Proteste
Mamma Ebe, condanna definitiva
La Cassazione conferma i 6 anni per le false cure e guarigioni
PISTOIA. Una sentenza che mette la parola fine a una vicenda lunga oltre mezzo secolo, iniziata quando la “Santona del San Baronto” fece la sua prima comparsa sulle colline quarratine. La Cassazione ha confermato, rendendola definitiva, la condanna a 6 anni di reclusione inflitta nel dicembre 2013 dalla corte d’Appello fiorentina a Mamma Ebe, 83 anni, al secolo Gigliola Giorgini.
Associazione a delinquere ed esercizio abusivo della professione medica le accuse nei suoi confronti, in riferimento all’attività di cure e massaggi che la Giorgini ha svolto dal 2005 al 2010 a Villa Gigliola, sulle pendici del Montalbano, nel comune di Quarrata, meta di una processione continua di persone malate o comunque sofferenti che si affidavano alle sue presunte capacità e poteri taumaturgiche. Un’attività che fu troncata sei anni fa dagli arresti eseguiti dai carabinieri di Quarrata, al termine di una lunga e complessa indagine diretta dal luogotenente Salvatore Maricchiolo e coordinata dal pm Francesco Sottosanti.
Ora Mamma Ebe è tornata in Emilia Romagna, e quella villa che acquistò con delle cambiali, nel 1956, per 7 milioni di lire, non è più sua: confiscata dallo Stato, è stata messa in vendita.
Nella serata di martedì, la Corte di Cassazione ha confermato anche le condanne nei confronti del marito di Mamma Ebe, Gabriele Casotto, 61 anni (4 anni e 8 mesi), di Carmela Lo Conte, collaboratrice storica della Giorgini (2 anni) e di Cecilia Bertacchi, che compilava le ricevute fiscali rilasciate dalla “Santona” dopo ogni visita (1 anno e 4 mesi). Confermata l’assoluzione di Daniela D'Alessio, coinvolta nelle attività di Villa Gigliola con ruoli minori rispetto agli altri imputati.
Nel processo di primo grado davanti al tribunale di Pistoia, testimonianze, documenti, intercettazioni telefoniche raccolti in mesi e mesi di indagini dai carabinieri di Quarrata, avevano portato i giudici a ritenere che Mamma Ebe affermasse l'effettiva possibilità di risolvere i problemi di salute di chi si rivolgeva a lei mediante le cure mediche, i massaggi, le pomate, persino pratiche pseudoreligiose ed esorcismi:per questo veniva tirata in ballo la presenza del demonio, della cui presenza era necessario liberarsi per poter guarire. E in base a tale convinzione, nel gennaio 2012, il tribunale l’aveva condannata anche per il reato di truffa, ad una pena complessiva di 8 anni e mezzo. Reato dal quale la Corte d’appello ha poi assolta. Così come gli altri coimputati.
Gigliola Giorgini, bolognese, divenne famosa negli anni '80, quando su di lei furono aperte inchieste in varie parti d'Italia. Nelle case gestite dalla organizzazione (in Piemonte, Toscana ed Emilia Romagna), si raccontò, si sarebbero consumati gravi abusi fisici e psichici, sotto forma di trattamenti medici e riti religiosi sui malati, ai quali sarebbe stato estorto denaro in cambio della promessa di guarigione. Denunciata una prima volta nel 1980 per sequestro, venne processata e condannata nel 1984, a Vercelli. Fu la prima sentenza di una lunga carriera giudiziaria, che nel novembre 2011 trovò il suo culmine nella condanna a sei anni in Cassazione per le cure fasulle elargite in una villa a Cesena. Proprio in seguito a tale condanna definitiva (già scontata) è scattata la confisca della villa quarratina da parte dello Stato.
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