Lutto
Due toscani entrano nell'Olimpo del cinema italiano
Tra i premiati ai David di Donatello anche il livornese Federico Conforti per il montaggio ("Lo chiamavano Jeeg Robot") e il fiorentino Massimo Cantini Parrini per i costumi ("Il racconto dei racconti")
C'era anche un po' di Toscana sul palco dei David di Donatello, gli "Oscar" del cinema italiano, nella serata in versione più glamour affidata per la prima volta a Sky. Due i toscani premiati con la statuetta.
Ce l’ha fatta il livornese Federico Conforti, 35 anni, che si è aggiudicato il prestigioso premio per il miglior montaggio insieme al collega romano Andrea Maguolo, classe 1981. In coppia hanno lavorato a “Lo chiamavano Jeeg Robot”, uno dei film che hanno fatto incetta di riconoscimenti nella serata condotta da Alessandro Cattelan.
Conforti e Maguolo avevano lavorato anche in pellicole come “La foresta di ghiaccio” firmata da due anni fa da Claudio Noce con Emir Kusturica e Ksenia Rappoport fra gli interpreti. Federico aveva confessato in un'intervista al Tirreno di aver saputo della nomination in modo un po’ singolare. L'aveva chiamato l’altro montatore, Andrea Maguolo, ma alla prima telefonata non aveva risposto rimandando il colloquio alla mattina successiva. Quando pochi istanti più tardi, Maguolo l’ha richiamato, ecco un attimo di paura: dev’essere accaduto qualcosa di terribile se insiste a chiamarmi a un orario nel bel mezzo della notte.“Corri, guarda su internet”, gli ha detto l’amico e collega: era la nomination. Federico ora vive a Los Angeles con la fidanzata americana (“l’ultimo film che ho montato in Italia è “Né Giulietta né Romeo” di Veronica Pivetti”).
IL TRAILER DI "LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT"
Nell’intervista Conforti racconta: “Mi è capitata questa bella occasione di venire a vivere e lavorare qua, e me la sono presa. Una volta, in Italia c’era tanto lavoro, facevamo cinema di genere, negli anni ’60 e ’70 sperimentavamo un sacco e ci prendevano da esempio, poi tutto ha iniziato a ristagnare, la macchina del cinema a bloccarsi. In Italia, ora, a parte, rare, sudate eccezioni, si fanno soprattutto commedie. Produttori e distributori non rischiano quasi più investimenti non sicuri. Sarebbe bello, invece, dire ai ragazzi: “Provate a buttare un sasso dove l’acqua è ferma e guardate che succede”. Che è quello che abbiamo fatto noi, con tanti sforzi, anche personali e individuali, per “Lo chiamavano Jeeg Robot”".
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Grande soddisfazione anche per il fiorentino Massimo Cantini Parrini, premiato come miglior costumista per il "Il racconto dei racconti" di Matteo Garrone, altro film trionfatore della serata, vincitore di sette statuette, tra cui anche quella per il miglior film. Par la favola dark ambientata nel Seicento e e ispirata al "Conto de li cunti" di Basile, Cantini Parrini ha realizzato oltre 60 vestiti. Per questo film il costumista fiorentino aveva vinto anche il Nastro d'Argento.
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Sul palco dei David ha dedicato il premio a Ettore Scola, recentemente scomparso, con il quale aveva lavorato al suo ultimo film, "Che strano chiamarsi Federico". Cantini Parrini ha avuto grandi maestri come Piero Tosi e Gabriella Pescucci, due premi Oscar, e Maurizio Millenotti. Il film di Garrone è stato girato anche in Toscana, nellle province di Firenze (nel Castello di Sammezzano a Reggello) e Grosseto.
IL TRAILER DE "IL RACCONTO DEI RACCONTI"
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