Il Tirreno

Toscana

Olio e pomodori è paura africana

di Andrea Rocchi
Olio e pomodori è paura africana

Marocco e Tunisia minacciano il mercato toscano E dal mare arriva il concentrato fatto in Cina

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L'olio tunisino, il pomodoro che arriva dal Marocco (e il concentrato dalla Cina), cocomeri e meloni greci, il carciofo dalla Turchia. A tavola i prodotti parlano sempre più straniero. Anche in Toscana, dove non bastano l'etichetta, il marchio e la qualità a mettere al riparo il settore ortofrutta e quello oleario dai rischi della globalizzazione alimentare. E montano rabbia e proteste indistintamente tra i piccoli produttori e le grandi aziende. In Sicilia la rivolta è scoppiata per il pomodoro magrebino che ha invaso i mercati costringendo a svendere il ciliegino ed il piccadilly - quello che una volta era l'oro rosso di Trinacria -, da 30 a 70 centesimi al chilo mentre sugli scaffali lievita a 3,4 perfino a 6 euro. Ora che l'Ue ha autorizzato altre 35.000 tonnellate di olio dalla Tunisia (quota extra pari al 3% delle importazioni europee) il livello di allarme tra i produttori si è alzato.

SOS POMODORO NOSTRANO

Partiamo dal pomodoro. In Toscana si coltivano circa 2600 ettari, sono 250 le aziende del settore che garantiscono una produzione annua di 250.000 tonnellate di cui oltre il 3% biologica. Le province di Grosseto e Livorno sono le principali aree di coltivazione. Anche qui c'è preoccupazione per il pomodoro africano. «A noi per ora ci salva la stagionalità», spiega Paolo Simonelli, responsabile ortofrutta di Terre dell'Etruria, consorzio toscano con sede a Castagneto Carducci che annovera 3500 aziende agricole. «Il pomodoro marocchino fa più facilmente concorrenza al siciliano, da noi i primi pomodori da serra arrivano a maggio-giugno, quelli africani assai prima, grazie al clima. Questo per ora ci mette al riparo ma non completamente. Guardate che oggi sul nostro mercato arriva di tutto, laddove ci sono meno controlli ed è impossibile avere una tracciabilità del prodotto». Lo conferma Massimo Chiavaroli, produttore di Venturina. La sua azienda si avvia verso i 40.000 quintali l'anno. «Per ora non risentiamo della concorrenza marocchina, anche perchè in campo aperto produciamo ad agosto-settembre». Semmai c'è il problema dei prezzi. Il pomodoro per la lavorazione industriale, infatti, si vende tra 7 e 9 centesimi al chilo (contro i 70 di quello da tavola). "Speriamo di strappare prezzi remunerativi", dice Chiavaroli.

CONCENTRATI MADE IN CINA

Sui lavorati del pomodoro, tuttavia, c'è un allarme. E' quello lanciato da Coldiretti. L'associazione ricorda che nel 2015 sono aumentate del 680% le importazioni di concentrato di pomodoro dalla Cina, raggiungendo i 70 milioni di chili pari al 10% della produzione nazionale. «Le navi - dice Coldiretti - sbarcano fusti di oltre 200 chili con concentrato da rilavorare e confezionare come italiano, perchè è obbligatorio indicare il luogo di confezionamento, non quello di lavorazione». La Toscana non è immune dal fenomeno. Il presidente regionale di Coldiretti Tullio Marcelli, intervenendo sui controlli nel settore agroalimentare, ha invocato "l'obbligo di indicare sull'etichetta la provenienza della materia prima". Andrea Renna, direttore Coldiretti di Grosseto, chiede "sanzioni per tutelare gli imprenditore e per garantire tracciabilità dei prodotti".

Chi non risente della crisi è un big come Petti di Venturina. «Il pomodoro che arriva - ha detto l’ad Pasquale Petti - viene lavorato entro sei ore dalla raccolta e proviene dalle coltivazioni toscane. Durante la campagna 2015 abbiamo trasformato il 40% in piu di pomodoro fresco rispetto al 2014 e per la campagna 2016 prevediamo un ulteriore incremento».

IL CARCIOFO TURCO

Ma non sono solo l’olio e il pomodoro a subire la concorrenza straniera. I produttori toscani mettono in guardia dai “ fuori stagione”. Così il carciofo toscano (prodotto in Val di Cornia e nell’Empolese) è minacciato dai carciofi turchi. Per non parlare della frutta, meloni e cocomeri che arrivano dall’Africa settentrionale e dalla Grecia. Pierpaolo Pasquini, vice presidente Cia Livorno avverte:«Occore vigiliare, ci sono prodotti che arrivano dalla Sicilia e dalla Spagna che non hanno tracciabilità. Basta cambiare etichetta per farli diventare toscani”. E invita i consumatori a diffidare dal consumare prodotti fuori stagione.

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