Il Tirreno

Toscana

Scontro sulla sanità, i re delle visite private

di Andrea Scutellà
Scontro sulla sanità, i re delle visite private

Libera professione in ospedale: Rizzo di Pisa il più pagato con 1 milione l’anno. E Rossi insiste sulla proposta di abolire l'intramoenia: "Non si apre bottega nel sistema pubblico"

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«Alcuni pazienti mi dicono di essere stati costretti a pagare una visita specialistica prima del ricovero, ma è un’indecenza, è una sconcezza, è un fatto insopportabile». Il giorno dopo aver proposto l’abolizione delle visite intramoenia negli ospedali pubblici, il governatore Rossi non arretra di un passo. Non prende in considerazione la possibilità di modifiche: c’è solo «il superamento di questa forma che ho provato a regolare in ogni modo, con atti forti che, ricordo, sono stati impugnati dai sindacati sanitari che hanno regolarmente perso i ricorsi davanti al giudice. Lo dico come presidente che era assessore quando la legge è stata applicata nella nostra regione».

Il post della discordia. La polemica si scatena su Facebook: il governatore descrive la libera professione in sanità come «fonte di diseguaglianza e corruzione». Poi aggiunge: «In Toscana abbiamo due grandi medici indagati, il chirurgo toracico Macchiarini e il cardiochirurgo Stefàno. L’accusa è più o meno la stessa: avere sospinto i malati verso la libera professione a pagamento». Il post del governatore spacca a metà gli utenti del social network, che hanno commentato, condiviso e contestato in migliaia. C’è chi come Bruno Pino sostiene lapidario: «Uno del Pd che ogni tanto dice una cosa di sinistra». Ilaria Francolino addirittura rilancia: «Vogliamo parlare di quello che succede in un centro d'eccellenza italiano, dove per accedere all'iter diagnostico-terapeutico è implicito passare per l'intramoenia?». Giuseppe Nicosia, invece, attacca: «Ma davvero presidente pensa che la causa dei mali del Servizio sanitario nazionale sia l'intramoenia/extramoenia? Perché non parla del blocco delle assunzioni e della carenza di personale?!».

Gli stipendi decuplicati. «Ci sono medici cresciuti nel servizio sanitario - spiega ancora Rossi - che si sono costruiti, con gli anni, stipendi quintuplicati rispetto a quello pubblico». Niente di illecito: si tratta di luminari di chiara fama a cui i pazienti si rivolgono per i servizi intramoenia. Ma la loro attività privata - che comunque frutta il 40% del costo degli interventi alle Asl - all’interno degli ospedali pubblici, non si limita a quintuplicare i loro guadagni: a volte li decuplica.

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Stanislao Rizzo - il professore di oculistica di recente “scippato” dal polo di Careggi all’Università di Pisa -, ha vinto nel 2013 l’Alfred Mann Foundation Awards 2013 come chirurgo più innovativo dell'anno. Nel 2011 ha impiantato una retina artificiale su pazienti non vedenti, affetti da retinite pigmentosa. Ma le sue entrate lorde del 2014 non possono non colpire: circa 88mila euro guadagnati, tra premi e stipendio fisso, come dipendente dell’Asl e oltre un milione di euro per gli interventi intramoenia.

Massimo Cecchi, direttore del reparto di urologia dell’ospedale Versilia, è tra i pochi medici al mondo in grado di operare con il robot “Da Vinci” per la rimozione di tumori alla prostata. I suoi guadagni: 168.475 euro da dirigente medico, 513.504 euro intramoenia.

Il “podio” lo chiude Marco Nardi, responsabile del reparto oculistica dell’Università di Pisa: nel 2014 ha dichiarato 113mila euro di reddito alle dipendenze dell’Asl e 376mila intramoenia. Tra gli altri interventi rivoluzionari Nardi nel 2000 ha eseguito un trapianto di cornea con una tecnica che fino a quel momento non era mai stata sperimentata.

Nella classifica dei re dell’intramoenia toscano il polo ospedaliero pisano svetta con sei presenze tra i primi dieci posti. Mancano i dati delle aziende sanitarie di Grosseto e di Empoli. La sezione “amministrazione trasparente” del sito internet della prima è «in aggiornamento»; per quanto riguarda la seconda, invece, mancano i numeri relativi all’intramoenia.

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L’appello alla ministra. Rossi ha incassato l’apprezzamento di Cgil, Cisl e Uil, anche se i tre sindacati hanno sottolineato che l’abolizione dell’intramoenia «non può bastare senza un’adeguata politica di rilancio del Servizio sanitario nazionale, che guardi ai servizi e al personale». Uno spiraglio filtra anche della ministra della Salute Lorenzin che preferisce però parlare di regolazione della pratica. «L’offerta dei servizi - dice - deve arrivare in tempi certi e deve essere controllata e verificata». Il governatore, però, invita la ministra a sostenere la sua proposta: «Siamo in un momento in cui la gente è più povera, il lavoro non c’è e non si può permettere ai medici di “aprire bottega” all’interno del sistema pubblico. Per non parlare degli extramoenisti che servono due padroni: la mattina negli ospedali, la sera nelle cliniche. Non è un problema di soldi, i luminari si possono trattenere con un sistema di premialità. È arrivato il momento, però, di affermare un principio di sinistra».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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