Il dolore
Droga tra gli studenti: "Mi faccio, ma non so di che"
È la risposta scioccante che hanno raccolto i ricercatori del Cnr di Pisa. A Firenze un progetto di supporto psicologico
FIRENZE. «Mi faccio ma non so di che». E' la risposta scioccante che hanno raccolto i ricercatori del Cnr di Pisa. Inconsapevoli? Di sicuro è quello che hanno detto molti dei 54mila studenti delle scuole superiori italiane - il 2,3% dei 15-19enni - quando è stato chiesto loro se facevano uso di droghe. Con un’alta percentuale di ragazzi che non si accontenta del primo sballo e ci ricasca almeno 5 o 6 volte. Dove? Davanti alla scuola, negli autobus verso casa, nei locali. Studenti che assumono droga e la spacciano allo stesso tempo. Dall’erba alla cocaina, passando per eroina, allucinogeni e stimolanti. E la Toscana registra un indice di incidenza superiore alla media nazionale per tutte le sostanze stupefacenti. I dati 2015 sono dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr). Detto in altre parole. In Toscana la droga tra gli studenti scorre a fiumi. Sarebbe meglio dire tramite un fiume, l’Arno, che nel 2014 fece da cartina al tornasole ad una ricerca nazionale che scoprì altissime concentrazioni di residui di cannabis, eroina e cocaina nell’acqua. «E circolano sempre più psicofarmaci tra gli studenti. È diventato frequente vedere la confezione di Lexotan appoggiata sul banco», dice Ludovico Arte, il preside dell’Itt Marco Polo di Firenze che si è rifiutato di fare entrare i cani anti-droga a scuola.
IL PROGETTO DELLA CGIL “RACCONTIAMOLO FUORI”. Alla Cgil ne sono convinti. Ne è convinto anche l’ex-procuratore della Corte d'Appello di Firenze Beniamino Deidda. I cani anti-droga fanno da deterrente, ma non risolvono i problemi di disagio. Nasce da qui il progetto “Raccontiamolo fuori”, finanziato con 10mila euro dalla Cgil in due scuole di Firenze: dallo scorso dicembre fino a fine anno scolastico all’Itt “Marco Polo” e alla scuola secondaria di primo grado “Verdi”. In cosa consiste? Uno sportello psicologico aperto una volta a settimana dentro le due scuole. 36 studenti delle classi quarte della Marco Polo formati con l’obiettivo di scoprire i disagi dei loro coetanei. Un gruppo di giovani educatori ascolta le confidenze dei ragazzi quando sono in giardino o nei corridoi durante la ricreazione. E poi ci sono gli incontri due volte al mese con i genitori. E il progetto sta funzionando. Racconta il preside della Marco Polo: «Il clima è migliorato. E' calato il bullismo. Sono stati attivati dei percorsi con il Sert. Ci sono meno offese su Whatsapp. I ragazzi partecipano alle assemblee d’istituto». Segnali positivi che la Cgil vorrebbe allargare a tutta la Toscana. Il budget? 150mila euro. «Magari si potrebbe fare a meno di qualche consulenza in Regione - dice il responsabile della Flc Cgil Alessandro Rapezzi - e i soldi per la formazione professionale su Pisa e Livorno potrebbe essere utilizzati anche per combattere il disagio nelle scuole».
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.13058579:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2016/03/03/news/nel-villaggio-scolastico-entrano-gli-spacciatori-1.13058579]]
COSA FA LA REGIONE. La Regione ha attivato da quattro anni un piano europeo di prevenzione contro tabacco, droga e alcol nelle scuole medie inferiori. Il progetto ha coinvolto finora 35 istituti e ha permesso di formare 500 insegnanti che si sono rivolti a studenti di età compresa tra i 12 e i 14 anni. Sono 20 ore di formazione svolta dalle Asl coordinate dall’Osservatorio epidemiologico delle dipendenze della Regione Piemonte. Partecipano al programma 7 paesi europei: Italia, Spagna, Grecia, Austria, Belgio, Germania e Svezia. Un contrasto al fenomeno della droga tra i giovani che però ha tutta l'aria di essere insufficiente.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
