Sono passati 18 anni, ma siamo ancora in mezzo a quella tempesta. Sì, la querelle intorno al contatto più discusso nella storia del calcio italiano, quello tra Ronaldo e Iuliano del ’98, continua. E forse non finirà mai. Rancori, attacchi, risposte, frecciatine. Gigi Simoni, all’epoca sulla panchina dell’Inter, ha accusato spesso Piero Ceccarini, che quel giorno lasciò correre senza fischiare il penalty. E che ieri, proprio sulle nostre pagine, ha risposto all’ex tecnico per la prima volta: «Non era rigore, lui è patetico quando dice che gli ho rovinato la carriera. E tornassi indietro non darei quel rigore neanche sotto tortura». Boom. E così è arrivata la replica di Simoni, ora presidente della Cremonese (Lega Pro): «Io patetico? Ma stiamo scherzando? Patetico è lui, che continua a non ammettere di aver sbagliato. Quel rigore era netto, lo dicono tutti, anche tanti juventini. Ma lui no, è incredibile. Io commetto dieci errori al giorno, ma mi assumo le responsabilità. Ceccarini continua invece ad andare avanti per la sua strada, a non chiedere scusa».
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Simoni, quanta rabbia c'è ancora per quell’episodio?
«È passato tanto tempo, tornare su questo argomento non mi piace. Non ho mai pianto dietro a certe cose, la mia carriera è stata lunga e piena di soddisfazioni. Ancora oggi vengo premiato in giro per l’Italia per quello che ho fatto».
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Però tutti le parlano di quel campionato…
«È vero. Ogni giorno incontro persone che tornano su quella partita, ma ovviamente mi danno ragione. Ceccarini ha tirato fuori che Collovati disse che non era rigore, ma è un caso isolato. Se facessimo un referendum in tutta Italia, l’esito sarebbe scontato».
Ceccarini ha dichiarato anche che le ha chiesto un incontro circa un anno fa per chiarire, ma lei ha rifiutato.
«Non me lo ricordo, ma può darsi. D’altronde non voglio avere a che fare con un personaggio del genere. Non capisco perché dovrei vederlo, tutto questo è ridicolo. E poi tra di noi c’è una bella differenza…».
Cioè?
«Beh, basterebbe vedere quello che ho fatto io nel calcio e quello che ha fatto lui. Gli scriverò una lettera elencando tutto ciò che ho vinto… Non sono mai stato fermo un anno, mai. E sto ancora lavorando in questo mondo, mentre lui no (in realtà Ceccarini, la scorsa stagione, era team manager del Livorno in Serie B, mentre adesso è nella Pro Livorno Sorgenti, società di Promozione, ndc). Comunque io credo che se avesse detto subito di aver sbagliato, non sarebbe scoppiato un caos lungo tutto questo tempo».
Ma lei recentemente ha parlato di malafede, non di errore. E per Ceccarini queste sono «frasi da querela».
«Allora mi quereli, perché non lo fa? Ma adesso sto pensando anch’io a una denuncia, visto che mi ha dato del patetico».
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Proviamo a immaginare un altro copione: rigore, gol e 1-1 in quello scontro diretto.
«Con il pareggio saremmo rimasti a -1 dalla Juventus a 3 giornate dalla fine, invece crollammo a -4. Non ho mai detto che avremmo vinto lo scudetto, ma sicuramente potevamo giocarcelo con maggiori possibilità».
La realtà ci riporta al presente, a tutta un’altra storia fra Juventus e Inter.
«La Juve è una squadra costruita qualche anno fa, che ha dato continuità a un progetto: se parte un campione, ne arriva un altro dello stesso livello. E le cose restano stabili. In campionato è favorita, come ha sottolineato anche Sarri, e può vincere un altro scudetto. E ha speranze anche in Europa con il Bayern, anche se sarà durissima».
E l’Inter invece?
«È stata rifatta quasi due volte da Mancini, c’è bisogno di un po’ di tempo per far girare le cose».