Il Tirreno

Toscana

Referendum trivelle, in Toscana trionfa l'astensione

Ilaria Bonuccelli, Danilo Fastelli e Stefano Taglione
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi commenta il fallimento del referendum
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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi commenta il fallimento del referendum

In regione vota solo il 30,8%, sotto il dato nazionale che si assesta al 32,0%. Oltre quattro su cinque, tra coloro che sono andati alle urne, hanno votato sì

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Uno su tre al voto. Meno che nel resto d’Italia. Come al solito. La Toscana si conferma campione d’astensionismo al referendum. Vuoi (forse) perché davanti alle sue coste non ci sono trivelle che tirano fuori gas e petrolio dal mare. Vuoi perché in qualche zona - come ad Arezzo - spirano venti di protesta contro la politica. Lo scandalo di Banca Etruria e del decreto Salvabanche è una ferita fresca che si trasforma in una percentuale di votanti bassissima: il 26,5% nell’aretino, circa 4 punti più bassa della media regionale.

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Infatti, in Toscana l’affluenza raggiunge il 30,76%, contro il 32,1% del dato nazionale. Di fatto conferma una tendenza che si manifesta a ogni elezione. Punto più o punto meno, anche qui il referendum crolla per quanto i sì ottengano oltre l'83%. Ma la debacle è senza sorprese. La sconfitta si legge già a metà pomeriggio. Il segnale di allarme arriva proprio dall’Aretino. Da Sestino, il Comune più a est della Toscana. Sono 1400 abitanti scarsi e già alle 19 fanno capire l’andamento del referendum sulle trivelle: ha votato l’8,8% degli elettori. Appena un terzo dei fiorentini, vero. Ma poco cambia. L’affluenza al 24 o all’ 8% è indifferente: impossibile pensare una rimonta. Come confermano i dati definitivi delle 23: la provincia con l’affluenza più alta, quella di Livorno, non va oltre il 34%. Firenze, il capoluogo, è poco distante: il 33,1%. Del resto, il sindaco Dario Nardella, astenuto annunciato, come da indicazione di Renzi, si è fatto vedere alla Gran Fondo di ciclismo a Firenze invece che al seggio. Consentendo - secondo Dario Parrini, segretario regionale del Pd, renziano - un risultato che dimostra che il «buonsenso batte il massimalismo due a zero».

L’astensionismo batte chi è andato a votare e anche chi è andato a votare no. Il presidente della Regione, Enrico Rossi, si riserva a oggi, lunedì 18 aprile, il commento politico, ma quello che pensa lo esprime all’uscita del seggio, a metà mattinata: esercitare il voto è un dovere civico tutelato dall’articolo 48 della Costituzione. E di questo il Pd dovrebbe tenere conto sempre, dice. In questo momento più che mai, visto che fra sei mesi, dovrà chiedere agli elettori di tornare alle urne. Proprio per un referendum. Questa volta costituzionale.

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A ottobre, infatti, il Pd dovrà chiedere agli Italiani di confermare con il proprio voto le riforme costituzionali che in aula (probabilmente) non avranno la maggioranza qualificata richiesta dalla doppia votazione. E non sarà semplice per Renzi spiegare perché fra sei mesi gli elettori non dovranno astenersi come hanno fatto in questa tornata elettorale. Proprio su invito del premier. Insomma, in autunno il Pd avrà bisogno di quegli elettori invitati a restare a casa, per un referendum - quello sì - che, per ammissione dello stesso premier, avrà anche valenza di test politico, a differenza del voto di ieri. Non a caso, Renzi promette di dimettersi se le riforme costituzionali non otterranno il consenso (leggi: il voto) della gente. Quella stessa gente che ieri non si è presentata ai seggi. E che sbeffeggiata per la scelta di essere andata a votare, annuncia già venti di guerra sui social: «Ci rivediamo a ottobre». «Ride bene chi ride ultimo».

In realtà, in Toscana il Pd ha appuntamenti elettorali importanti anche prima di ottobre. In primavera si vota per le amministrative a Grosseto, uno dei capoluoghi sui quali sono puntati gli occhi della politica nazionale. Grosseto, infatti, è molto vicina a Roma. Ed è la città sulla quale punta il centrodestra per riconquistare consensi in Toscana e non solo. Qui l’affluenza è stata un po’ più alta della media nazionale, segno che l’attenzione alla politica in questo momento è diversa che altrove. Al contrario, al Orbetello, dove pure si andrà a rieleggere il sindaco, ma la competizione elettorale è meno “accesa” l’affluenza alle urne non raggiunge neppure il 29%. Un dato più basso rispetto perfino alla media toscana.

Parrini, però, spiega l’astensionismo con il fatto che la «proposta oggetto di referendum era sbagliata, demagogica, pericolosa per i posti di lavoro e gli investimenti in un Paese che ha bisogno di posti di lavoro e di investimenti. Gli italiani l'hanno sonoramente bocciata utilizzando i due strumenti costituzionalmente previsti del non voto e del voto negativo: buonsenso batte massimalismo due a zero».

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In realtà, per la senatrice di Carrara di M5S Lara Bottici questo risultato negativo è dovuto ad altri fattori: «In primo luogo - esordisce - non ci dobbiamo nascondere che sia mancata un’adeguata informazione sul referendum. Sappiamo che le persone oggi sono impegnate a sopravvivere e a lavorare anche 10 ore al giorno. Il mezzo più diretto per informarsi è la televisione: ma il mezzo non ha riservato molto spazio al referendum». In più - aggiunge la senatrice toscana - è «mancato anche l’esempio del presidente della Repubblica: Sergio Mattarella è andato a votare solo in serata. Non è andato di mattina, rappresentando un esempio da imitare per gli italiani. E dopo l’invito all’astensione da parte del premier, Matteo Renzi, non era certo quello che ci voleva».

Non è questa la lettura politica di Parrini. Che anzi attacca le opposizioni per l’atteggiamento avuto in questa campagna elettorale. Soprattutto chi ha «voluto trasformare questo voto in una spallata contro Renzi ha fallito, e ora ha grossi lividi sulla spalla. Stando ai sondaggi, il fronte del sì, composto da grillin-berlusconian-salvinian-vendoliani, può contare su circa 21 milioni di voti. Ebbene, i sì oggi sono stati molti milioni di meno. La propaganda M5S-Sel-Lega-Fi-Fdi non ha convinto neanche larga parte dell'elettorato potenziale di questi partiti: dal loro punto di vista, un disastro totale. Hanno di che riflettere. Ma accamperanno scuse e tenteranno di far passare un dato per loro pessimo come un buon dato. Senza una sana e ampia autocritica».

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