Il Tirreno

Toscana

Qui dove giacciono le vittime dell’ospedale di Piombino

di Cecilia Cecchi
Il cimitero di Piombino
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Il cimitero di Piombino

Piombino, nel cimitero dove riposano alcune delle 13 vittime uccise nel reparto di rianimazione. L'infermiera Fausta Bonino è stata accusata dei delitti

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PIOMBINO. Sotto il porticato il profumo di fiori recisi; del resto è un pomeriggio di primavera. Niente vento. Tutto resta fermo; neppure i gabbiani si alzano in volo dal tetto di vetro del lucernario. E poi il silenzio perfetto. Il silenzio di un cimitero. Alla morte di chi si ama non si è mai davvero preparati. E tutto è ancora più incomprensibile oggi per le famiglie dei pazienti di Piombino la cui vita si è fermata all’ospedale di Villamarina tra il 19 gennaio 2014 e il 29 settembre 2015. Perché poteva non accadere.

Le telecamere, gli inviati, le conferenze stampa tese e affollate, i microfoni, i comunicati stampa per l’arresto dell’infermiera accusata di averli assassinati: tutto resta fuori da qui, lontano. Ecco le statue ai lati dell’ingresso e qualche persona tra le tombe, di venerdì pomeriggio, anche se in realtà è un continuo viavai fino alla chiusura. C’è chi arriva da lontano per salutare i genitori, immancabili le mamme a far visita ai figli. E i mariti sistemano girasoli appena acquistati nei vasi delle donne di tutta una vita.

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Le tombe delle tredici povere vittime dell’ospedale Villamarina sono qui e anche altrove, sparse nei camposanti di altri comuni: Rosignano, Castagneto Carducci, Campiglia, San Vincenzo, l’Isola d’Elba... Uomini e donne in quell’ospedale ci erano arrivati proveniendo da località diverse; uniti per sempre da una fine causata da un’iniezione letale di eparina. Per i loro familiari e amici davvero il dolore è come ricominciato da capo; si respira una sofferenza particolare, qualcosa che non è rassegnazione, semmai condivisione.

Nei vialetti del cimitero di Piombino si incontrano almeno cinque di queste 13 vittime, cittadini arrivati in ospedale per problemi che non li preoccupavano più di tanto, ma che a casa non sono tornati più. Adesso sono qui tra angeli di granito, che sorvegliano giovani vite spezzate; lapidi con poesie di compagni di scuola che non riescono ad accettare quel banco vuoto all’improvviso scrivendo su metallo “quando alzeremo gli occhi al cielo vedremo che lassù c'è una stella in più”.

All'inizio trovare i cinque del Villamarina non è così facile, serve l’aiuto del custode più una mappa. Nello stesso campo, ci sono Bruno Carletti e Angelo Ceccanti. Franca Morganti e Marise Bernardini, invece, dividono lo stesso muro della stessa galleria non a grande distanza. Lidia Mischi è stata cremata ed è in uno degli spazi tra i blocchi. Mario Coppola insieme alla moglie Giuliana è nella fila centrale.

VIDEO: la notizia in un minuto

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Scattiamo qualche foto. Qualcuno chiede informazioni. Capisce che oggi ci sono cinque tombe con una storia improvvisamente diversa. I visitatori del cimitero, pur pronti ad aiutarci nella ricerca soprattutto nei campi delle sepolture più recenti. Sono costernati, increduli per quanto accaduto nell’ospedale. Nel loro ospedale.

Anna sta sistemando la tomba della mamma Maria scomparsa a novantaquattro anni. È nel campo numero 10, quello dove si trovano i resti di Bruno Carletti e Angelo Ceccanti. «Mia madre è morta in casa - racconta la signora - e anche se soffro sono serena pensando che si è come addormentata tra le mia braccia, nel suo letto». Lì vicino Bruno e Angelo: uccisi in ospedale, per entrambi il destino ha riservato un epilogo crudele e nessuna fine serena. A Bruno i familiari hanno messo tra le piante anche la piccola statua del cane che l’ha accompagnato sin qui. Poi sassi e cocci, ricordi del mare. Bruno ne era innamorato. Ecco che i semplici nomi delle liste delle vittime diventano storie, esistenze ricche di incontri e di episodi. Certi vuoti si riempiono. Certi silenzi acquistano suoni.

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Angelo Ceccanti se n’è andato nel luglio dell'anno scorso. «Quella tracheotomia senza problemi... poi un sanguinamento inarrestabile obbligò i medici a riportarlo due volte in sala operatoria fino alla morte per emorragia....». La voce dei figli Alessandro e Marco è rotta dalla commozione: «Ripensi a tutte le cose... ricordi che ti fidavi dei dottori, della tracheotomia... chi poteva pensare a un delitto? Ci è successa una cosa terribile, terribile, che non riusciamo a cancellare. Qualche giorno dopo la scomparsa del babbo, un'infermiera passò dal nostro negozio per confortarci dopo quanto accaduto al babbo… Speriamo che non sapesse qualcosa di più di quanto ci disse quel giorno».

Nel muro che divide dai campi, insieme anche qui come per tutta la vita, Mario Coppola e Giuliana Giannini. Nelle foto indossano la divisa dei carabinieri in congedo. Era il loro orgoglio. Mario è scomparso a marzo; lei lo ha seguito nel settembre 2015. A Piombino li conoscevano in tanti e li hanno pianti con grande sincerità.

I morti e chi resta. Il dolore e la rassegnazione. Assisti un tuo caro attendendo un miracolo fino all'ultimo respiro; poi se ne va e dopo molti tempi scopri una verità ancora più atroce. La parola perdono è difficile persino da pronunciare, a volte il perdono non si riesce a raggiungere neppure per se stessi, quando si teme di non aver fatto abbastanza. Perché se accogliere Sorella Morte resta difficile, comprenderla quando è stata “invitata” da qualcun altro a occuparsi di te, prima del necessario, è impossibile. (@ceciliacecchi)

LA CRONOLOGIA DELLE 13 MORTI

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