Il Tirreno

Toscana

Porti, dighe e cemento: le spiagge spariscono

Andrea Rocchi
I lavori per la costruzione del porto a Marina di Cecina (foto Muzzi)
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I lavori per la costruzione del porto a Marina di Cecina (foto Muzzi)

Sos erosione, il caso Cecina: 8 milioni spesi per il ripascimento con il rischio di un flop.
Accuse degli ambientalisti, interrogazioni in Comune. Intanto non c’è più sabbia

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CECINA. Si dice che 10 ettari di spiaggia portano in dote 3 milioni di Pil l’anno. Ma anche che la lotta all’erosione è una lotta impari. E laddove si interviene, spesso, i risultati durano lo spazio di pochi anni. Il caso Cecina, a proposito, è emblematico. Dodici pennelli a sud della foce del fiume Cecina, 7 a nord, 430mila metri cubi di sabbia versata per un avanzamento di costa atteso tra i 10 e i 30 metri, 8 milioni investiti degli 11,2 previsti in origine. Un sopralluogo a metà dicembre scorso col sottosegretario all'Ambiente Silvia Velo per dire che va bene, le spiagge tra il fosso Mozzo e la Cecinella stanno meglio. Che i balneari potranno contare sulle loro immutate file di ombrelloni. Che tutto sommato i pennelli funzionano.

Ma, primo problema, c'è il rebus sabbia. Impossibile utilizzare quella del dragaggio del porto visto che il cantiere è fermo da mesi per un contenzioso milionario fra la società proprietaria e la Sales incaricata dei lavori. Secondo. Le ultime mareggiate di febbraio consegnano un litorale martoriato dai morsi del mare, con le pinete dei tomboli - 430 ettari e 15 chilometri di riserva biogenetica tra Vada e Marina di Bibbona - che sono il bersaglio di un'erosione che non si arresta se non s'interviene subito.

EROSIONE, MIRINO SUL PORTO
Insomma, l'operazione della Provincia di Livorno finanziata nell'accordo Mattm-Regione (novembre 2010) presa a modello nella lotta per la difesa della costa rischia di essere un'incompiuta. E la vicenda del porto di Cecina e del ripascimento diventa un caso politico, non solo cecinese. Il consigliere regionale Tommaso Fattori (Sinistra) lo porta in Regione puntando il dito sulla Porto di Cecina spa che, oltre a fornire sabbia, avrebbe dovuto monitorare sulla linea di costa. «Un’anomalia - dice Fattori - col controllato che diventa il controllore. Si cambi la convenzione».

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Nel mirino c'è il progetto della porto di Cecina. Un'operazione da 65 milioni, 800 posti barca per scafi tra gli 8 e i 40 metri, 2000 posti auto, 100 mq di cantiere nautico, 400 posti "a secco", un hotel, 40 negozi, un centro benessere ed una settantina di appartamenti. Lo realizza la vecchia associazione Foce Cecina che gestiva il porticciolo turistico sin dai primi anni '70 e che si converte in società per azioni, arriva a contare quasi 600 soci e punta a completare le opere marittime. La presiede un imprenditore che vende macchine agricole, Giuliano Matteoli, che oggi rivendica con orgoglio la matrice del "porto dei cecinesi", incassa il via della Regione nel 2009 e tre anni dopo, ritirate le concessioni, apre le porte alle ruspe. La comunità locale accoglie l'opera senza fare barricate, l'amministrazione comunale lo considera un volano per il turismo. Ma preoccupazioni e polemiche non mancano.

RISCHIO PIENA DEL FIUME
Contro il porto si schiera da subito un nutrito fronte ambientalista e la sinistra (Sel e Rifondazione), nasce anche un comitato per la difesa della costa. La filosofa Roberta De Monticelli, lombarda di padre toscano, parla di "stupro ambientale", di uno scempio alla foce di uno dei fiumi più belli della Toscana. Si accusa il cantiere del porto di avere un impatto drammatico per la linea di costa. Il geologo Riccardo Caniparoli, per conto di Italia Nostra, presenta osservazioni che indicano che con la diga in mare si sottraggono al ripascimento sedimenti che si depositano sui fondali e aumentano i rischi di piena alla foce del fiume. E non convince neppure il programma di ripascimento che dovrebbe andare di pari passo alla nuova darsena, mitigandone l'impatto e gli effetti.
Gli studi - lo ha sottolineato recentemente anche il professor Pier Luigi Aminti - prevedevano un'erosione diffusa a sud con l'avvio dei lavori. Ed infatti si interviene ma immediatamente a sud della foce, per un tratto limitato, lasciando scoperto il lungomare del tombolo meridionale che si allunga fino a Bibbona. Invece il mare, oltre alla pineta cara a Carlo Cassola, si mangia pezzi di spiaggia anche a nord della foce. «Gli effetti del ripascimento del 2013 - tuona la consigliera comunale civica Pamela Tovani - sono già spariti». Si accoda il comitato per la difesa della costa.

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IL MARE FINO AL VILLAGGIO
Si lamentano anche alcuni gestori di stabilimenti balneari. «Prima dalla spiaggia si potevano vedere l'Elba e San Vincenzo - racconta Gabriele Biondi, direttore del Villaggio Francese, zona Gorette, a sud di Cecina - Adesso all'orizzonte ci sono la scogliera del porto e un continuo passaggio di barche. Per la mancanza di spazio in spiaggia ho perso clienti storici. Tra un ombrellone e l'altro non c'è neppure lo spazio per far giocare i bambini senza infastidire i vicini». Racconta che tra la struttura e il mare, un tempo, c’erano 120 metri. Quasi completamente spariti. «E la situazione è peggiorata dal 2012 - ricorda - quando sono iniziati i lavori alla darsena».

I progettisti e la Porto Cecina spa, tuttavia, difendono l’opera. L’erosione? Non è un fenomeno nuovo. Secondo uno studio dell’Università di Firenze dal 1938 al 1981 a Cecina si sono persi 80 metri di arenile pari ad una superficie di 11,5 ettari. Il presidente della spa Matteoli ammette che “quando si realizza un’opera di 300 metri in mare profonda 8 alcuni effetti inevitabilmente ci sono”. E si riferisce proprio all’area della Gorette dove si attende da anni la costruzione di due pennelli. «Ma sulle spiagge di Cecina e sulla pineta del tombolo il porto non c’entra nulla», dice il presidente. «E poi noi siamo cecinesi, siamo i primi ad avere a cuore la nostra costa».

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LAVORI FERMI, NIENTE SABBIA
Però i lavori al porto sono fermi da maggio scorso. La società è andata incontro a problemi di liquidità. La Sales vanta crediti (4 milioni per l’azienda, 1,5 per la Porto di Cecina) per lavori mai pagati. Matteoli è fiducioso: «Abbiamo fatto lavori per 32 milioni, siamo partiti nel 2012 nel piano della crisi immobiliare, rispetteremo la scadenza di maggio 2019 per completare il porto». Però senza lavori non si draga il fiume Cecina e non si può disporre di sabbia per il ripascimento degli arenili. Salvo che la Provincia (che in alternativa ha usato ghiaia della cava di Campiglia) non compri sabbia altrove. A prezzi tutt’altro che modici visto che i costi possono lievitare fino a 40 euro a metro cubo. Un bel problema. Senza sabbia ogni tentativo di ripascimento è impensabile. Ma forse - comincia a dire anche qualche ricercatore - è il caso di ripensare un nuovo approccio nella lotta per la difesa di una costa zeppa di porti, dighe e cemento.

 

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