Il Tirreno

Toscana

La sfida è avere robot con bracci sensibili

Ilaria Bonuccelli
Un intervento chirurgico con il robot "Da Vinci"
◗
Un intervento chirurgico con il robot "Da Vinci"

Nell'arco di una decina di anni attesi sviluppi decisivi per la chirurgia, i soccorsi e nell'industria

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Gli obiettivi sono (quasi) da togliere il fiato. Consentire ai chirurghi che operano con i robot di “sentire” i pazienti come se li stessero toccando con le proprie mani. Oppure assicurare a robot impegnati in operazioni di soccorso di operare anche al buio, senza aver bisogno della “visione”, contando sul tatto. Non si ferma alle protesi, l'applicazione della “mano bionica” uscita dai laboratori (e dagli studi) della Scuola Sant'Anna di Pisa. Nel giro di cinque, al massimo dieci anni, robotica chirurgica, robotica di soccorso e perfino robotica industriale si potranno avvalere dell'avanzata tecnologia italiana, made in Tuscany.

Ad anticipare le possibili applicazioni della mano bionica, è il bioingegnere Calogero Oddo, 33 anni, ricercatore del Sant'Anna, viareggino (di origini siciliane), pisano di adozione, allievo di Maria Chiara Carrozza, già ministro dell'Istruzione «pioniera - riconosce l'ingegnere - insieme a Paolo Dario degli studi e della ricerca che hanno portato il Sant'Anna alle recenti invenzioni». Oddo è il ricercatore che ha sviluppato l'algoritmo in grado di rendere “sensibile” il polpastrello della mano bionica. Di tradurre in un «linguaggio comprensibile per il cervello» il messaggio ottenuto dal polpastrello artificiale con i movimenti sulle superfici di ruvidità diversa. «È indubbio che l'applicazione principale della mano bionica, anche a sensibilità aumentata - conferma Oddo - resti nel campo nelle neuroprotesi e i risultati che oggi presentiamo con il professor Silvestro Micera sono il primo caso al mondo. Ma stiamo lavorando all'Istituto di Biorobotica della Sant'Anna per estendere l'utilizzo anche ad altri settori».

ROBOTICA CHIRURGICA
Campo di applicazione interessante, infatti - precisa l'ingegnere - sarà quello della robotica chirurgica «su cui facciamo ricerca con i colleghi Arianna Menciassi e Gastone Ciuti. Già oggi, ricorda Oddo - esistono chirurghi che operano con l'ausilio di robot. Il più diffuso è il “Da Vinci”, un robot con 4 bracci meccanici e telecamere». Si tratta di un apparecchio già molto sofisticato utilizzato per la chirurgia mini-invasiva, soprattutto per la rimozione della prostata, cardiochirurgia, interventi di ginecologia. «Il Da Vinci - spiega Oddo - viene guidato dal chirurgo attraverso una consolle. Dalla macchina il chirurgo ha un ritorno visivo, ma non tattile. La nostra invenzione, invece, potrebbe garantire un ritorno anche tattile: in pratica il medico potrebbe operare il paziente come se lo stesse toccando con le proprie mani, ma con il vantaggio di mantenere la precisione del gesto garantito dall'impiego del robot».

ROBOTICA DI SOCCORSO
Effetti di grande importanza - sostiene l'ingegner Oddo - potrebbe avere questa invenzione applicata nel campo dei soccorsi. «L'esempio più chiaro ci viene da quello che è accaduto nel 2010 nel golfo del Messico, dove per settimane c'è stata una massiccia perdita di petrolio a causa di una falla che non si riusciva a tamponare. Un grave problema era che il petrolio anneriva le telecamere dei robot impiegati e senza “visuale” le macchine non riuscivano a chiudere la falla. Invece, un robot dotato anche di tatto avrebbe avuto più strumenti per individuare il foro e tapparlo. Al pari di noi umani che possiamo prendere un bicchiere d'acqua anche senza accendere la luce, pure i robot dotati di tatto possono muoversi al buio».

ROBOTICA INDUSTRIALE
Inoltre, un'applicazione pratica «e utilissima» dei robot dotati di tatto - rivela Oddo - è nel settore industriale. Infatti «le macchine con le mani possono essere utilizzate nel controllo di qualità, per correggere difetti di produzione e per partecipare a lavorazioni molto raffinate». Si tratta di progetti lontani nel tempo? Niente affatto, assicura l'ingegnere. A questi ritmi di studio e sperimentazione, già fra cinque anni ci potranno essere applicazioni concrete. Che nel campo della ricerca non sono tanti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze