Attenzione
Da Barilla a Siemens vantaggi e svantaggi degli orari flessibili
C'è un colosso dell'alimentare come Barilla. Poi ci sono grandi gruppi bancari come Intesa Sanpaolo, Bnl-Bnp Paribas, ma anche Vodafone, L'Oréal Italia, General Motors e Siemens. L'ultima frontiera...
C'è un colosso dell'alimentare come Barilla. Poi ci sono grandi gruppi bancari come Intesa Sanpaolo, Bnl-Bnp Paribas, ma anche Vodafone, L'Oréal Italia, General Motors e Siemens. L'ultima frontiera dei processi lavorativi è quella dell'"azienda invisibile", la flessibilità intesa non solo come tempo (orari di lavoro) ma anche come spazio (il luogo di produzione). Lo smart-working o lavoro agile, è di fatto legge. E’ definito "una modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato allo scopo di incrementare la produttività ed agevolare la conciliazione dei tempi di vita e lavoro". Il testo di legge delinea anche i confini: il lavoro agile può essere svolto in parte all'interno dei locali aziendali ed in parte all'esterno, seguendo però gli orari previsti dal contratto di riferimento. Limite: fino al 50% dell'orario annuale fuori dall'azienda. Sull'aspetto della remunerazione la legge stabilisce il diritto al trattamento economico e normativo “non inferiore a quello complessivamente applicato ai lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all'interno dell'azienda”. Gli incentivi fiscali e contributivi previsti per il lavoro subordinato in materia di salario di produttività, sono applicabili anche al lavoro agile. Ci sono poi una serie di norme per tutelare la sicurezza sul lavoro per la prestazione con modalità smart working.
Secondo un'indagine condotta dal Politecnico di Milano nel 2015 il 17% delle grandi imprese italiane ha già avviato dei progetti organici di smart working, introducendo nuovi strumenti digitali, policy organizzative, comportamenti manageriali e nuovi spazi fisici. A queste si aggiunge il 14% di grandi imprese che sarebbero in fase "esplorativa", che si apprestano cioè ad avviare progetti in futuro.
L'esempio di Barilla, in Italia, è indicativo. Il colosso del food punta a estendere entro il 2020 il lavoro agile all'intero corpo dei propri lavoratori, esclusi ovviamente quelli delle linee produttive. Nel 2013 Barilla ha avviato in via sperimentale un progetto in tutte le sedi, nazionali e internazionali. Su 1.600 dipendenti coinvolti, circa 1.200 (oltre il 74%) hanno usufruito dell'opportunità di lavorare da casa. Si tratta di personale impiegatizio. Maggioranza donne tra 30 e 55 anni e che effettuano un tragitto casa-ufficio mediamente lungo (superiore ai 25 chilometri).
Ma quali sono in generale i vantaggi? Per il personale il risparmio di tempo e costi (di trasporto). Per l'azienda una maggiore flessibilità degli orari, una produttività maggiore (si stima del 20%), la riduzione dei periodi di malattia (50%) ed i vantaggi degli strumenti digitali. Gli svantaggi? La paura di restare indietro rispetto ai colleghi in ufficio: la perdita di know-how, di contatto con il resto del team che è disponibile full time in azienda e che potrebbe far più velocemente carriera.
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