Proteste
Panama Papers, nell'elenco anche sette toscani
Sono cinque imprenditori e due professionisti compresi nella lista dei primi cento italiani coinvolti. Ecco i loro nomi
ROMA: C'è anche un po' di Toscana nei Panama Papers, i documenti usciti grazie a una fuga di notizie dagli archivi di una delle maggiori aziende mondiali di gestione di società off shore. Sono sette i toscani presenti nell'elenco di cento italiani pubblicato nella prima puntata dall'Espresso, cinque imprenditori e due professionisti. Nessuno di loro è molto noto, nessuno per ora è stato rintracciato.
Si tratta di: Mauro Bigi e Maurizio Jacchia di Firenze, imprenditori del settore elettrico molto attivi sul mercato estero; Candido Calugi imprenditore di Firenze; Franco Marabotti di Firenze, dirigente d'azienda; Marcello Menichetti di Firenze, amministratore di un'azienda metalmeccanica (questi ultimi tre nomi legati tra loro perché coinvolti a vario titolo nella gestione di un'azienda immobiliare); Roberto Natangelo, di Lucca, imprenditore del settore arredamenti; Lorenzo Vanelli, di Massa Carrara, imprenditore del settore alimentare.
Il governatore toscano Enrico Rossi commenta così l'inchiesta internazionale: "Se almeno in minima parte tutta questa capacità di controllo via internet sulla nostra vita privata e dei nostri scambi fosse dedicata al controllo dell'evasione fiscale, probabilmente si troverebbe una quantità di miliardi per fare giustizia sociale ed evitare la rinascita di mostri del populismo, del nazionalismo in Europa".
Secondo Rossi si tratterebbe di un'ipotesi possibile: "Le grandi famiglie politiche europee dovrebbero avere questa forza, che negli ultimi anni di trionfo del capitale hanno perso". Il governatore della Toscana non è certo sorpreso dalla quantità di italiani coinvolti nello scandalo, 800 in tutto quelli presenti nei file. "L'Italia è anche il paese dell'evasione fiscale e aggiunge 'peso al peso' " sostiene Rossi. Dopo aver letto "i dati sulla disuguaglianza di Oxfam e che la stessa Ocse dichiara, in termini di ingiustizia e freno alla crescita, è impossibile non pensare che non ci sia uno stimolo per l'Europa ad affrontare questi temi", conclude il politico del Pd, ricordando l'attesa "Tobin Tax", la tassa sulle transazioni finanziarie.
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