Gioco
Sanità: Rossi insiste, sull'abolizione dell'intramoenia andrò fino in fondo
Ma gli Ordini dei medici della Toscana ribattono: no all'abolizione, non sottrae tempo alle liste d'attesa
FIRENZE. "La battaglia per abolire l'intramoenia è fondamentale per rilanciare una sanità pubblica e di qualità. La farò fino in fondo".
La battaglia per abolire l'intramoenia è fondamentale per rilanciare una sanità pubblica e di qualità. La farò fino in...
Pubblicato da Enrico Rossi Presidente su Sabato 19 marzo 2016
A scriverlo, sul suo profilo facebook, è il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. "In pochi mesi la politica, con la legge Fornero, ha cambiato le pensioni per milioni di persone perché lo voleva l'Europa. Ora, alla mia proposta di abolire la libera professione per far cessare la discriminazione nel servizio sanitario tra chi può pagare e chi no, mi si risponde con una serie di argomentazioni pretestuose perché si ha paura di scomodare qualche pezzo grosso della sanità e di urtare la corporazione dei medici. Bisogna dire basta - dice Rossi - al mercimonio della salute nel servizio sanitario pubblico. I medici non hanno nulla da temere ma da guadagnare in prestigio e dignità. Non a caso da sette anni non si rinnovano i contratti con la scusa della libera professione". "Si può e si deve invece rinnovare i contratti e stabilire che chi è più bravo e lavora di più sia pagato di più, anche prevedendo casi limitati in cui si applica un rapporto speciale di lavoro per trattenere certi professionisti nel servizio pubblico. Insomma - conclude il governatore della Toscana - io andrò avanti in questa battaglia. Penso che non sarà solo".
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Gli ordini dei medici della Toscana ribattono: no all'abolizione, non sottrae tempo alle liste d'attesa. "L'intramoenia non è da abolire. Può essere disciplinata, normata ma non certo abolita perché fa parte della libertà di essere medici". E' quanto afferma in una nota Roberto Monaco, presidente della Federazione toscana degli Ordini dei Medici. "Non si tratta certo di un fatto economico, piuttosto di un principio che va a tutelare e garantire la sanit pubblica - aggiunge Monaco -, senza sottrarre tempo alle liste di attesa, che non si allungano certo a causa dell'intramoenia. Sappiamo che ogni medico a fine anno ha lavorato cento o magari duecento ore in più rispetto a quello che avrebbe dovuto, ma l'Italia se ne accorge solo quando l'Europa mette dei limiti agli orari di lavoro che deve sostenere un medico. Il medico non contro il sistema, ne fa parte e lavora per il cittadino e per la dignità della sua professione".
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