Italia
La pillola del giorno dopo diventa farmaco da banco
Addio alla ricetta, la prescrizione resta solo per le minorenni, ma serve cautela. I medici: «Non è una caramella e bisogna rispettare i dosaggi ormonali»
Si acquista senza ricetta, come un comune spray nasale o un’aspirina. Basta essere maggiorenni e il farmacista è tenuto a venderti il Norlevo (Levonorgestrel) contraccettivo ormonale d’emergenza più comunemente conosciuto come pillola del giorno dopo. Farmaco - come si legge nel bugiardino - da utilizzare entro 72 due ore da un rapporto sessuale non protetto o in seguito a contraccezione inefficace (come la rottura del profilattico o la pillola anticoncezionale dimenticata).
L'Aifa - Agenzia italiana del farmaco - il 3 marzo scorso ha abolito l’obbligo di ricetta medica per l’acquisto di Norlevo. Resta l’obbligo per le minorenni. A maggio 2015 la stessa agenzia aveva inserito anche la pillola dei 5 giorni dopo, EllaOne, tra i farmaci sop (senza obbligo di prescrizione). Eliminando la ricetta l’Aifa ha recepito la direttiva della Commissione Europea allineando l’Italia agli altri Stati membri. Ma il provvedimento fa discutere, e divide, anche in Toscana. Si calcola che in Italia si vendano 500.000 pillole del giorno dopo all’anno, con un incremento del 60% negli ultimi sei anni. E che la nostra Regione si attesti sulle 25.000 (una confezione di Norlevo contiene una compressa da 1,5 milligrammi e costa 13 euro).
Salutata come un progresso sul fronte della cosiddetta “contraccezione d’emergenza” da una parte del mondo medico, la “liberalizzazione” di Norlevo ha suscitato tuttavia anche perplessità e polemiche. Il primo ad invitare alla prudenza è stato il presidente di Federfarma Roma Vittorio Contarina: «La pillola del giorno dopo è un derivato ormonale - ha detto - quindi può provocare effetti collaterali molto invasivi. Venderla senza ricetta significa togliere controllo su un farmaco che non può essere diffuso con leggerezza». Inoltre, per Contarina, il rischio è che la pillola del giorno dopo «passi come un contraccettivo come gli altri, disincentivando l’uso del preservativo e della pillola anticoncezionale». Anche molti farmacisti hanno espresso dubbi. Il dottor Enrico Morgantini, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Pisa, è favorevole ma invoca consapevolezza e maturità per chi la usa. «Da vecchio farmacista dico che ci sono due aspetti: il primo è che non ho preclusioni deontologiche e se questo farmaco migliora le relazioni tra i partner grazie ad una contraccezione consapevole, va bene. Dall’altro, trattandosi di un farmaco a base ormonale, i cui effetti collaterali non mancano, il fatto che chi lo assume non sia seguito da un medico mi preoccupa».
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Anche i medici di famiglia, pur favorevoli alla diffusione dei contraccettivi d’emergenza, invitano a fare attenzione. «Certo, da una parte ci sgrava da alcune mansioni - dice Enrico Bianchi, medico livornese - ma il rischio è che la pillola del giorno dopo diventi come una caramella. Una forma di controllo ci voleva. E io non ho certo riserve etiche. Il rischio è il fallimento della contraccezione». Se una parte dell’ambiente cattolico la ritiene ancora un “farmaco abortivo” il mondo medico scientifico e l’Oms hanno accertato che la pillola del giorno dopo agisce sull’ovulazione ed impedisce l’annidamento. È dunque un contraccettivo. «Questa consapevolezza dal punto di vista scientifico - dice Eliano Mariotti, presidente Ordine dei medici di Livorno - rende la categoria piuttosto tranquilla. E poi il medico può sempre impedire di prescrivere un farmaco se ritenuto inopportuno o dannoso per il paziente. Anche se i casi sono limitatissimi. Semmai c’è da fare uno sforzo per una migliore educazione sanitaria nel nostrto Paese».
Ma c’è un rapporto diretto fra la contraccezione d’emergenza e le interruzioni volontarie di gravidanza? I dati dell’Ars Toscana indicano che il tasso di abortività è stato nel 2013 pari a 8,5 per mille donne in età fertile, mentre ogni mille nati vivi si sono registrate 240 ivg, valori leggermente più elevati rispetto alla media italiana (7,6 per mille e 204). «Questo è legato all’aumento delle donne straniere - spiega il direttore dell’agenzia toscana Francesco Cipriani -. Più attenzione va messa sul sul dato delle minorenni, in quanto pur trattandosi di una proporzione molto bassa (2,7%), rispetto al numero di nati vivi si registrano più Ivg che nelle altre classi di età». Segno, forse, che sulla contraccezione e l’educazione sessuale c’è ancora bisogno di tanta informazione.
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