«Ma papà ti senti male?». Quando mia figlia di tre anni pronuncia queste parole, subito dopo la corsa asfittica di sette metri che ho fatto dal salotto alla camera per il gol di Cuadrado, è chiaro che il salto generazionale è avvenuto. Ormai è lei la persona saggia in famiglia, oltre a mia moglie che - per una volta - gufa in silenzio. Lei, infatti, tifa Inter. E non può credere a quello che sta accadendo, come non ci credo io. Così guardo la partita in piedi, come il tifoso scettico di Febbre a 90. Quello che dice che la partita andrà male, che sta per uscire di casa. E invece non se ne va mai perché ci crede. Io ho fatto lo stesso tutto il giorno. «Siamo già fuori, è inutile», ho detto a tutti. Ovviamente sono davanti alla tv. Nel frattempo tutti i telefoni che ho in casa - fissi e cellulari - squillano. Sembra sia scoppiata la Terza guerra mondiale, arrivano messaggi. «Guarda che roba, guarda che roba!»: mando a quel paese tutti. Persino mia madre, che mi informa che ha fatto il vaccino anti-meningite come le avevo imposto. «So che stai guardando la partita», sì mamma ciao, e le riattacco il telefono in faccia. Tutta la mia concentrazione è sul televisore. E su quello che sta accadendo.
Nel frattempo i tedeschi si lamentano di continuo con l'arbitro. Cercano addirittura il rigore dopo aver rischiato l'imbarcata. Lo fanno i perdenti, mi dico. E sembra che non possano segnarci mai. Però il secondo tempo dura una vita. Intanto mia figlia si è rassegnata e si è messa a vedere Tom e Jerry in camera. Poi segna Lewandowski: la partita diventa un incubo. E alla fine pareggia Muller.
Sto per gettare il classico asciugamano per terra: ma alla fine mi getto sul tappeto io. È tutto buio. Mi dico che non possono vincere loro, non se lo meritano. E invece, ai supplementari, segna ancora il Bayern. Due volte. Il miracolo c'è stato, ma l’hanno fatto gli altri. Questa Coppa è maledetta, forse non è destino che la vinciamo. Nemmeno quando giochiamo bene, nemmeno quando siamo più bravi degli altri. Mi verrebbe da dire che ci riproveremo, ma stavolta non me la sento. Aufwiedersehen.