Attenzione
Parte con 5 milioni il microcredito del M5S
Le imprese toscane potranno ottenere prestiti fino a 25mila euro presentando un piano sostenibile
FIRENZE. Con l’apertura di un plafond dedicato da 5 milioni di euro da parte di Fidi Toscana spa, la finanziaria regionale, parte anche nella nostra regione il progetto “microcredito a 5 stelle”, grazie al quale le piccole e medie imprese potranno sottoscrivere prestiti fino a 25mila euro - elevabili in alcuni casi a 35mila euro - protetti dal fondo di garanzia nazionale da 50 milioni ed alimentato da 16,7 milioni di stipendi “restituiti” dai parlamentari grillini. E le statistiche dicono che per ogni microcredito acceso nelle altre regioni, sono stati attivati 2,5 posti di lavoro in più. La presentazione del “microcredito a 5 stelle” si è tenuta ieri in un’affollata Sala del Gonfalone del consiglio regionale alla presenza del vicepresidente della Camera pentastellato Luigi Di Maio, del deputato Alfonso Bonafede, delle senatrici Laura Bottici, Sara Paglini e di tutti i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle. Ma come potranno fare le imprese ad accedere al fondo? Basta compilare i moduli pubblicati sul sito del ministero dello Sviluppo economico, presentare un piano imprenditoriale e un'idea di impresa sostenibile. Una volta approvata la concessione del credito, è sufficiente recarsi in banca per ottenere il finanziamento che coprirà l’80 per cento delle risorse necessarie tramite Fidi e Confidi Toscana. Si tratta, ha spiegato Luigi Di Maio, di «un'iniziativa che è una filosofia di governo. Chiarisce infatti che tipo di banche vogliamo in questo Paese e quale Stato vogliamo essere per le imprese. Noi vogliamo una banca pubblica per investire là dove serve: settori trainanti e cittadini esclusi dal credito. I settori li conosciamo: energia, hi-tech e tutela del territorio». La Germania, ha proseguito, «ha la sua banca d’investimento pubblica per sostenere queste politiche, perché noi no?». Un ragionamento che trova le sue ragioni nell’ultimo rapporto Unioncamere con il consigliere Giacomo Giannarelli che dice: «Forse è bene ricordare che tre imprese toscane su quattro non investono in competitività per tre motivi: eccessiva pressione fiscale, un mercato bloccato e difficoltà di accesso al credito. Se sui primi due possiamo fare poco, sul terzo motivo ci siamo attivati sin dall’insediamento per sbloccare una situazione che penalizzava i cittadini toscani. E oggi - chiude Giannarelli - possiamo dire che ci siamo riusciti».
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