Attenzione
Effetto Bolkestein, angoscia tra gli imprenditori
L'incertezza su cosa accadrà rende difficile valutare se sia il caso di investire ancora sugli stabilimenti
LIVORNO. «Prima di aprire lo stabilimento balneare ero insegnante di educazione fisica. Poi, nel 2004, ho acceso un mutuo di 25 anni. Il mio lavoro mi piace moltissimo, credo tanto nel turismo, ma ora sono molto preoccupato. Se avessi saputo della direttiva Bolkestein sarei rimasto in palestra e non avrei intrapreso questa strada. Almeno oggi dormirei tranquillo». Fabrizio Lotti, balneare e presidente regionale di Fiba Confesercenti, come i suoi colleghi ha paura di perdere la concessione demaniale. Un timore che non investe soltanto gli imprenditori versiliesi, ma tutti i toscani (insieme a quelli del resto del paese).
È l’ultimo parere dell’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, Maciej Szpunar, ad agitare chi lavora sui litorali. Conclusioni che - sebbene non vincolanti - potrebbero spianare o abbreviare la strada che porta alle aste demaniali. Fabrizio è solo uno dei tanti a rischiare di perdere la spiaggia da sotto i piedi. «La preoccupazione è massima - sostiene Lotti - anche perché il governo dal 1942 non ha mai legiferato sul riordino del Demanio. Occorre una legge quadro che lo riformi e credo che serva un congruo periodo di prova, ad esempio di 30 anni, per consentire l’ammortamento degli investimenti. È vero che abbiamo costruito su un’area di proprietà dello Stato - conclude il titolare dei Bagni Perelli di Piombino - ma lo abbiamo fatto a nostre spese». Anche a Marina di Massa la categoria è in allarme.
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«A differenza di quanto accade in Italia - sostiene Michela Bella, titolare del Bagno Maddalena e socia del Consorzio Riviera toscana - all’estero sono state concesse proroghe lunghe. Se veramente partiranno più di 30mila aste e ognuno di noi farà ricorso, scoppierà il caos. La direttiva Bolkestein ha già frenato gli investimenti, dato che non ha senso costruire nuove cabine se poi si rischia di perdere la concessione. Se dovessero arrivare gli imprenditori stranieri, inoltre - continua Belli - i giovani del posto, stagionali sulle nostre spiagge, rischierebbero di finire disoccupati». Preoccupato anche Enrico Fontani, rappresentante del Sindacato italiano balneari (Confcommercio) per la provincia di Pisa. «Sono consapevole che il parere dell’avvocatura non potesse essere diverso - afferma - ma i nostri colleghi, arrivando di fatto ad appellarsi all’Europa, hanno arrecato un danno enorme alla categoria. Ora non resta che attendere».
«Alcune mie strutture si trovano su proprietà privata, quindi è vero che rischio meno di altri - aggiunge Alfonso Batignani, proprietario dell’omonimo stabilimento balneare di Cavoli, all’Elba - ma sono ugualmente angosciato». Ansia anche fra i balneari maremmani. «C’è un grande senso di instabilità - spiega Luca Pantani, titolare del Bagno Miramare di Marina di Grosseto - e le nostre famiglie, che vivono di questo lavoro, si sentono deboli. È una cosa più grande di noi e non ne capiamo le motivazioni. L’anno scorso, per esempio - continua Pantani - ho dovuto rifare il tetto della struttura. Nel 2016 avrei in programma altri lavori, ma se rischio di perdere la concessione da un momento all’altro faccio il minimo indispensabile». In ogni caso la prossima stagione non è a rischio. A rassicurare i clienti è Pietro Guardi, presidente dell’Associazione balneari Viareggio. «Comunque vadano le cose - afferma - quest’estate saremo al nostro posto».
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