono consolidati con gli anni. Rapporti commerciali (Unicoop acquista arance e clementine di questa realtà), ma anche solidali, di amicizia, di scambi culturali. L’obiettivo è far crescere Valle del Marro sul piano imprenditoriale. Ma contribuire anche ad affermare una “filiera etica” dove un’arancia è il frutto di un lavoro finalmente pulito. (a.r.)
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