Sicurezza
Progetto del 2008 sulla terra benedetta dal Dalai Lama bloccato in Comune
Patrizio Loprete, vicedirettore dell’Istituto, è uno dei 23 tesserati che ha guidato la scalata anti-Marini: "È chiaro che il blocco del progetto è un elemento di criticità, non solo per l’istituto, bensì per tutti i cittadini di Santa Luce"
È del 2008 la presentazione del progetto per la realizzazione del primo monastero buddista d’Italia, firmato dallo studio dell'architetto Gino Zavanella (abita a Viareggio, è il progettista dello Juventus Stadium a Torino). Nel 2008 l’istituto ha acquistato i terreni su cui realizzare il centro, sulle colline tra Pastina e Santa Luce. Una struttura destinata alla meditazione e allo studio, concepita come un’università per l’approfondimento di temi religiosi e della lingua tibetana. Il terreno, benedetto dal Dalai Lama nel 2014, sorge su una cava dismessa di gabbriccio, non lontano dall'istituto Lama Tzong Khapa. Si parla di un investimento sui 14 milioni, per quello che dovrebbe diventare il primo monastero d'Europa. Il progetto, ridimensionato nel corso degli anni, prevede due grossi edifici separati, per i monaci e le monache, e un ampio parco, coltivato con essenze della macchia mediterranea, destinato alla contemplazione e alla meditazione. Intorno, delle strutture ricettive per gli ospiti. Per sovvenzionare l'opera, l'istituto ha creato un’associazione - la Sangha onlus - avviando una raccolta di fondi.
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.13114084:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2016/03/12/news/qui-il-sindaco-lo-sceglie-buddha-1.13114084]]Già alla fine del 2008 sembrava che il progetto fosse pronto a decollare, si parlava anche della possibilità che ospitasse un hospice buddista. Dalla Regione e dalla precedente amministrazione di Santa Luce - guidata da una lista civica d’ispirazione di centrodestra - erano arrivati segnali incoraggianti. Poi il buio. Il progetto si è arenato. Il sindaco Andrea Marini parla di problemi indipendenti dal Comune. «Le leggi regionali sono cambiate - dice - e hanno rallentato l’approvazione del regolamento urbanistico, ancora fermo dopo 5 anni. Il progetto deve seguire quest’iter, non è colpa nostra. L’istituto invece ha fatto ricorso al Tar chiedendoci un risarcimento di un milione e mezzo di euro, ma il Tar ha respinto l’istanza e sono stati costretti a ritirare la richiesta danni. È certo che questa vicenda ha inasprito i rapporti tra l’amministrazione e l’istituto».
[[atex:gelocal:il-tirreno:cecina:foto-e-video:1.13114251:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.iltirreno.it/cecina/foto-e-video/2016/03/12/fotogalleria/pomaia-il-progetto-del-nuovo-centro-buddista-1.13114251]]
Che peraltro ha anche una rappresentanza in consiglio comunale: la stessa segretaria commissariata del Pd è infatti anche consigliera. Dice Patrizio Loprete, vicedirettore dell’Istituto, uno dei 23 tesserati che ha guidato la scalata anti-Marini: «È chiaro che il blocco del progetto è un elemento di criticità, non solo per l’istituto, bensì per tutti i cittadini di Santa Luce. La spiegazione è alla luce del sole: quest’amministrazione e il gruppo politico che la sostiene hanno voluto evitare il confronto pubblico, hanno eluso il dibattito sull’operato della giunta, negato l’assemblea per le primarie, respinto i tesserati. Giamila Carli? Volevamo una persona di esperienza, che conosce il territorio, e lei incarna queste caratteristiche». Il Pd appoggia in toto questa posizione. Dal regionale alla federazione pisana la risposta è unica: è mancato il confronto, il direttivo commissariato si è trincerato dietro un gruppetto di pochi dirigenti senza coinvolgere i cittadini. «La dimostrazione - chiosa la commissaria Monica Giuntini - è l’affluenza di persone che ha partecipato all’assemblea di venerdì. Più di 50 partecipanti, molti dei quali anche non iscritti, che chiedevano più confronto. Che si lamentavano di non aver potuto dare una valutazione sull’operato della giunta Marini».
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