Il Tirreno

Toscana

Il distretto del marmo al terzo posto in Italia

di Rino Bucci
Il distretto del marmo al terzo posto in Italia

Secondo il report di Intesa Sanpaolo sulle migliori performance di crescita Carrara è subito dietro le occhialerie di Belluno e il prosecco di Valdobbiadene

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Subito dopo le diottrie corrette con le occhialerie di Belluno e le bollicine dei prosecchi prodotti tra Conegliano e la Valdobbiadene, ci sono i marmi estratti e lavorati nel distretto di Carrara. È il rapporto annuale sull’economia e finanza dei distretti industriali curato da Intesa Sanpaolo a certificare il buono stato di salute delle imprese dove lavorano i cavatori ma anche gli addetti alla trasformazione e alla preparazione dei prodotti per l’export. Il distretto del marmo, accerchiato dalle eccellenze venete, si piazza al terzo posto assoluto nella speciale classifica curata a livello nazionale dal centro studi dell’istituto bancario, e che analizza le migliori performance di crescita e redditività. Secondo il dossier, il distretto rappresenta uno di quei punti di forza nel modo di fare industria che, nel biennio 2014-2015, hanno portato ad una crescita media annua dell’1,9 per cento su scala nazionale. «Nei distretti - si legge nel dossier - si assiste all’affermazione di una nuova classe di medie imprese capaci, tra il 2008 e il 2014, di rafforzare la redditività, aumentare il fatturato (+10 per cento) e accrescere il proprio numero di addetti (+5 per cento)». E il trend positivo, nonostante la crisi, sembra destinato a salire anche tra il 2016 e il 2017 e a ritmo sostenuto: si stima il 2,7 per cento ogni anno grazie al sostegno della domanda interna.

Nella classifica dei primi quindici distretti altamente competitivi per redditività e performance di crescita trovano spazio quattro realtà toscane: il marmo di Carrara (+72,6 per cento e terzo posto), la pelletteria e le calzature di Arezzo (+68,6 per cento, settimo posto), i vini del Chianti (+65,8 per cento, nono posto) e pelletteria e calzature di Firenze (+63,5 per cento, undicesimo posto).

In dettaglio, il distretto del marmo ha conosciuto una crescita del fatturato pari all’8,7 per cento nel periodo 2008-2014 e del 2,3 per cento se prendiamo in esame solo il 2014. Ad impressionare, però, sono le percentuali dell’export che sono salite del 28,9 per cento tra il 2008 e il 2014 e del 10,1 per cento tra il gennaio e il settembre dell’anno scorso. E proprio l’export, che si prende circa il 90 per cento della richiesta, è stato il componente fondamentale che ha portato il distretto del marmo di Carrara fino al terzo posto della speciale classifica di Intesa Sanpaolo. «I numeri sono soprattutto garantiti dalla richiesta di marmi lavorati - spiega Erich Lucchetti, presidente dell’Associazione industriali di Massa-Carrara - che hanno prezzi certamente più importanti rispetto ai blocchi grezzi. Le buone performance del settore sono legate alle richieste dall’estero: abbiamo una forte esportazione sui mercati del Nord America, dell’Europa ma anche dei paesi emergenti come l’Arabia Saudita. Mentre i lavorati che restano nella Penisola non superano il 10 per cento del totale». Ma se da una parte i risultati fanno piacere e spronano a seguire una linea intrapresa dall’altra c’è la consapevolezza di muoversi all’interno di uno scenario estremamente volubile. «Il mercato nordamericano sta reggendo bene - spiega Lucchetti - ma il crollo del prezzo del petrolio (elemento individuato anche nel report di Intesa Sanpaolo, ndc) e le guerre in Medio Oriente porteranno ad una probabile contrazione delle richieste». Altro discorso invece riguarda i trend estetici. «Il mercato del marmo è abbastanza simile a quello della moda visto che parliamo di lavorati - conclude Lucchetti - e quindi siamo nelle mani degli architetti che, alla stessa velocità con cui si sono innamorati della pietra, possono ripudiarla. Intanto, ci godiamo il momento incoraggiante».

Infine, ecco il piazzamento di altri distretti toscani: 23° Cartario di Capannori; 27° Concia e calzature di Santa Croce sull'Arno; 31° Tessile e abbigliamento di Prato; 33° Oreficeria di Arezzo.

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