Morte in corsia, si materializza l'incubo dell'allarme ignorato
Inchiesta sui 13 omicidi tra i pazienti della rianimazione a Piombino, per cui è stata arrestata l'infermiera Fausta Bonino. Il laboratorio di analisi avvertì subito di "anomalie" ma nessuno si mosse
PIOMBINO. Che qualcosa non andasse in quel reparto di rianimazione qualcuno lo sapeva. E non dall’apertura dell’inchiesta, non dallo scorso anno come è stato detto finora. Qualcuno lo sapeva da molto prima: dal gennaio 2014. Questo risulta non solo da alcune testimonianze raccolte dai cronisti ma anche (e soprattutto) dai verbali dei carabinieri del Nas che indagano sui presunti omicidi commessi nel reparto di rianimazione dell’ospedale Villamarina, a Piombino. Tredici decessi, dal gennaio 2014 al settembre 2015. Quasi tutti attribuiti agli effetti di dosi massicce di eparina (un anticoagulante) e alla mano di Fausta Bonino, l’infermiera professionale di 55 anni che da giovedì è in carcere a Pisa e che domani verrà interrogata.
Nel laboratorio di analisi dell’ospedale piombinese qualcuno si accorse subito, per esempio, che quei valori non tornavano. Erano i valori di Marco Fantozzi, l’ex centralinista dell’Asl di Livorno, il primo della lista di morti sospette ricostruita a posteriori dagli investigatori (leggi l'intervista alla vedova). Ed era, appunto, il 13 gennaio del 2014. Qualcuno lo fece presente, anche se non per iscritto. Ma non fu preso in considerazione. A dirigere quel reparto in quel periodo c’era il dottor Massimo Tanteri, un anestesista livornese. Ieri abbiamo provato a contattarlo ma il dottore ha detto che stava partendo e che preferiva non parlare di certe cose per telefono. A scanso di equivoci, il suo nome non è nel registro degli indagati. Né il suo, né quello di altri. Il capitano del Nas, Gennaro Riccardi, conferma che «l’unica persona sulla quale ci siamo concentrati è l’infermiera Bonino. In futuro? Non possiamo escludere il coinvolgimento di altre persone in questa vicenda». Un po’ quello che aveva già detto il pm Massimo Mannucci. Gli investigatori sembrano convinti che Bonino abbia fatto tutto da sola e quindi il coinvolgimento di altre persone sembra riferibile al mancato o insufficiente controllo. O alla sottovalutazione. Stando a quanto è stato messo a verbale, quella sottovalutazione c’è stata. Da parte di chi, è ancora da capire.
Fatto sta che, dopo quella prima morte sospetta del gennaio 2014, se ne verificano altre sette nel corso di quello stesso anno: a giugno (Terside Milianti), settembre (Adriana Salti), ottobre (Enzo Peccianti), novembre (Elmo Sonetti) e Marise Bernardini), dicembre (Lilia Mischi e Alfo Fiaschi). Ma è soltanto nel 2015 che finalmente ci si muove. Anche qui, non senza difficoltà. Il dottor Michele Casalis a gennaio diventa il nuovo primario di rianimazione. In precedenza lavorava già in quel reparto e forse è per questo che prende un’iniziativa ad appena una settimana dal suo insediamento. Il 9 gennaio infatti muore un’altra paziente (Franca Morganti) e stavolta Casalis, insieme all’ematologo Fabio Pini, avverte il direttore dell’ospedale Irio Galli.
Così viene inviato un campione di sangue della Morganti al Centro trombosi di Careggi. Il 29 gennaio arriva la risposta. Ma non solo: la dottoressa Daniela Poli da Careggi telefona a Pini, gli conferma che i valori dell’eparina sono venti volte superiori a quelli di una normale dose terapeutica. E Pini risponde che non era stata prescritta alcuna terapia. Si forma anche una commissione di esperti, medici di Pisa e di Livorno, che si riuniscono il 14 marzo ma che escludono possa trattarsi di morte dovuta alla somministrazione di un farmaco.
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.13232127:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2016/04/03/news/ritardi-niente-telecamere-e-l-eparina-che-non-manca-i-punti-oscuri-delle-indagini-1.13232127]]Tre giorni prima, l’11 marzo, si verifica però un’altra morte sospetta, quella di Mario Coppola. Pini congela un campione di sangue dell’uomo e qualche giorno dopo lo manda a Careggi. La risposta arriva il 14 aprile e anche in questo caso i laboratori fiorentini rilevano una concentrazione di eparina otto volte superiore alla dose terapeutica.
A quel punto, si legge nell’ordinanza del gip, «la dottoressa Daniela Poli sollecitava il medico del laboratorio di analisi dell’ospedale di Piombino, il dottor Pini, ad avvertire i responsabili sanitari del proprio nosocomio». Poli telefona anche a Riccardo Tartaglia del Rischio clinico della Regione, fissa un appuntamento con il Nas a Firenze per l’indomani, il 15 aprile. L’Asl apre un’inchiesta interna, parallelamente indagano anche i Nas. Si procede con le intercettazioni ma senza l’ausilio di telecamere nascoste. Si sentono persone. I sospetti si concentrano su Fausta Bonino e i decessi continuano: a luglio muore Angelo Ceccanti, ad agosto Marcella Ferri (l’unica non a causa dell’eparina), il 29 settembre Bruno Carletti. Bonino viene quindi trasferita al poliambulatorio. E per questo l’infermiera denuncia l’azienda per mobbing. Morti sospette non ce ne sono più. Restano i dubbi. E non solo quelli legati all’infermiera nei cui confronti, al momento, sembrano esserci molti indizi ma nessuna prova schiacciante.
La cronologia delle vittime
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