Toscana
Anche la scappatoia per aggirare l’Ue ora appare in bilico
Effetto Bolkestein, sette bagni avevano prolungato la gestione aggirando i vincoli. Ma i nuovi sviluppi potrebbero tagliare fuori gli enti locali
VIAREGGIO. Che cosa succederà ai balneari che hanno chiesto il rinnovo per 20 anni della concessione dietro garanzia di investimenti? È questa la domanda che si fanno sia gli imprenditori che hanno fatto la richiesta, sia quelli che hanno già ottenuto risposta positiva dal Demanio. E che ora temono di veder finire tutto ancora una volta in discussione, se l’Unione Europea stangherà l’Italia ancora una volta (ci sono già state procedure d’infrazione nei confronti del nostro Paese per mancata applicazione della direttiva Bolkestein).
La possibilità di mantenere la gestione della spiaggia rispetto alla scadenza che vale per tutti - che è il 2020 - esiste da tempo. Sei anni fa una circolare del ministero dei Trasporti, la 6105, chiarì che il concessionario poteva chiedere il prolungamento della concessione in caso di investimenti di un certo tipo. Ma solo negli ultimi mesi questa chance è divenuta di dominio pubblico, con decine di balneari che hanno deciso di avviare l’iter. Sette di loro, come scritto dal Tirreno, hanno già ottenuto risposta positiva. Nel frattempo la Regione ha avallato a sua volta questa possibilità, considerandola un giusto antidoto al pericolo Bolkestein.
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Anche su questa procedura, però, si è creata della confusione. Come se quella già esistente non bastasse. Ci sono Comuni - sono gli uffici demanio locali che fanno da tramite per le pratiche - che hanno interpretato questa scappatoia come una specie di proroga ulteriore della vecchia concessione. Aggirando, di conseguenza, anche il meccanismo delle aste, o gare a evidenze pubbliche che dir si voglia. È questa, ad esempio, l’interpretazione seguita in Versilia dai Comuni di Pietrasanta e Camaiore. Ed è l’interpretazione più rischiosa. Perché di fatto replica il meccanismo del rinnovo automatico che l’Europa è pronta a cassare.
«Se abbiamo paura? Certo - afferma Luca Petrucci, presidente dei balneari di Lido di Camaiore - ma ci fidiamo dei consigli di tecnici e legali che ci hanno seguito. A Lido siamo stati in sessanta a chiedere il rinnovo della concessione. E l’abbiamo fatto entro il termine del 31 dicembre 2015, che ci era stato indicato come paletto essenziale per poter essere al riparo da eventuali decisioni negative dell’Ue».
Discorso diverso per i Comuni che hanno applicato una procedura di selezione. Affidando, di fatto, una nuova concessione al privato. «Noi a Forte dei Marmi abbiamo fatto così - spiega il sindaco Umberto Buratti - e riteniamo di essere nel giusto. Ma sulle procedure intraprese dagli altri Comuni non fatemi dire nulla». Buratti, che fa parte della commissione dell'Anci che lavora sulle questioni del Demanio - inoltre sa bene come si gestisce un bagno, considerato che la sua famiglia manda avanti l’Impero a Forte - spiega che «il governo potrebbe comunque salvare tutti coloro che hanno già ottenuto il cosiddetto “atto formale”, cioè il rinnovo della concessione, comportandosi come fece l’esecutivo nel lontano 1978 con la legge sull’equo canone. A quel tempo, oltre alla legge che valeva per tutti, si decise di valutare anche caso per caso. Disciplinando in maniera diversa i contratti stipulati prima o dopo quella data». Al di là dei tecnicismi, c’è un aspetto che non va dimenticato: penalizzare chi ha messo sul piatto dei soldi sarebbe davvero paradossale. Anche se in questa vicenda i paradossi sono all’ordine del giorno. (m.t.)
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