Il Tirreno

Toscana

La pillola del giorno dopo diventa farmaco da banco

Andrea Rocchi
La pillola del giorno dopo diventa farmaco da banco

Addio alla ricetta, la prescrizione resta solo per le minorenni, ma serve cautela. I medici: «Non è una caramella e bisogna rispettare i dosaggi ormonali»

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Si acquista senza ricetta, come un comune spray nasale o un’aspirina. Basta essere maggiorenni e il farmacista è tenuto a venderti il Norlevo (Levonorgestrel) contraccettivo ormonale d’emergenza più comunemente conosciuto come pillola del giorno dopo. Farmaco - come si legge nel bugiardino - da utilizzare entro 72 due ore da un rapporto sessuale non protetto o in seguito a contraccezione inefficace (come la rottura del profilattico o la pillola anticoncezionale dimenticata).

L'Aifa - Agenzia italiana del farmaco - il 3 marzo scorso ha abolito l’obbligo di ricetta medica per l’acquisto di Norlevo. Resta l’obbligo per le minorenni. A maggio 2015 la stessa agenzia aveva inserito anche la pillola dei 5 giorni dopo, EllaOne, tra i farmaci sop (senza obbligo di prescrizione). Eliminando la ricetta l’Aifa ha recepito la direttiva della Commissione Europea allineando l’Italia agli altri Stati membri. Ma il provvedimento fa discutere, e divide, anche in Toscana. Si calcola che in Italia si vendano 500.000 pillole del giorno dopo all’anno, con un incremento del 60% negli ultimi sei anni. E che la nostra Regione si attesti sulle 25.000 (una confezione di Norlevo contiene una compressa da 1,5 milligrammi e costa 13 euro).

Salutata come un progresso sul fronte della cosiddetta “contraccezione d’emergenza” da una parte del mondo medico, la “liberalizzazione” di Norlevo ha suscitato tuttavia anche perplessità e polemiche. Il primo ad invitare alla prudenza è stato il presidente di Federfarma Roma Vittorio Contarina: «La pillola del giorno dopo è un derivato ormonale - ha detto - quindi può provocare effetti collaterali molto invasivi. Venderla senza ricetta significa togliere controllo su un farmaco che non può essere diffuso con leggerezza». Inoltre, per Contarina, il rischio è che la pillola del giorno dopo «passi come un contraccettivo come gli altri, disincentivando l’uso del preservativo e della pillola anticoncezionale». Anche molti farmacisti hanno espresso dubbi. Il dottor Enrico Morgantini, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Pisa, è favorevole ma invoca consapevolezza e maturità per chi la usa. «Da vecchio farmacista dico che ci sono due aspetti: il primo è che non ho preclusioni deontologiche e se questo farmaco migliora le relazioni tra i partner grazie ad una contraccezione consapevole, va bene. Dall’altro, trattandosi di un farmaco a base ormonale, i cui effetti collaterali non mancano, il fatto che chi lo assume non sia seguito da un medico mi preoccupa».

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Anche i medici di famiglia, pur favorevoli alla diffusione dei contraccettivi d’emergenza, invitano a fare attenzione. «Certo, da una parte ci sgrava da alcune mansioni - dice Enrico Bianchi, medico livornese - ma il rischio è che la pillola del giorno dopo diventi come una caramella. Una forma di controllo ci voleva. E io non ho certo riserve etiche. Il rischio è il fallimento della contraccezione». Se una parte dell’ambiente cattolico la ritiene ancora un “farmaco abortivo” il mondo medico scientifico e l’Oms hanno accertato che la pillola del giorno dopo agisce sull’ovulazione ed impedisce l’annidamento. È dunque un contraccettivo. «Questa consapevolezza dal punto di vista scientifico - dice Eliano Mariotti, presidente Ordine dei medici di Livorno - rende la categoria piuttosto tranquilla. E poi il medico può sempre impedire di prescrivere un farmaco se ritenuto inopportuno o dannoso per il paziente. Anche se i casi sono limitatissimi. Semmai c’è da fare uno sforzo per una migliore educazione sanitaria nel nostrto Paese».

Ma c’è un rapporto diretto fra la contraccezione d’emergenza e le interruzioni volontarie di gravidanza? I dati dell’Ars Toscana indicano che il tasso di abortività è stato nel 2013 pari a 8,5 per mille donne in età fertile, mentre ogni mille nati vivi si sono registrate 240 ivg, valori leggermente più elevati rispetto alla media italiana (7,6 per mille e 204). «Questo è legato all’aumento delle donne straniere - spiega il direttore dell’agenzia toscana Francesco Cipriani -. Più attenzione va messa sul sul dato delle minorenni, in quanto pur trattandosi di una proporzione molto bassa (2,7%), rispetto al numero di nati vivi si registrano più Ivg che nelle altre classi di età». Segno, forse, che sulla contraccezione e l’educazione sessuale c’è ancora bisogno di tanta informazione.

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