Il Tirreno

Toscana

L’olio “Igp” toscano era pugliese e greco

di Francesca Gori
L’olio “Igp” toscano era pugliese e greco

Blitz della Forestale in Maremma: 47 indagati tra commercianti e titolari di frantoi. Sequestrati 300 quintali di prodotto

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GROSSETO. Olio greco e pugliese imbottigliato in Toscana ed etichettato con il marchio Igp. Un prodotto di qualità, anzi, un prodotto di nicchia che rappresenta la terra toscana e soprattutto quella di Maremma in tutto il mondo. Perché quelle confezioni, le eleganti bottiglie di vetro da portare direttamente in tavola per condire a freddo, vengono esportate in tutto il mondo: in Paesi come gli Stati Uniti e il Giappone, ad esempio, dove i clienti sono disposti a spendere bei soldi per guastarsi un po’ di Toscana. Peccato però che, secondo le indagini della Procura di Grosseto, sulle tavole di chi sceglieva un prodotto di alta fascia di prezzo, dal gusto inconfondibile, non finiva l’olio prodotto in Toscana e certificato, ma quello che veniva acquistato in Grecia o in Puglia.
I sostituti procuratori Laura D’Amelio e Marco Nassi hanno coordinato le indagini del corpo Forestale dello Stato che sono partite a settembre dell’anno scorso con alcuni controlli che hanno riguardato una ventina di aziende della provincia di Grosseto non troppo distanti dal capoluogo, ma anche in zone come le colline di Manciano o il Monte Amiata. Da quelle venti aziende, affiancati dal personale del nucleo anti frode e dell’Ispettorato per il controllo della qualità negli alimenti, che dipende dal ministero dell’Ambiente, hanno anche utilizzato la collaborazione del nucleo speciale frodi tecnologiche della guardia di finanza di Roma, per l’acquisizione del materiale informatico trovato in alcuni esercizi commerciali.

E dalle prime venti aziende, con il passare dei mesi e con l’acquisizione di ulteriori informazioni, due giorni fa gli uomini della forestale hanno fatto sequestri e perquisizioni in cinquanta imprese, la maggior parte con sede in Maremma. Le altre si trovano nella provincia di Siena, di Firenze, di Foggia e di Arezzo. E gli indagati sono oggi 47, tra commercianti e titolari di frantoi: i reati ipotizzati dalla Procura sono quelli di frode in commercio e contraffazione di olio Igp .

Nel corso delle perquisizioni, oltre ai 300 quintali di olio, è stata sequestrata anche una consistente quantità di materiale informatico, oltre a una considerevole massa di documentazione cartacea, contabile ed extracontabile (documenti di trasporto, scontrini, ricevute di cassa), relativa alla tracciabilità dell’olio.

Perché è tutto intorno al percorso fatto dall’olio o in alcuni casi dalle olive che poi venivano frante in Toscana che ruota l’inchiesta della Procura.

Tutto l’olio che viene prodotto infatti, deve essere registrato al Sian, il Sistema informativo agricolo nazionale, che è stato spulciato dagli uomini della forestale a caccia di analogie e incongruenze con la documentazione che era stata trovata nelle aziende. Poi, per molti campioni si è proceduto con le analisi del Dna, utilizzata in sede di indagini agroalimentari solo di recente, ma che è l’unica in grado di caratterizzare in maniera inequivocabile specie e varietà diverse di olive dalle quali sia stato prodotto olio extravergine.

Quello che sarebbe emerso fino a oggi è un’attività di commercializzazione, come olio extravergine di oliva Igp Toscano, di olio in realtà proveniente dalla Puglia e dalla Grecia. In questo modo, gli indagati sono riusciti a lucrare sul maggior prezzo che l’olio toscano di pregio ha rispetto all’olio italiano e comunitario, sia sul mercato nazionale che sui mercati esteri. Dalla Grecia alla Puglia quindi, l’olio sarebbe arrivato in Toscana dove, con la connivenza di titolari di frantoi che hanno simulato false moliture e accettato pari quantitativi di olio in nero proveniente soprattutto dalla Puglia, inquinavano con queste false partite il prodotto di pregio dell’olio della Toscana.

Le indagini della procura non si sono ancora concluse. Servirà l’analisi di tutta al documentazione sequestrata oltre a nuovi esami sulle partite di olio.

Le bottiglie che sono già state commercializzate non sono state messe sotto sequestro: quell’olio, seppur contraffatto, potrebbe essere già finito sugli scaffali di negozi americani o giapponesi. Non è dannoso per la salute, ha rassicurato anche il procuratore capo Raffaella Capasso, che proprio il 25 marzo firmerà con la procura di Siena un protocollo regionale per la repressione delle frodi e contraffazioni alimentari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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