Il Tirreno

Toscana

Morte in corsia, è psicosi da infermiera: arrivate al Nas venti telefonate

di Federico Lazzotti
Nel riquadro Fausta Bonino
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Nel riquadro Fausta Bonino

Livorno, le chiamate per segnalare altri casi possibili dopo i 13 accertati dall'indagine che ha portato all'arresto dai Fausta Bonino. I carabinieri potrebbero tornare all’ospedale di Piombino

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LIVORNO. L’ultima telefonata al centralino dei carabinieri del Nas di Livorno è arrivata nel pomeriggio di sabato 2. Dall’altro capo del telefono il racconto di chi negli anni scorsi ha perso un parente nel reparto di Terapia intensiva e Rianimazione dell’ospedale piombinese di Villamarina e adesso, dopo l’arresto di Fausta Bonino, l’infermiera di 55 anni accusata di aver ucciso tredici pazienti tra il 19 gennaio 2014 e il 29 settembre dello scorso anno, chiede che la morte del proprio caro venga analizzata e studiata «perché qualcosa potrebbe non tornare».

È dall’ingresso secondario di un palazzo in marmo bianco che i livornesi chiamano “nobile interrompimento”, perché ha diviso a metà la grande piazza centrale dopo la caduta del fascismo, che è partita la fase due dell’inchiesta “killer in corsia”.

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Una ventina, al momento, le segnalazioni arrivate negli ultimi tre giorni. Stessi racconti, stesse storie di dolore che il tempo aveva alleviato e che invece gli eventi degli ultimi giorni hanno trasformato in dubbi, insinuando l’incertezza. Possibile che l’infermiera al di sopra di ogni sospetto abbia fatto una iniezione di eparina, il farmaco anticoagulante con il quale avrebbe ucciso dodici dei tredici pazienti ricoverati nel reparto dove lavorava, anche in altre circostanze? È da queste telefonate, non ancora trasformate in denuncia, che è stata creata una “lista nera” di nuovi casi sui quali fare luce al più presto. Il primo passo dei militari è stato quello di prendere nome e cognome della persona deceduta e la data della morte.

È con questa lista in mano che nei prossimi giorni i carabinieri potrebbero tornare all’ospedale di Villamarina e chiedere la cartella clinica di questi pazienti. E da questa risalire alle cause della morte cercando possibili riscontri investigativi: farmaci usati per curarli, circostanze sospette, e soprattutto verificare se al momento di ogni singolo decesso Fausta Bonino fosse di turno. Spiegano dalla procura: «Si tratta di segnalazioni che prenderemo in considerazione cercando di approfondire ogni singolo aspetto. Certo è che in mezzo potrebbero esserci anche mitomani. Ecco perché serve discrezione e riservatezza anche per evitare il rischio psicosi».

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È proprio per tracciare le linee guida dell’indagine che c’è stato un lungo faccia a faccia in procura tra il comandante del reparto del Nas Gennaro Riccardi e il pubblico ministero Massimo Mannucci, che coordina le indagini. Ciò che appare chiaro e che anche il procuratore capo aveva spiegato il giorno dell’arresto, è che nonostante l’infermiera sia ora in carcere, l’indagine è distante dal poter essere considerata chiusa. «La nostra attenzione in un primo momento - spiegava Ettore Squillace Greco il giorno dopo l’arresto dell’infermiera - è stata assorbita per individuare macro responsabilità, ma dobbiamo far luce anche sulla genesi». Su come sia potuto accadere ciò che la ragione stenta ad accettare. «Per chiarirlo - anticipava il procuratore - nei prossimi giorni ascolteremo altre persone». Forse anche chi negli ultimi tre giorni ha composto il numero per condividere nuovi dubbi, altri sospetti.

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