Gioco
Il trattato Usa-Europa sullo scambio di cibi minaccia la Toscana
L’ambasciatore Usa all’Ue contrario ai marchi dop italiani La Coldiretti attacca: «Vogliono farci mangiare i loro Ogm»
FIRENZE. Dal prossimo autunno la Denominazione di origine protetta (Dop) potrebbe essere spazzata via dal Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (Ttip). È lo stesso ambasciatore americano presso l’Unione Europea Anthony Gardner, di passaggio al consolato di Firenze, a sostenerlo: «Noi siamo per la libertà di scelta. Sulla Dop c’è disaccordo con voi europei». Libertà di mangiare la carne agli ormoni e la pasta Ogm a stelle e strisce anche noi? Una potenziale disgrazia per l’Italia, un rimescolamento delle carte da far tremare i polsi per la Toscana che si appunta sul petto la medaglia dell’alta qualità dei suoi prodotti agricoli. Alcuni esempi. Sono in pericolo il pecorino toscano Dop, l’olio extravergine di Lucca Dop, il miele della Lunigiana Dop, la farina di neccio della Garfagnana Dop. E chissà poi che non finiscano nello stesso calderone le Igp, le Doc e le Docg regionali.
I DISTINGUO DELL'AMBASCIATORE. Ma l'ambasciatore frena sulla totale liberalizzazione. «Il marchio Chianti è legato ad un accordo specifico, ma non credo che sia un tema di disaccordo. Per formaggi e carni dobbiamo sederci ad un tavolo e fare un discorso sui nomi combinati, con una città specifica è più possibile pensare ad una protezione». Ma non disconosce la coltivazione di Ogm in Italia. Una dichiarazione dal sen fuggita? Di sicuro fa saltare sulla sedia il presidente di Coldiretti Toscana Tulio Marcelli: «Coltivare Ogm è vietato a livello europeo. Ci provò la Monsanto un paio d’anni fa con un campo di mais in Friuli. Se Gardner sa qualcosa di più ce lo dica perché noi siamo pronti a denunciare il caso». Ma l’ambasciatore mette fretta. «Il presidente Obama vuole chiudere entro 7 mesi. A novembre lascia la Casa Bianca, ci sono le elezioni e tutto potrebbe slittare al 2020». Non mancherebbero i benefici del Ttip per l'Italia e per la Toscana. «L'Italia è un Paese vincente per quanto riguarda l’export dei prodotti agricoli negli Usa. Nel 2014 vino, olio, formaggi e carni italiane - dice Gardner - hanno raggiunto il valore di 2,5 miliardi di dollari sul totale europeo di 11. E il trattato farebbe crescere ancora di più le esportazioni». Un piatto goloso per la Toscana che già ora si prende una fetta importante del 15%, soprattutto per i vini del Chianti e l’olio tanto apprezzati oltreoceano.
UN TRATTATO OSCURO. Ma ci sono troppe cose che non tornano. Innanzitutto l’opacità dei negoziati. «I governi dell’Europa e degli Stati Uniti - spiega Marcelli - si trascinano da un anno e mezzo col negoziato facendo trapelare poco o nulla. Ma come possiamo scambiarci i prodotti agricoli quando noi europei abbiamo delle regole di produzione e di vendita che sono diverse da quelle americane?». Un esempio. «I marchi esposti nei supermercati americani contengono Ogm, ma non hanno obbligo di menzionarli nelle etichette. Una cosa inaccettabile per noi europei». Ma ciò che preme di più agli esportatori in Italia e in Europa sarebbe di evitare la pubblicità menzognera negli Stati Uniti. «Non è una preoccupazione assicurarsi che tutti i prodotti venduti con nomi italiani siano protetti perché questo non avverrà mai», chiarisce Gardner. E fa l'esempio di tanti nomi diventati generici come la mozzarella. «Ma se ci riferiamo alla pubblicità menzognera riguardo l’etichettaggio, l’imballaggio, l’uso di bandierina e lingua italiana lì c'é tutto un discorso da fare».
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