Il Tirreno

Toscana

La moglie della vittima dell'eparina. "Gli occhi spalancati mi chiedevano aiuto"

di Andrea Rocchi
Loretta Barbisan mostra la foto di suo marito Marco Fantossi morto il 19 gennaio 2014 (foto Falorni)
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Loretta Barbisan mostra la foto di suo marito Marco Fantossi morto il 19 gennaio 2014 (foto Falorni)

Rosignano, il marito di Loretta Barbisan si chiamava Marco Fantozzi. Il primo della lista di tredici decessi attribuiti dai magistrati alla mano dell'infermiera Fausta Bonino che, secondo l'accusa, praticava iniezioni letali di anticoagulante ai pazienti della Rianimazione

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«Ricordo bene quel mercoledì. Marco si era svegliato, ma era ancora intubato. Mi guardava con gli occhi spalancati, fissi su di me, come a chiedere aiuto. Poi si è addormentato. Non l'ho più visto sveglio fino a quella maledetta domenica quando mi hanno detto che era morto».

Loretta Barbisan abita in una palazzina a Rosignano Solvay, rione Serragrande. Ha 59 anni, due figli, ed è la vedova di Marco Fantozzi, l'uomo che - secondo gli investigatori - è la vittima numero uno di Fausta Bonino, l'infermiera di Piombino accusata di aver ucciso tredici pazienti ricoverati a Villamarina tra gennaio 2014 e settembre 2015. Suo marito, ironia di un destino tragico, lavorava nella stessa Asl della donna che ne avrebbe provocato la morte - domenica 19 gennaio 2014 - con un’ iniezione fatale di eparina. Le loro storie si sono incrociate su un letto di ospedale. Lui, per anni centralinista all'ospedale di Livorno, lei - da venti - infermiera in terapia intensiva a Piombino.

VIDEO: infermiera killer, la notizia in un minuto

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Una vicenda che sembrava chiusa con due parole stampate sul referto consegnato ai familiari - arresto cardiocircolatorio per insufficienza respiratoria - e che adesso invece si riapre, trascinandosi dietro un carico di dolore e rabbia. «Voglio giustizia - grida Loretta - troppe stranezze ci sono state durante quel ricovero». La donna rivive quei giorni terribili, di angoscia e sofferenza. E scavare indietro coi ricordi, per lei, è come una coltellata.

«Mio marito era un paziente cardiopatico - racconta -, aveva subìto un piccolo intervento al cuore all’ospedale di Livorno. Ma l’operazione era andata bene e lui aveva avuto un decorso regolare. Questo era successo un anno prima dell’ultimo ricovero». Poi si arriva al gennaio 2014. «Eravamo a casa. Vedevo che mio marito non stava bene, faceva fatica a respirare - continua la donna - Così di fronte al peggiorare delle condizioni decisi di chiamare l’ambulanza. Era il 13 gennaio. Lo portarono a Cecina perché a Livorno non c’era posto. Ma anche a Cecina non c’erano letti in Rianimazione così mio marito fu trasportato a Piombino. Era grave ed è stato subito intubato. Il mercoledì, però, si era svegliato. Anzi lo avevano svegliato. Sembrava stesse meglio. I medici stavano decidendo se sottoporlo o meno a tracheotomia. Quelle immagini le conservo ancora nella memoria. Mio marito mi fissava, era come se mi chiedesse aiuto. Pensavo avesse sete».

Per Loretta ed i suoi figli si aprono nuove speranze, che Marco possa superare la fase più critica. Poi, però, succede qualcosa. «Mio marito si è riaddormentato e non si è più svegliato». In nemmeno quattro giorni il suo cuore cede. Domenica le fine. Un decorso che ha sempre lasciato qualche ombra nei familiari. «Una cosa strana», continua oggi a ripetere la vedova.

I carabinieri dei Nas, però, su cosa possa essere successo in quel lasso di tempo (da quando il dipendente dell’Asl 6 entra in corsia - ricoverato nel reparto Utic-Terapia Intensiva di Piombino - a quando i medici ne constatano il decesso per insufficienza respiratoria) hanno pochi dubbi. E lo scrivono nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Fausta Bonino. E cioè che alle 13,02 del 15 gennaio (il giorno successivo al ricovero di Fantozzi) il paziente viene sottoposto a prelievo del sangue che risulta dalla cartella clinica “non coagulabile”. E che il periodo in cui verosimilmente viene somministrato a Fantozzi il farmaco anticoagulante che ne procura il 19 gennaio la morte è “compatibile con il turno della Bonino, espletato il giorno 13 gennaio dalle ore 14 alle ore 21”. Ieri i familiari del centralinista dell’Asl 6 (che non hanno mai avuto notizia dell’inchiesta condotta dai carabinieri) si sono rivolti a un avvocato per essere assistiti in questa vicenda. «Cosa chiedo? Giusitizia, naturalmente. Lo devo a mio marito».

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