Finanza
Sanità malata, mazzette per le liste d’attesa
Ai domiciliari il neurochirurgo Liberti, indagato il professor Fukushima
PONTEDERA. Se paghi, salti o “aggiri” la lista d’attesa. È questa l’accusa chiave contestata a quattro medici coinvolti in un presunto giro di mazzette finalizzate ad accorciare i tempi anche per operazioni delicatissime: e quindi, la magistratura ipotizza concussione, abuso d’ufficio e omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, a seconda dei ruoli che i professionisti hanno nella vicenda. Il contesto ipotizzato dalle indagini è quello di chi specula sulla salute dei malati.
Circa un anno fa i medici, insieme al neurochirurgo Takanori Fukushima, avevano già ricevuto un avviso di garanzia.
Due medici e un’infermiera arrestati. L’inchiesta è ora arrivata alle fasi finali. Due medici, il primario dell'ospedale Ruggi d'Aragona di Salerno, Luciano Brigante, 50enne di Avellino, Gaetano Liberti, 61 anni, di Cascina, neurochirurgo dell’Università di Pisa all’ospedale di Cisanello, con uno studio medico a Lucca e associato alla clinica privata “Fukushima Brain Istitute” di San Rossore. Oltre ad una caposala Annarita Iannicelli, 48 anni, di Salerno, e un altro sanitario dello stesso ospedale di Salerno, Renato Saponiero, 59 anni, sospeso per nove mesi dal servizio, sono i destinatari dei quattro provvedimenti cautelari - i primi tre sono agli arresti domiciliari - eseguiti ieri mattina dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Salerno.
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Indagini da maggio 2015. L'inchiesta avviata nell'aprile 2015 ha consentito di individuare, secondo le accuse, un sistema concussivo che sarebbe stato messo in atto da personale sanitario del reparto di neurochirurgia dell'ospedale salernitano e da colleghi che lavorano per il Fukushima Brian Institute, clinica privata di San Rossore, a Pisa. Alle tre persone ai domiciliari viene contestata la concussione, a una quarta, sospesa dal servizio in maniera temporanea, l'omessa denuncia e abuso d'ufficio. A Renato Saponiero, direttore del Dipartimento di neuroscienze e patologie cranio-facciali dell'azienda ospedaliera salernitana è stato contestato il reato di abuso d'ufficio: è accusato di non aver controllato la regolare gestione delle liste d'attesa e degli interventi chirurgici pur essendo a conoscenza delle attività illecite dei colleghi.
Il coinvolgimento di Fukushima. È indagato per concussione anche il neurochirurgo di fama mondiale Takanori Fukushima, 74 anni, noto anche per il caso del falso tumore di Papa Francesco. Il gip ha ritenuto che non ci fossero i presupposti per la reiterazione del reato considerato anche che i medici presso i quali il professionista eseguiva gli interventi sono destinatari di una misura cautelare.
Liste d’attesa modificate. Secondo l'accusa, il primario di neurochirurgia dell’ospedale di Salerno utilizzava il reparto da lui diretto per effettuare interventi chirurgici in apparente regime di “intramoenia”, ricorrendo però solo formalmente alla procedura di prenotazione e pianificazione dell’intervento chirurgico, modificando invece le liste di attesa per gli interventi e costringendo i pazienti a versare un cospicuo corrispettivo in denaro. Le prestazioni oggetto di indagine riguardano pazienti in condizioni di salute particolarmente gravi, spesso con una breve aspettativa di vita, i quali, posti di fronte all’alternativa di dover pagare per essere immediatamente operati da medici di grande esperienza o attendere lo scorrimento della lista di attesa per essere operati da uno qualsiasi dei chirurghi del reparto, hanno aderito all’invito di pagare.
Brigante, secondo le accuse, dopo gli interventi regolava le cure in favore dei pazienti a di fuori delle liste di attesa costringendo questi ultimi a pagare senza versare i soldi all’azienda ospedaliera. Il primario eseguiva gli interventi in collaborazione con Fukushima anche se questo non era autorizzato dall’Asl locale.
Pazienti inviati a Salerno. Liberti, secondo l’accusa, indirizzava i pazienti, che lo avevano contattato a San Rossore, al dottor Brigante. Si parla di pazienti bisognosi di cure urgenti che venivano costretti ad accettare prestazioni a caro prezzo anche se potevano usufruire del servizio sanitario pubblico. Brigante accettava la cura del paziente previo versamento dei corrispettivi richiesti che venivano fatturati come consulenze neurochirgiche anche se erano interventi eseguiti nelle sale operatorie dell’ospedale di Salerno.
Da 1.500 a 60.000 euro per le cure. L’inchiesta ha accertato che per 9 pazienti i costi di ricovero e degenza sono stati pagati dall’Asl. Gli interventi venivano effettuati durante il servizio ordinario (cosa vietata) e il pagamento chiesto ai pazienti (cifre da 1.500 a 60mila euro) era trattenuto dai medici senza versare la percentuale prescritta dal tariffario autorizzato. L’infermiera si occupava della sala operatoria favorendo l’inserimento dei pazienti “raccomandati” rispetto a quelli delle liste ordinarie. E Saponiero, pur sapendo quello che stava succedendo, non ha mai aperto un procedimento disciplinare nei confronti dei suoi colleghi.
Un sistema ben congegnato: i tre medici, secondo le accuse, riuscivano a indirizzare molti pazienti al reparto di neurochirurgia dell’Azienda Ospedaliera di Salerno. Liberti, utilizzava la sua posizione di preminenza, a detta della Procura, per esercitare una pressione sui pazienti alludendo, talvolta in maniera implicita, altre volte in modo più esplicito alla possibilità dell’aumento del “rischio operazione qualora gli stessi non fossero stati sottoposti a tempestivi, e professionali interventi chirurgici, inducendoli così a corrispondere rilevanti somme di denaro”.
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