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Stangata Bolkestein: «I bagni sono abusivi»

di Matteo Tuccini
Stangata Bolkestein: «I bagni sono abusivi»

L’avvocato della Corte di giustizia europea boccia la proroga delle concessioni al 2020. Presto la sentenza. Se l’Ue dichiarerà illegittima la decisione dell’Italia sarà il caos

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VIAREGGIO. «Rischiamo di diventare tutti abusivi». Il grande pasticcio delle spiagge era nato come un lontano spiffero nella fredda Bruxelles (si sprecano le battute su dove fossero gli europarlamentari italiani): ora le sue conseguenze rischiano di essere storiche. E poco importa se l’imprenditore viareggino Vincenzo Lardinelli, la cui famiglia gestisce da anni il complesso turistico liberty chiamato Balena sulla Passeggiata, ieri abbia voluto lanciare una provocazione o un vero grido d’allarme. Perché dopo le parole del polacco Maciej Szpunar, avvocato generale della Corte di giustizia europea, tutti i balneari sanno che ormai è questione di tempo: l’Europa si sta preparando a dichiarare illegittima la decisione presa quattro anni fa dall’Italia, quando - con un blitz che mandò su tutte le furie il premier Mario Monti e i suoi ministri - il Parlamento prolungò le concessioni demaniali (spiagge, ma anche laghi) dal 2015 al 2020. Se il pronunciamento della Corte di giustizia dell’Unione arriverà entro la primavera, come previsto, l’estate prossima potremmo ritrovarci con tutti gli stabilimenti balneari che lavorano di fronte al mare senza aver titolo di starci. Abusivi, appunto.

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La causa in corso. L’avvocato Szpunar si è espresso a proposito della battaglia di alcuni imprenditori turistici italiani schierati contro le relative amministrazioni pubbliche in Lombardia e Sardegna. Contenzioso che, su decisione dei Tribunali amministrativi delle rispettive regioni, è finito di fronte alla Corte di giustizia di Lussemburgo. Szpunar ha ritenuto fondati i dubbi espressi dai Tar, secondo i quali prorogare automaticamente la concessione demaniale a favore del privato senza ricorrere a una gara di evidenza pubblica - che premi l’offerta migliore - è una limitazione della concorrenza e del libero mercato. E lo stesso funzionario Ue ha concluso nella sua relazione che la direttiva europea 123 del 2006, meglio conosciuta come Bolkestein, «impedisce alla normativa nazionale di prorogare in modo automatico la data di scadenza delle concessioni per lo sfruttamento economico del demanio pubblico marittimo e lacustre». In una parola, il diritto europeo non è compatibile con la proroga. Ora la palla passa ai giudici della Corte lussemburghese, che però difficilmente si discostano dal parere dell'avvocato generale.

Un pronunciamento atteso. Queste conclusioni non possono essere una sorpresa per chiunque conosca la vicenda Bolkestein, a partire dagli stessi balneari. Ma uno choc sì. Perché un conto sono i dubbi e le voci di corridoio, un altro sentire che siamo alle porte della rivoluzione di un modo di gestire la spiaggia antico (o vecchio, fate voi) di 150 anni. I balneari lo sapevano già dal 2009, tanto che alcuni di loro invitavano a non parlare di Bolkestein. Gli stessi si sono poi lamentati coi vari governi succedutisi nel nostro Paese, spiegando che «i politici non sono mai andati a trattare con l’Europa». Ma avrebbero dovuto farlo quando la Bolkestein ha visto la luce, con Germania (si pensi ai mercatini natalizi sul Reno) e Francia prontissime a salvare da qualsiasi conseguenza negativa le loro attività commerciali. Escludendole dall’ambito di applicazione della direttiva Servizi. L’Italia non l’ha fatto e ora sta per arrivare il conto. Che sarà salato. Se l’Europa boccia la proroga, tutte le concessioni in mano ai balneari non saranno più valide, perché la scadenza tornerà quella originaria. Cioè il 31 dicembre appena trascorso.

Il rischio caos. «Non penseranno mica che a quel punto sbaraccheremo le nostre spiagge?», si chiede il sindaco di Forte dei Marmi Umberto Buratti. Buratti è preoccupato anche perché ai Comuni toccherà gestire la rivoluzione. «Prima però il governo dovrà intervenire con una legge che riorganizzi il Demanio - dice -. Dovrà farlo un minuto dopo il pronunciamento della Corte Ue». Ma i balneari non ci stanno: secondo loro non c’è più tempo. «Bisogna stringere sulla nuova legge, la politica dell'attesa è finita», dichiara Pietro Guardi, giovane presidente dell’associazione balneari e consigliere comunale a Viareggio.

Il ministro a Marina di Carrara. La legge, per la verità, avrebbe dovuto già esserci. Era stata promessa entro febbraio. Così la senatrice Manuela Granaiola, Pd, da anni al lavoro sulla questione Bolkestein. «Sarà necessario un ulteriore e più incisivo impegno del governo italiano a Bruxelles, per far valere le ragioni a sostegno e tutela delle nostre aziende. Il ministro per gli Affari regionali Enrico Costa, che sarà martedì prossimo alla fiera di settore Balnearia a Marina di Carrara, si è impegnato a convocare entro dieci giorni una riunione per valutare le azioni da intraprendere al più presto. Non per minimizzare, ma per cercare di tranquillizzare un minimo gli operatori del settore, qualsiasi sarà la sentenza occorreranno tempi lunghissimi per la sua attuazione. E spero proprio che il governo saprà fare la sua parte». Per gestire questa situazione, Roma potrebbe decidere di dare due anni di tempo ai balneari, e nel frattempo riscrivere le regole del settore. Vincenzo Lardinelli, che è presidente nazionale del sindacato Fiba Confesercenti, ribadisce che «servono trent’anni per sistemare la situazione». Una cosa è sicura: alla fine di questo periodo di transizione la gestione delle spiagge sarà affidata solo con gara pubblica. Indietro, lo dicono tutti, non si torna più.

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