Sicurezza
Scialuppa emiliana per cambiare passo
Unicoop perde 10,4 milioni. «Più forti con Alleanza 3.0» Strategia per aggredire i mercati del sud da sempre ostici
Prestito sociale, iniziative delle sezioni, politiche dei prezzi, investimenti. La parola d’ordine che arriva dal quartier generale di Riotorto è che non cambia nulla. L’obiettivo è quello di migliorare il conto economico che segna un rosso di 10,4 milioni. Un risultato migliore, indubbiamente, rispetto al meno 21,3 milioni con cui si è chiuso il 2015. Ma che preoccupa non poco di fronte ad un progressivo calo delle vendite e alle operazioni “made in sud” che si sono rivelate - vedi lo sbarco in Campania - un flop.
Unicoop Tirreno apre le porte al gigante cooperativo emiliano Alleanza 3.0, incamera 21,2 milioni e ridisegna la propria partecipazione nelle due società che controllano il mercato in Lazio, Umbria e Campania. Il presidente di Unicoop Tirreno Marco Lami parla di "porta aperta verso il futuro", di "valorizzazione e sviluppo del marchio Coop in queste regioni". Per la cooperativa livornese si tratta di ossigeno per le casse e la scelta di affidarsi ai manager emiliani nella sfida a mercati da sempre ostici come quelli del centro sud. «Non cambia nulla per i soci - assicura Massimo Lenzi, direttore centrale di Unicoop -, potrebbero esserci cambiamenti rispetto alle politiche commerciali. Questo dipenderà dalle condizioni del mercato e dalle caratteristiche del territorio, non dalla società». Nessuna novità anche su prezzi e qualità dei prodotti.
Per capire cosa c'è dietro a questa alleanza bisogna tuttavia partire dal sud. Da Afragola, esattamente. L'ipermercato campano sotto il vessillo di Riotorto si rivela ben presto una scommessa persa. Fa acqua, c'è il rischio licenziamenti, i conti non vanno. Così a gennaio 2014 nasce Campania Distribuzione Moderna, 45% Unicoop Tirreno (che controlla Ipercoop Tirreno) 45% Coop Adriatica, 10% Coop Estense. L'ipermercato è ridimensionato a superstore, da 10.000 da 4500 mq. L'occupazione, dopo una lunga battaglia, è salva. E’ l'embrione di una sinergia tosco-emiliana destinata a svilupparsi successivamente. Del resto l'avventura di Unicoop Tirreno in Campania si rivela un bagno di sangue. La controllata Ipercoop Tirreno, nel 2014, perde quasi 9 milioni. L'anno dopo, solo Afragola e Avellino alimentano un rosso di 3 milioni. Va un po' meglio nel Lazio (Viterbo, Latina e Frosinone) e nella capitale dove Riotorto è presente con Distribuzione Roma.
La collaborazione con le tre coop emiliano-romagnole (Adriatica, Estense e Nord Est), abbozzata da alcuni anni, diventa oggi un progetto di partnership strategica con la sinergia tra Unicoop Tirreno e Alleanza 3.0 del presidente Adriano Turrini (5 miliardi di fatturato). Dal quartiergenerale di Villanova di Castenaso si ritiene strategica l'alleanza con Unicoop Tirreno perché consente di allungare le propri radici nel sud Italia.
Unicoop Tirreno ha l’urgenza di mettere a posto i conti. Le vendite sono scese a 975,5 milioni (erano 1.196,8 nel 2012). Il rosso è dimezzato (10,4 milioni) ma ancora pressante. Colpa delle perdite di alcune partecipate, del calo dei consumi. Ma gli investimenti crescono (l’ultimo il parco Levante in sinergia con Firenze). E poi - spiega Unicoop ai soci - c’è la gestione finanziaria che dovrebbe garantire 13,2 milioni. Anche se, come sappiamo, sui prestiti sociali (oltre un miliardo da 122.309 soci) c’è l’occhio di Bankitalia per il valore ben superiore del patrimonio della cooperativa. Insomma, il saldo è negativo ma Unicoop conta di azzerare quanto prima il rosso. Magari con una bella ciambella emiliana .
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