Attenzione
Rossi: abolire le visite private in ospedale
Il presidente della Regione lancia una legge di iniziativa popolare per vietare ai medici pubblici di lavorare in proprio. E scommette: sono sicuro che così scomparirebbero le liste d'attesa
FIRENZE. «In sanità bisogna fare una cosa davvero di sinistra: abolire la libera professione intramoenia». E' un Rossi convintamente “rossiano”, che vuole sfilarsi dalla diatriba nel Pd. Il suo post su Facebook dice da che parte stare nella partita della sanità pubblica. O dentro o fuori. O il medico lavora per il sistema sanitario pubblico e deve essere «a tutti gli effetti un dipendente pagato dallo Stato e non può né deve aprire bottega in proprio», oppure vada a lavorare nelle imprese mediche private.
In sanità basta con la libera professione, fonte di diseguaglianza e di corruzione.In Toscana abbiamo due grandi...
Posted by Enrico Rossi Presidente on Thursday, March 17, 2016
«Un po’ troppo semplicistico - taglia corto il presidente dell'Ordine dei medici di Firenze Antonio Panti - ma se ne può ragionare». Certo è che andrebbe cambiata la legge Bindi. Quella che permette al medico di togliersi il camice pubblico a fine mattinata per vestire il camice privato di pomeriggio, sempre dentro la struttura pubblica. Ma la partita di Rossi si gioca soprattutto dentro il Pd. La sua candidatura alla segretaria nazionale è di un mesetto fa e qualche sassolino dalla scarpa se lo toglie: «Io con le robe vecchie non voglio più avere a che fare». E la critica ai toni aspri di Bersani e D'Alema contro Renzi ora, come a quelli di Renzi contro Bersani e D’Alema nel passato, è solare. Il suo obiettivo è un altro. «Voglio sottoporre per la prima volta alla presidenza del Pd - dice - una cosa su cui credo che il mio partito si debba esprimere». E sull’abolizione dell’intramoenia mette sul tavolo le credenziali. «Penso di aver imparato qualcosa dalla mia doppia esperienza di assessore alla sanità».
Tanto che la legge di iniziativa popolare sancirebbe - a suo dire - lo stop alla corruzione, alla diseguaglianza in sanità e abbatterebbe le liste di attesa. Un sasso nello stagno che fa saltare sulla sedia il vicepresidente forzista della commissione sanità Stefano Mugnai che risponde: «Quello che dice Rossi non è credibile. È lui stesso ad avere creato le condizioni perché l'intramoenia ci fosse. È con la sua organizzazione, con i suoi dieci anni di assessore alla Sanità e ora di presidente della Regione che le liste di attesa sono esplose». Le liste di attesa. La vera chiave secondo Mugnai per capire la politica sanitaria della Regione: «Sono queste che spingono verso la professione intramoenia e al tempo stesso rappresentano un risparmio per le aziende. Il cittadino che ha già pagato le tasse e che si troverebbe a pagare anche un ticket si trova costretto, per ottenere una prestazione subito, a pagare per rivolgersi alla intramoenia».
Ma è il meccanismo economico a inquietare Mugnai: «Il paziente paga, ad esempio, 100 euro per l’intramoenia. Bene, 40 di questi vanno all’Asl di competenza». Ma Rossi reclama una quantità considerevole di delibere per arginare il fenomeno dell’intramoenia. Una in particolare tuttora in vigore. «Quella del 2009 - gli dà man forte l'ex direttore della sanità toscana Valtere Giovannini - che obbliga la sanità pubblica ad effettuare l’intervento chirurgico per un tumore entro 30 giorni». E Giovannini smonta anche il guadagno per le Asl. «Sono 25 milioni all’anno. Un’inezia di fronte ai 7 miliardi di bilancio della sanità regionale».
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