La manifestazione
«Difendersi con la tracciabilità»
I consigli di Terzuoli (produttori ortofrutticoli). E il big Petti punta sui certificati
LIVORNO. Solo qualità e tracciabilità del prodotto possono rappresentare una valida difesa per il settore ortofrutticolo toscano. E ciò vale per il pomodoro come per il carciofo. Lo sostiene Pietro Terzuoli, direttore dell'Asport (Associazione produttori ortofrutticoli della regione Toscana costituitasi nel 1971 e che ha sedi a Cecina e Grosseto). «Il pomodoro dal Marocco? Certo che ne risentiamo come produttori - continua il direttore - perché è il mercato stesso a promuovere la concorrenza. Il consumatore lo trova, non ci sono spiegazioni su dove è prodotto e che sia tunisino, marocchino, siciliano o toscano non lo sappiamo. E’ evidente che noi come associazione di produttori facciamo di tutto perchè queste informazioni vengano fatte presenti a cominciare dalla grande distribuzione ma anche dai venditori più piccoli».
In Toscana si producono essenzialmente quattro tipi di pomodoro: il costoluto fiorentino, il pallino, il pisanello ed il canestrino di Lucca. Fino ad oggi si è difesa abbastanza bene dalla concorrenza, ma oggi il settore comincia a vivere un po’ di fibrillazioni legate all’aumentata concorrenza. «Quella delle importazioni dal Nord Africa,piuttosto che da altrio Paesi - dice Terzuoli . la stiamo vivendo come un’imposizione. Ora, noi siamo attenti nell’utilizzo di fitofarmaci autorizzati, puntiamo sul biologico, sui certificati e sulla qualità. Ma un prodotto che arriva dal Nord Africa chi ci assicura che non sia stato trattato con sostanze che da noi non vengono utilizzate».
Il direttore di Asport ricorda come i produttori toscani associati stiano lavorando ad un percorso di qualità insieme al più importante produttore toscano, Italian Food di Venturina del gruppo Petti. Nel 2015 sono stati trasformati oltre 700.000 quintali di pomodoro fresco, e per il 2016 la previsione supera il milione di quintali.
«La campagna 2016 - aggiunge Terzuoli - punta proprio a dare garanzie al consumatore attraverso una tracciabilità di filiera». Certificati e marchi sono, insomma, la strada per reggere la concorrenza puntando sulla qualità. A proposito Asport sottolinea come un altro risultato appena raggiunto dalla collaborazione, dopo le certifgicazioni Iso 22005 ed i vari certificati di produzione, sia il marchio di alta qualità della Regione Toscana. Ilm Pegaso che si aggiungerà alla farfalla dei prodotti che uscuranno dall’azienda di Venturina. «Percorso - chiude Terzuoli - che deve essere da stimolo per altre produzioni del comparto ortofrutticolo toscano».(a.r.)
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