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Democrazia sotto scacco a Panama

Omar Monestier
Democrazia sotto scacco a Panama

Fa impressione scoprire che società e conti offshore siano intestati a leader politici europei, a loro amici e parenti. Sapere che, da destra a sinistra, anche le famiglie del potere cercano di sfuggire al fisco rende la loro credibilità sempre più esanime

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La lista dei nomi pubblicati dal settimanale l’Espresso e da altri organi di stampa in tutto il mondo lascia sgomenti. Non sono gli elenchi dei soliti finanzieri senza scrupoli o quelli delle star dello sport o dello spettacolo a sorprendere. Gente che ti aspetti di trovare in un elenco così. Sono anni che la Finanza italiana e i pool di investigatori di tutto il pianeta danno la caccia a celebrities che guadagnano moltissimo e si creano residenze fittizie per prenderci in giro. Ed è clamoroso l’intreccio che si crea: idoli delle masse i quali si fanno pagare dal pubblico adorante e poi portano nei paradisi fiscali tutto il denaro.

Portano il denaro nei paradisi fiscali invece di restituire la parte che il loro ruolo di cittadini li obbliga a lasciare a beneficio della collettività intera. È come se gli artisti e i grandi campioni sentissero di vivere, complici i loro consulenti fiscali, in una dimensione non più umana.

Penso che tanti di questi attori e musicisti che prendono casa a Londra e poi vivono a Siena ci offendono, ci deridono, ci umiliano e credo che alle loro performance non dovremmo più assistere. Persiste, purtroppo, la convinzione in molti fra noi del «beati loro che lo fanno, se potessi evaderei anch’io». Senza capire, invece, che larga parte del problema dell’elusione e dell’evasione nazionale sta proprio nella tolleranza di questi modelli, nonchè nella inadeguatezza dei meccanismi repressivi.

La novità, si fa per dire poiché esempi del passato non mancano, sta nella presenza massiccia nelle liste dell’Espresso di esponenti politici delle grandi democrazie. Tutti i dittatori hanno portato all’estero grandi ricchezze sottratte al popolo. Ma che parenti e amici di leader europei compaiano fra gli intestatari di società e conti di deposito panamensi fa davvero impressione. Francia, Gran Bretagna oltre a Cina e Russia. Ce n’è per tutti. Ora fioriscono le ricostruzioni e le smentite, mentre si profilano crisi politiche importanti. Il premier inglese

Cameron è sotto scacco e gli effetti dello scandalo, a prescindere dagli aspetti fiscali, sono al momento sconosciute. È come se le elites politiche di tutto il mondo avessero scelto, consapevolmente, di non essere migliori di quel vasto insieme di affaristi, lobbisti e faccendieri che affollano il jet set. Gente che fa politica e che dunque dovrebbe impegnarsi, fin da prima di risultare eletta, per il rispetto delle leggi e con il loro comportamento significare maggiori virtù e trasparenza rispetto alla parte furbetta nascosta dentro le collettività che vogliono amministrare.

Non si tratta di moralismo d’accatto. Nei dibattiti sulla crisi della democrazia e della rappresentanza l’elemento dell’affidabilità delle classi dirigenti non è secondario. Sapere che da destra a sinistra le famiglie del potere cercano, pure loro, di sfuggire al fisco rende la loro credibilità sempre più incolore, più esanime.

Mi amareggia più della pubblicazione, che reputo sacrosanta, sapere che ci sono esponenti politici e governanti che depositano fortune in posti dove nessuno li può tassare. E non riesco a capire per quale ragione a uomini che dispongono di fortune immense viene permesso di continuare ad accumularne a Panama o in altri luoghi egualmente sfacciati nei quali si coltiva, palesemente, l’illegalità.

Non sarebbe un vanto per la comunità internazionale cancellare i paradisi fiscali? Quale vulnus per la democrazia mondiale può rappresentare uno Stato che permette ai cittadini di altre nazioni di sfuggire al fisco? Governanti che smettono di sentirsi investiti di responsabilità nei confronti del popolo non sono degni di stare al potere. Il rispetto dei cittadini e un comportamento rispettoso nei loro confronti è un principio democratico necessario e sacrosanto.

Non vedo la gente scendere in piazza dopo la pubblicazione di quelle liste. Dovrebbe, invece. Più che per altre occasioni. Perché lì, in quell’elenco, risiede una parte non trascurabile della crisi di cui tanto si parla.
 

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