Sicurezza
Allevatrice salva le sue pecore dai lupi
L’assalto di quattro predatori al gregge a Roccalbegna nel Grossetano. Un ovino è morto. «Gli sono corsa dietro urlando»
Una donna sola di fronte a quattro minacciosi predatori che le ringhiano contro per assalire le sue pecore. Lo racconta Michela Paoli, che alleva pecore a Triana, in località Podere, una piccola frazione di Roccalbegna, nel Grossetano.
La sua azienda, La Corte del Conte, l’ha tirata su con le sue mani. Ha messo le reti antilupo e ha anche aderito al progetto sperimentale dei dissuasori. Niente. Giovedì ha visto morire due pecore.
«Erano circa le 11,30 – dice Michela – e ho preso il gregge per portarlo a mangiare il trifoglio. È un posto buono per un latte di grande qualità. Sono rimasta lì con le pecore e intanto guardavo i punti di confine dove passano i cinghiali. A un certo punto - prosegue la donna nel suo racconto - ho visto quattro pecore scappare. Sono corsa verso di loro e ho visto quattro lupi. O per lo meno avevano le sembianze del lupo: grossi, adulti, robusti. Di colore grigio scuro e col petto chiaro. Gambe di 70-75 centimetri».
Michela non dimenticherà mai la scena. «L’ho fotografata nella mente, nelle orecchie e negli occhi – racconta –. Due di loro correvano a monte e uno aveva in bocca una pecora. Un altro correva dietro a un’altra pecora. Mi sono messa a urlare forte, ma nessuno mi sentiva».
Di sottofondo, infatti, c’erano il rumore del depuratore e quello di un camion. Michela però non si arrende. «Continuando a urlare – dice – sono andata verso quello che aveva la pecora in bocca. Lui dopo un minuto di sfida con gli occhi, l’ha lasciata. Ero a cinque metri da lui. Veniva contro di me. Ma l’ho voluto affrontare fino in fondo, a mio rischio e pericolo. Continuavo a urlare e mi dimenavo agitando le braccia per farlo andar via. A un certo punto ha emesso uno strano segnale e, sia lui che gli altri tre, sono indietreggiati e sono fuggiti nel bosco. Mi sentivo impotente e non riuscivo a smettere di singhiozzare sia per le mie pecore che per la paura e la rabbia di non poter fare altro che urlare».
Alla resa dei conti, una pecora è morta sgozzata e due sono vive, ma azzannate e già gonfie. «Moriranno anche loro», dice Michela. Ma non è finita.
Mentre tornava a casa, infatti, l’allevatrice ha di nuovo avvistato i predatori che si erano infilati nel gregge di un vicino, che è stato subito avvertito dalla ragazza.
Solo la sera del giovedì Michela ha trovato il tempo di raccontare la storia accaduta la mattina.
Fra le tante cose da fare ha anche ricevuto la visita delle guardie forestali a cui ha spiegato dettagliatamente l’accaduto. Ma le preme tutelare il suo gregge. Quando telefona al Tirreno per raccontare la drammatica avventura è ormai quasi notte e le pecore devono mangiare e sono terrorizzate.
«Sono qui – dice Michela – nella mia jeep che le sorveglio. Loro sono tutte intorno alla jeep e appena sentono un rumore si addossano al veicolo. Devo stare con loro, altrimenti non mangiano. Poi solo più tardi le riporterò nel capanno».
«Roccalbegna chiude i battenti, se si continua così. Già è all'ultimo posto nella hit parade dei redditi pro capite della regione Toscana. I nostri allevamenti ovini, fiore all’occhiello del comune da secoli, stanno chiudendo uno ad uno. Le predazioni sono più che quotidiane. Basta. Ci vogliono gli abbattimenti», è l’amaro commento del sindaco Massimo Galli. Che adesso, dice, «ho proprio perso la pazienza».
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