Il Tirreno

Toscana

Omicida e assolto: «Sandra è stata uccisa due volte»

di Sabrina Chiellini
Roberto Barbieri e la moglie Sandra Fillini
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Roberto Barbieri e la moglie Sandra Fillini

Montecatini Val di Cecina: le amiche sotto choc per una sentenza che fa rumore. Era in casa, fu colpita dal marito con 11 coltellate. L'uomo, che è stato riconosciuto "incapace di intendere e di volere", ora può tornare a lavorare

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CASTELNUOVO VAL DI CECINA. «Sono sconvolta, potessi cambiare tutto lo cambierei. Mi dispiace ma non posso dire nulla di questa storia». La voce di Dea Gucci è risoluta ma non riesce a nascondere la grande amarezza. Il pomeriggio del primo giugno 2014, Roberto Barbieri, 57 anni, dipendente Enel, dopo avere ucciso con undici coltellate la moglie, Sandra Fillini, 53 anni, medico dell’Asl e madre dei suoi due figli, aveva telefonato proprio a Dea Gucci. «Vieni subito, corri che ho ammazzato Sandra». Lei era la tata dei due figli della coppia, Pietro, ventenne e Rodolfo che ha compiuto 18 anni lo scorso gennaio e che era minorenne al momento della tragedia. Dal giorno dell’uccisione della povera Sandra la donna, che forse era la persona più vicina alla vittima, si è chiusa nel silenzio, come le hanno chiesto di fare i figli rimasti con lei dopo il delitto. In paese, a Castelnuovo Val di Cecina, si racconta che la baby sitter sia venuta a sapere della sentenza mentre era a fare la spesa. Una sentenza che ha fatto rumore: Barbieri assolto dall’accusa di omicidio volontario perchè, nel momento del raptus, era incapace di intendere e volere. I figli della vittima non hanno preso parte al processo, non si sono costituiti parte civile. Sandra aveva solo loro: aveva perso entrambi i genitori in un incidente stradale, una vecchia zia era morta poco dopo. La vittima era una donna sola.

GIUSTIZIA PER SANDRA

Il giorno dopo la sentenza di primo grado che ha assolto il tecnico Enel, Tiziana Sozzi, amica della vittima e titolare di un negozio di parrucchiera a Castelnuovo, prova a rompere quel silenzio che per tanto tempo ha coperto la vicenda. E lo fa parlando a nome di un gruppo di amiche della dottoressa, la quale in passato aveva lavorato, oltre che a Volterra, all’ospedale di Pontedera. «Quando ho saputo della sentenza non volevo crederci. Sandra non meritava tutto questo. E’ come se l’avessero uccisa più volte, a cominciare dal silenzio che ha circondato la sua morte, ignorata dai media nazionali. Eppure di solito c’è una grande attenzione per delitti come questo. Ora stiamo pensando di coinvolgere le tv, di fare della morte di Sandra un caso mediatico, chiediamo giustizia».

L’OSSESSIONE DI LUI

«Sandra non poteva vivere lontano dai suoi due figli - dice ancora Tiziana Sozzi -Per cui dopo una breve separazione dal marito era tornata a casa. Ma lui era geloso, la ossessionava. Tante volte lei si era confidata con me. Il marito era convinto che lei volesse denunciarlo per stalking. Mi raccontava che la svegliava nel cuore della notte per chiederle se aveva messo telecamere o registratori in casa per documentare quello che succedeva tra loro».Tiziana sa bene che le sentenze sono difficili da commentare. «Siamo un gruppo di donne, amiche di Sandra – aggiunge – dopo questa sentenza sentiamo la necessità di fare qualcosa. C’è un uomo che ha ucciso la moglie per gelosia, perché lei voleva la separazione, e dopo 9 mesi di carcere è tornato in libertà: questa è la verità. Non avevo mai sentito una cosa del genere. Finora siamo state in disparte per rispettare i figli ma ora ci siamo rese conto che dobbiamo fare qualcosa anche per rispettare la memoria di Sandra. Il marito le ha tolto la vita per il semplice fatto che lei voleva lasciarlo. Sandra era un persona buona, molto legata ai figli. Se c’è sotto qualcosa non lo so, ma certo lei non meritava questa apparente indifferenza».

UN PAESE SOTTO CHOC

Le amiche di Sandra pensano ora di fare riferimento al centro anti violenza “Le amiche di Mafalda” di Pomarance per capire quali iniziative possono intraprendere. «Questa decisione darà modo ad altri uomini di uccidere senza che vengano puniti. Non dobbiamo tacere». Il sindaco di Castelnuovo Val di Cecina, Alberto Ferrini, si fa portavoce dello sconcerto dei suoi concittadini. «Questo epilogo, che è momentaneo visto che si tratta di una sentenza di primo grado, ha scosso ancora una volta la comunità. Il riconoscimento della non pericolosità sociale dell’uomo è piuttosto delicato e molti non hanno compreso questo passaggio. Vedremo cosa succederà in seguito».

I FIGLI: DIMENTICARE

«Non ho molto da dire, non ho seguita la vicenda dal punto di vista penale ma solo civilmente – dice l’avvocato Ilaria Bacci, amica della vittima e che l’aveva assistita nelle prime fasi della separazione – Barbieri ha rinunciato in favore dei figli ad ogni richiesta sul patrimonio e sulle disponibilità della donna. Loro, i ragazzi, non si sono costituiti parte civile al processo. Hanno vissuto una situazione tragica che hanno cercato di gestire al meglio anche in relazione alla loro giovane età». Volevano dimenticare al più presto quel terribile due giugno in cui hanno perso la madre, ribadisce l’avvocato. E le sue parole trovano conferma nella reazione di Pietro, il figlio maggiore della coppia, che abbiamo raggiunto per telefono. «Non mi interessa parlare di questa storia», ci risponde.

LE DUE PERIZE

La sentenza del giudice dell’abbreviato, Giulio Cesare Cipolletta, è stata preceduta da grandi silenzi su tutta la storia. Barbieri era già libero da circa un anno. E la sentenza che lo ha assolto con formula piena è maturata dopo due perizie che hanno confermato l’incapacità totale di intendere e volere di Barbieri al momento del fatto, già rilevata dai periti di parte della difesa dottori Fulvio Carbone e Giovanni Carlesi. Sono state respinte in toto le richieste del pubblico ministero della Procura della Repubblica di Pisa, Lydia Pagnini, che chiedeva la condanna di Barbieri a 24 anni ridotti per il rito a 16 anni e in ipotesi la misura di sicurezza custodiale. Barbieri ha ucciso ma «era incapace di intendere e di volere al momento del fatto». Non solo: secondo il giudice non c’è la pericolosità sociale.

LA DIFESA

«Il lungo e scrupoloso lavoro di analisi clinica che ha portato a questo risultato oggi evita la ingiusta detenzione al Barbieri che sarebbe stata una pretesa ispirata al solo istinto punitivo, forse più naturale nel nostro sistema sociale», hanno spiegato gli avvocati Pardo Cellini e Cristina Agonigi, difensori di Barbieri, sottolineando l’importanza della sentenza (le motivazioni si conosceranno tra 90 giorni) che dimostra come la componente psichica del reato «non è un elemento accessorio, pur restando in molti casi un elemento essenziale del reato non sufficientemente vagliato dal giudicante». L’avvocato Cellini ha poi aggiunto che Barbieri non intende rilasciare alcuna dichiarazione. È però pronto a tornare al lavoro. Richiesta che aveva già presentato all’Enel nelle settimane successive in cui era tornato in libertà dopo circa 9 mesi di carcere.

IL CASO IN 4 TAPPE

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