Il dolore
Ma gli scompartimenti spesso sono semi vuoti
FIRENZE. Capita, ad Albinia (in provincia di Grosseto) che nei giorni feriali, a novembre, prendano il treno in cinque. A Vada, il luogo delle spiagge bianche, anche in due. Sono località piccole, si...
FIRENZE. Capita, ad Albinia (in provincia di Grosseto) che nei giorni feriali, a novembre, prendano il treno in cinque. A Vada, il luogo delle spiagge bianche, anche in due. Sono località piccole, si può obiettare. Ma anche a San Vincenzo, in provincia di Livorno, il treno non è molto ricercato, per andare a lavorare. O a studiare: 12 passeggeri di media, nei feriali autunnali. Bisogna arrivare a Grosseto o Livorno per alzare i numeri. Ma non si raggiungono mai grandi cifre. Più che i treni, infatti - osserva l’assessore regionale ai Trasporti, Vincenzo Ceccarelli - mancano i passeggeri. E non solo lungo la costa.
È lo stesso in Lunigiana, a Pontremoli, Aulla, in Garfagnana e perfino nella tratta fra Livorno e Firenze che la Regione ha appena potenziato con sei nuove coppie di convogli spostati da Pisa per avvicinare l’Alta velocità alla costa. Aumentano le corse, ma non i passeggeri. Il treno non riesce a essere competitivo sull’auto, neppure quando da Livorno a Firenze si arriva in un’ora e sette minuti.
Eppure il territorio si lamenta. Protesta per i collegamenti scadenti. O insufficienti. Anche quelli regionali, gli unici sui quali la Toscana possa intervenire, visto che le Frecce - ricorda Ceccarelli - sono «treni a mercato, oggetto di trattativa fra il ministero delle Infrastruttura e le Trenitalia». Una trattativa dalla quale la Regione è esclusa. Al contrario, ha voce in capitolo nel contratto di servizio per i treni regionali. Li programma. Ma non sempre la gente li prende come rivela il confronto fra le presenze sui treni a luglio e novembre 2015. In particolare sui convogli in servizio lungo la costa.
Il primo dato che emerge è che, estate o inverno, la stazione più frequentata - ma non è una novità - è Pisa centrale. Ma anche qui, la media dei passeggeri sui regionali, oscilla fra 70 e 80: il picco si raggiunge nelle domeniche estive. Negli altri due capoluoghi, Livorno e Grosseto, le cifre sono assai diverse: a Livorno, in media, nei giorni feriali in inverno solo la metà (salgono circa 35 persone), e in estate due terzi. A Grosseto va ancora peggio: la media dei passeggeri a treno è di circa 25 persone (arrotondata per eccesso) sia in estate che in inverno, esattamente un terzo di quella pisana.
Non è difficile capire, quindi, che quanto più ci si allontana dai capoluoghi, la media tende a scendere. In inverno è comprensibile. Ma anche in estate la situazione è la stessa, nonostante le località interessate dalle fermate siano punti di riferimento del turismo balneare. È evidente, però, che non vengano raggiunge in treno. Tralasciando località come Talamone (dove i passeggeri a volte sono ancheuno o due), si possono citare, però, località gettonate come Scarlino o Capalbio. E la situazione non è molto differente.
In inverno, è comprensibile che il movimento ferroviario sia limitato a pochi passeggeri, ma in estate? Nei feriali, la media si attesta a 2-3 passeggeri. E la domenica si può arrivare a 5 per Scarlino. Un po’ meglio, in realtà, va a Capalbio, dove per la stagione nel fine settimana i passeggeri arrivano a una dozzina il sabato e fino a una ventina la domenica. Un movimento “intenso” quasi come a Castiglioncello che, però, in inverno torna sonnecchiosa, con 5-6 passeggeri di media nei feriali e anche meno nei festivi.
A tenere su la media, certo, ci sono località come Cecina, Follonica, Rosignano, dove, anche in inverno nei feriali salgono da 20 a 25 persone su ogni treno. Il problema è che per tante persone che salgono a queste stazioni, altrettante ne scendono. E quindi i treni viaggiano con un carico leggero. (il.bo.)
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