Finanza
Partecipate: stipendi per merito
Ok all’ordine del giorno presentato dal Pd, ora la parola alla giunta
FIRENZE. «Chiediamo alla giunta di introdurre un criterio per il quale retribuzioni e incentivi degli amministratori delle società e degli enti a partecipazione pubblica vengano stabiliti in base ai risultati effettivamente raggiunti». È la Regione che prova a cambiare registro. È il criterio del merito che fa capolino nelle società partecipate dirette regionali, ma che per trovare una applicazione concreta dovrà ottenere il via libera ufficiale da parte del socio numero uno: la giunta Rossi.
Sono tre i consiglieri regionali del Pd che hanno piazzato sul tavolo dell'esecutivo regionale l'ordine del giorno approvato a larga maggioranza dal parlamentino di Palazzo Panciatichi: il capogruppo Leonardo Marras, Antonio Mazzeo e Monia Monni. Dieci le partecipate dirette che vorrebbero coinvolgere. L'agenzia per la protezione ambientale Arpat, l'agenzia per la promozione economica Apet, quella della sanità Ars, quella che finanzia l'agricoltura Artea, la programmazione economica dell'Irpet e l'agenzia per il diritto allo studio universitario Ardsu. Poi ci sono: l'Ente parco regionale della Maremma, l'Ente terre regionali toscane, il Lamma che fa le previsioni meteo e l'Autorità portuale regionale.
La proposta del gruppo Pd accende un faro sui sindaci revisori e sui componenti dei consigli di amministrazione. Per quanto riguarda presidenti e sindaci, finora il loro compenso è stato calcolato sul 5% dell'indennità che prende il presidente della Regione. Ora il Pd vuole cambiare pagina e calcolare il compenso degli amministratori in base al loro valore di produzione. E pone un tetto massimo ai compensi: 10.000 euro lordi l'anno per il presidente di collegio, calcolato sul 2 per mille del valore di produzione, e 7.000 euro l'anno per i sindaci calcolato sull'un per mille. Per fare un esempio: se il valore di produzione della partecipata è di 6 milioni, lo stipendio dei presidenti di collegio e dei sindaci può raggiungere il tetto massimo. Se il valore di produzione cala, si abbassa in proporzione anche il compenso. Questo è il criterio che è stato messo nero su bianco nell'emendamento alla nuova legge che regolerà le retribuzioni di presidente di collegio e sindaci revisori all'Agenzia di promozione economica della Toscana (Apet). Ma la proposta del Pd è di estendere lo stesso metro di giudizio sui compensi degli amministratori anche alle altre partecipate.
La Regione ha poi quote azionarie alle Terme di Montecatini, nell'Interporto toscano Vespucci a Livorno, dentro Firenze Fiera. E il gruppo del Pd vuole fare chiarezza anche in queste società calcolando la retribuzione dei membri del cda in base ai risultati aziendali raggiunti. «Sarebbe la prima volta – afferma Mazzeo - che un criterio del genere verrebbe applicato in Toscana».
Samuele Bartolini
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