Il Tirreno

Toscana

I profughi protestano: riso acquoso

di Pietro Barghigiani
I profughi protestano: riso acquoso

Si lamentano anche del pericolo cervi. Il viceprefetto furioso: se insistono con questi argomenti li caccio

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PISA. Questione di cottura. Nella struttura dell’ex Cottolengo ad Arena Metato il riso viene scodellato secco. Sulle tavole della Piaggerta, nel parco di San Rossore, il carboidrato arriva nel piatto con troppa acqua. E il commensale protesta. Un avventore un po’ particolare quello che ieri mattina si è presentato in prefettura per contestare anche il desco servito dalla Paim nella residenza turistica: una dozzina dei 26 migranti trasferiti per motivi di spazi da Arena Metato alla Piaggerta.

Una rivendicazione singolare che non è isolata nella lista delle lagnanze squadernata sul tavolo del vice prefetto vicario, Valerio Massimo Romeo. Che ha ricevuto, ascoltandoli, due profughi nel ruolo di rappresentanti delle lamentele del gruppo. Poi ha concluso l’incontro con fermezza istituzionale.

«Un’altra contestazione pretestuosa come questa e firmo la revoca dell’accoglienza» ha scandito il dirigente alla presenza del responsabile immigrazione della prefettura, Edoardo Lombardi e dell’assessore al Sociale, nonché presidente della Società della salute, Sandra Capuzzi. L’amministratrice si è fatta un’idea sulle periodiche rivendicazioni degli ospiti in fuga dall’Africa: «Non vorrei fossero istruiti da qualche associazione». Di più non dice. Ma per Capuzzi è fondato il sospetto che le condizioni dei migranti siano strumentalizzate.

Politica e retroscena ideologici a parte, l’episodio di ieri mattina, con un prologo avvenuto sabato pomeriggio, ha avuto momenti di umorismo involontario. Arrivato a una novantina di ospiti, l’ex Cottolengo di Arena Metato aveva la necessità di alleggerire le proprie presenze.

Ospiti corretti e volenterosi di integrarsi evitando l’ozio spesso radicato in chi si ritrova in ambienti inclini al bivacco. E così 26 profughi sono stati trasferiti alla Piaggerta, gestione Paim, a San Rossore. Oltre dieci sono scappati subito per poi fare ritorno, con un repentino cambio di marcia, nei fabbricati pensati per un’ospitalità turistica.

Quel numero non sarà superato, assicurano in prefettura. Ma il breve soggiorno nelle residenze vacanziere ha mostrato i suoi lati peggiori per le ventilate esigenze dei migranti, dal Gambia al Senegal, dal Pakistan al Togo alla Costa d’Avorio, trasportati controvoglia nel parco. Il riso con troppa acqua li ha fatti indispettire a tavola, la distanza per raggiungere Pisa li ha spazientiti al momento del tempo libero e, gli occhi sgranati degli interlocutori in prefettura erano da filmato, la presenza di cervi e cinghiali li ha impauriti di notte. Giovani dai venti anni in su, provenienti dall’Africa in guerra, sopravvissuti a traversate in mare in cui il destino può decidere per un soffio tra la vita e la morte, intimoriti dai cervi che “circondano” le abitazioni. Le argomentazioni delle lamentele, così come esternate ieri, non aiutano a far passare il messaggio dell’inclusione per i profughi.

Spiega Capuzzi: «Serve responsabilità per raccontare certe situazioni. Non c’è solo la questione del cibo o degli animali. Nei sei mesi in cui sono stati a San Giuliano Terme tanti avevano avviato delle relazioni personali che, ora, il trasferimento ha interrotto. Si devono riadattare ai luoghi. Per l’alimentazione è stato ribadito, e non ci è stato detto il contrario, che i precetti religiosi musulmani vengono rispettati».

Per le distanze da coprire tra Piaggerta e Pisa, il vice prefetto vicario ha garantito che la Paim metterà a disposizione delle bici.

«Questo gestore, come gli altri in provincia, lavora bene – sottolinea il dottor Romeo –. Se il problema è il riso acquoso gli diremo di farlo più asciutto. Finora nessuno si era mai lamentato per la qualità del cibo alla Piaggerta. Ho voluto chiarire, come prevede la legge che, in caso di rifiuto della struttura si può procedere alla revoca del posto. Abbiamo ricevuto i migranti e li abbiamo ascoltati. Le correzioni indicate ci saranno. Ma li ho anche invitati a rispettare le regole dell’accoglienza senza esasperazioni speciose». San Rossore non è la giungla africana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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