Il Tirreno

Toscana

L'EDITORIALE

Referendum trivelle. Tutti al mare, una strategia pericolosa

Omar Monestier
Referendum trivelle. Tutti al mare, una strategia pericolosa

Troppo semplice abbassare il tasso di partecipazione in una Nazione già poco incline a fidarsi della propria classe dirigente. Così il politico asseconda e sprona il disamore dell’elettore e aumenta, indirettamente, la propria presa sul potere

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Basterebbero i reiterati inviti all’astensione per far venir voglia di andare a votare, oggi come ieri. Quando un politico invita i cittadini a disertare le urne tradisce il suo ruolo e ai cittadini dovrebbe venire il sospetto che lo faccia non solo per concederci una giornata di riposo al mare. Vuole dell’altro da noi, stimola il nostro disimpegno. Abbassare il tasso di partecipazione in una Nazione già poco incline a fidarsi della propria classe dirigente, tantopiù in un momento in cui il Paese è sfiduciato e sofferente, è molto semplice. Il politico asseconda e sprona il disamore dell’elettore e aumenta, indirettamente, la propria presa sul potere, sui centri decisionali, sui meccanismi che regolano la vita pubblica. Quindi, alla domanda che da Craxi in poi (astenersi o votare?) avvelena ogni campagna referendaria, non si può che rispondere senza esitazioni: andare alle urne è sempre meglio che starsene in panciolle.

Perfino in queste democrazie occidentali così tormentate dal dibattito sulla rappresentanza da non accorgersi che esso si è cronicizzato, avviluppandosi senza riuscire a stimolare un’inversione di tendenza nell’opinione pubblica. È pur vero, a mio parere, come sostiene l’ex presidente Napolitano, che se i costituenti hanno previsto un quorum per il referendum abrogativo significa che al numero di votanti e dunque anche all’astensione essi pensavano come a una parte importante della dinamica elettorale. Non votare e far fallire il quorum è una prassi deprecabile ma non politicamente illecita. Fra le molte praticate non sarebbe la peggiore se non fosse che l’astensionismo per i referendum contribuisce a diffondere l’equivoco che voto o non voto siano due opzioni con pari dignità. Così, poi, elezione dopo elezione, dalle amministrative alle politiche passando per le europee, la gente si abitua a presidiare il mare più delle urne e il Paese viene sfilato ai cittadini dalle elités.

Il giudizio, pertanto, non può che essere netto: se si è esponenti di alto rango istituzionale, come il presidente del Consiglio, a esempio, suggerire l’astensione non è una buona idea. Né si può invocare come attenuante il doppio ruolo di leader del governo e capo di una partito giacché le due funzioni convergono sulla stessa persona e il ruolo, quello istituzionale, deve prevalere sulla logica politica-partitica. Quel che terrà un po’ di italiani lontani dalle urne è anche la consueta drammatizzazione del referendum, il quale si è trasformato da consultazione popolare per cancellare un provvedimento nel tentativo di dare una spallata al governo. Il che rende il contenuto del quesito quasi marginale. Il governo sabota il referendum per dare una dimostrazione di forza, le opposizioni lo caricano di potenza per prepararsi all’altro referendum, quello confermativo della riforma alla Costituzione, che in autunno deciderà le sorti di Renzi.

Oggi dovremmo dire se vogliamo o no che venga cancellata la norma che prevede l’allungamento delle concessioni di estrazione di idrocarburi nelle piattaforme entro le 12 miglia dalla costa fino alla fine del giacimento e non al termine della concessione ventennale. Invece, pare un altro referendum sul nucleare, una sorta di disfida sui diversi tipi di energia da impiegare nel Paese. E anche la guerra di cifre sul numero di posti di lavoro in ballo è artefatta: nulla cambierà all’indomani.

Andate a votare comunque la pensiate. Io porto con me la convinzione che entrambe le parti cerchino di usarci come se fossimo pecore bisognose del cane pastore. Per questo non vorrei dargliela vinta a coloro che tentano di far diventare, da una parte e dall’altra, il voto una guerra di posizioni. Aspettando lo spoglio sogno la riforma dell’attuale assetto del referendum abrogativo (previsto nella riforma costituzionale del ministro Boschi) e un ceto politico che la smetta di mistificare la realtà per consumare scontri fra fazioni.

Video: referendum trivelle, per cosa voteremo

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