Il dolore
Liste d’attesa, la “ricetta” delle Asl
Teresa De Lauretis: «I medici di famiglia dovrebbero fissare gli appuntamenti»
FIRENZE. Liste di attesa lunghissime. Pronti soccorso degli ospedali ingolfati dalle richieste dei cittadini per i picchi dell'influenza d’inverno e per le fratture o le sbronze d’estate. E poi c’è la tanto declamata integrazione tra ospedale e territorio con sempre meno risorse a disposizione e i piccoli ospedali (come quello dell’isola d'Elba) rischiano di svuotarsi dei servizi al cittadino perché derubricati a presidio di prossimità. Ma l’urgenza numero uno sono le liste di attesa. «Io una soluzione alle liste di attesa non l’ho trovata - dice la direttrice generale della maxi Asl Toscana Costa Maria Teresa De Lauretis a margine di un confronto con la commissione regionale- e sono molto preoccupata per i tanti casi nella diagnostica». E la lingua va a battere dove il dente duole con «le lunghe liste di attesa nella risonanza magnetica, ecodopler, ecografia all’addome, mammografia. Eppure abbiamo approvato il codice di priorità, il medico di famiglia lo scrive direttamente sulla ricetta, ma il Cup non risponde forse perché le ricette non sono scritte in maniera corretta», azzarda De Lauretis. Supposizioni, segnali di sofferenza in un cantiere - quello della sanità - che è ancora tutto da costruire dopo che la riforma Rossi-Saccardi. Ma per sveltire le prenotazioni De Lauretis lancia una proposta: «Io vorrei abolire i Cup. Potrebbero essere i gruppi di medici di medicina generale che lavorano nelle Case della salute a fissare direttamente gli appuntamenti delle visite specialistiche». Così il medico di medicina generale non vestirebbe solo il classico camice bianco del medico di famiglia, ma metterebbe pure la cravatta del case-manager, il medico che si fa carico del percorso individuale di cura della persona malata, divenendo responsabile. Intanto prendono sempre più piede nei territori i cosiddetti “letti di cura”, ossia strutture intermedie di accoglienza temporanea dei malati meno gravi ricavate dal cambio destinazione di vecchi ospedali e vecchi distretti sanitari.
È la mega Asl Toscana Centro a fare da testa di ponte. «All'ospedale devono finire solo i casi gravi - dice il direttore generale Paolo Morello -, parlo di infarti, traumatologia a rischio vita, patologie complesse. Mentre i letti di cura fanno la diagnostica, i ricoveri brevi e servono da momento di passaggio da o verso l'ospedale”. (s.b.)
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