Il Tirreno

Toscana

Giacomelli: «Tuteliamo i piccoli uffici postali»

di Ilaria Bonuccelli
Giacomelli: «Tuteliamo i piccoli uffici postali»

Per il sottosegretario però quelli “in esubero” devono aumentare i loro servizi «Intanto la Toscana è la prima regione a partire con la banda larga per tutti»

3 MINUTI DI LETTURA





La lettera per i presidenti delle Regioni è partita all’inizio di marzo. Il sollecito è arrivato anche al governatore della Toscana, Enrico Rossi: presentare a Poste l’elenco dei servizi da erogare all’interno degli uffici locali, in modo da evitarne la chiusura. Antonello Giacomelli, pratese, sottosegretario allo Sviluppo economico, con delega alle Telecomunicazioni e Poste, non si dimentica del territorio. Della Toscana, meno che mai. È la prima Regione con la quale il Mise ha firmato un accordo - da 240 milioni - per portare la banda larga nelle zone ignorate dai gestori privati. Quelle a “fallibilità di mercato”. Che non sono solo i paesi in cima alla montagna, ma anche buona parte della costa, in Toscana. Il core business del turismo.

Onorevole Giacomelli, non manca il lavoro per il Mise sul territorio.

«Direi di no».

A cominciare dalla tutela degli uffici postali. È vero che dal 2011 la valutazione del servizio universale di Poste compete ad Agcom, ma lo Stato non si può sottrarre alla battaglia in corso per salvare i piccoli uffici postali dalla chiusura. In Toscana, poi, dove i piccoli Comuni hanno vinto il ricorso al Tar contro la chiusura.

«È vero che il governo ha trasferito all’Autorità per le Comunicazioni la valutazione del servizio universale che Poste deve garantire: parlo, ad esempio, della consegna della corrispondenza e di tutti i servizi postali tradizionali. In base a questa valutazione, Agcom ha stabilito che per garantire il servizio, Poste ha bisogno di 11mila uffici in Italia. Oggi ne ha più di 13mila: questo significa che ne potrebbe chiudere almeno 2mila senza che il governo possa intervenire».

Quindi i piccoli Comuni sono destinati a perdere anche questo servizio?

«No, perché il governo è intervenuto nel contratto di servizio. Ha inserito una clausola che impone a Poste di valutare ogni proposta provenga da Regioni ed enti locali per valorizzare gli uffici locali, in modo da impedirne la chiusura».

Può spiegare meglio?

«Il ragionamento è semplice: Poste decide le chiusure in base alla redditività degli uffici, mettendo sulla bilancia costi e ricavi. E, in effetti, non possiamo negare che oggi molti uffici sono poco frequentati se non per la riscossione delle pensioni e qualche raccomandata. Allora, noi abbiamo rilanciato: perché non provare ad aumentare la redditività? E come si può fare? Aumentando i servizi erogati in questi uffici, dalla sanità alla mobilità».

Perché scrivere ai presidenti di Regione?

«Perché i protagonisti sono presidenti di Regione e sindaci. Sono loro che possono proporre i servizi da erogare negli uffici postali locali. Il governo non può impedire direttamente le chiusure, ma questo non significa che sia intenzionato a restare a guardare. Vuole difendere la presenza capillare di Poste sul territorio, attraverso il rispetto del contratto di servizio. Ma deve essere il territorio ad avanzare le proposte».

Quindi ha scritto anche al governatore Rossi?

«Certo. Con Rossi ci siamo anche incontrati e ci ritroveremo. Fra l’altro è stato il primo a sollevare il problema».

E la Toscana è la prima Regione con a quale il Mise ha firmato un protocollo per portare la banda larga nelle “zone bianche”.

«Esatto. Si tratta di un accordo da 240 milioni: il ministero investirà circa 130 milioni e la Regione circa 110 milioni (di fondi comunitari). In questo modo raggiungeremo oltre 800mila toscani e circa 340mila immobili. Infatti, non si deve pensare che le aree non appetibili per i gestori privati siano solo quelle in cima alle montagne. In Italia parliamo di un terzo della popolazione e di circa 7mila Comuni».

E in Toscana?

«Di buona parte della costa a sud e nord di Livorno, da Capalbio a Forte dei Marmi, da Camaiore a Follonica, ma perfino l’area intorno a Firenze: Signa, Calenzano, il Mugello. In tutte queste aree garantiremo banda larga in fibra ottica in modo da garantire Internet veloce per il passaggio di miliardi di dati. A tutti. Agli studenti, ai cittadini, ma soprattutto alle aziende: penso a quelle del turismo. Oggi l’Italia è indietro. Ma gli accordi con le Regioni - ora ci saranno Lombardia, Veneto, Abruzzo, poi tutte le altre - consentiranno al Paese di agganciarsi al resto dell’Europa».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa