Il Tirreno

Toscana

Dopo sedici anni il Re Leone di nuovo nudo: «Ma non per pubblicità»

di Stefano Fiori
La foto postata pochi giorni fa da Mario Cipollini sul suo profilo Fb
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La foto postata pochi giorni fa da Mario Cipollini sul suo profilo Fb

Mario Cipollini e la foto provocatoria: no, il casco non c’entra...
Si è ritirato otto anni fa ma... «Vorrei correre i mondiali»

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Mario Cipollini fa sempre notizia. La sua foto in costume adamitico su di una bicicletta, postata da lui stesso su Facebook, come abbiamo già raccontato nella nostra edizione di ieri ha bissato l'altra - ormai celeberrima - scattata nel 2000 (per pubblicizzare delle scarpe) e che fece scalpore in un ambiente morigerato e almeno all’apparenza quasi monacale come quello del ciclismo.

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Unica differenza rispetto alla prima foto: il casco indossato da SuperMario. E allora via alle illazioni nell’ambiente non solo ciclistico, con tanti maligni a cercare di indovinare l'eventuale compenso percepito per quella che a prima vista potrebbe sembrare anche una trovata pubblicitaria (con un po’ di polemica per le critiche rivolte da alcuni sui social per i suoi allenamenti senza casco...). Cipollini, da noi intercettato in zona Dolomiti, si è prestato volentieri a commentare la foto “incriminata”, ricostruendone la... genesi: «Voglio precisare di non avere percepito nemmeno un euro per la foto. Ero appena rincasato da un’uscita in bicicletta e solitamente quando rientro faccio un po’ di rulli. Ho avuto come un’ispirazione, ho indossato il casco e mi sono fatto un selfie con il telefonino, così, per divertimento. Tuttavia il mio non voleva essere un invito rivolto ai ciclisti affinché si indossi il casco, è stata soltanto una situazione casuale, anche se ritengo che oggi tutti - me compreso - debbano circolare in bici con questo accessorio essenziale...». Che però Cipollini non portava volentieri... «La mia generazione aveva come status symbol il professionista senza casco, con i capelli al vento. Il fatto di non indossare il casco, obbligatorio nelle categorie minori, era proprio l'elemento che contraddistingueva il professionista dal dilettante. Ma erano altri tempi...».

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Nelle sue uscite in bici SuperMario ha un preciso punto di riferimento tra i ciclisti professionisti di oggi: Francesco Chicchi. «Sì, lui è di Camaiore, io di Lucca e ci divide soltanto la Val Freddana. Siamo anche fratelli di Zolder, poiché in quella località belga siamo diventati entrambi campioni del mondo (nel 2002, Chicchi fra gli Under 23, ndc) ed io ho seguito Francesco da vicino in molti momenti dalla sua carriera: ha grosse qualità che però non è riuscito a sfruttare appieno. Spesso ci divertiamo a disputare delle volate, poiché l'istinto agonistico mi è rimasto dentro e riesco tuttora a battermi con lui alla pari». Ma le considerazioni sugli attuali velocisti italiani non sono altrettanto lusinghiere: «I nostri sprinter sono lontani anni luce dai vari Kittel, Cavendish, Greipel o Kristoff. Viviani ogni tanto riesce a piazzare una zampata vincente, ma ciò accade quando i big sbagliano...». Di conseguenza è inevitabile la disamina di Cipollini sul momento del ciclismo italiano: «Ci manca una supersquadra, di livello nazionale e con grandi sponsor. L'Inghilterra ha la Sky, l'Australia l'Orica, il Kazakistan l'Astana. Noi quasi niente e ormai non ci resta che sperare nell'arrivo del marchio Segafredo. Aru e Nibali potrebbero essere i capipopolo in grado di rivitalizzare tutto il movimento ciclistico italiano».

Intanto si riparla di biciclette motorizzate, come aveva fatto SuperMario al Giro riguardo a Contador. «Il problema - risponde Cipollini - esiste da almeno una quindicina d'anni e secondo me con la squalifica della giovane ciclocrossista belga l'Uci ha voluto lanciare un preciso segnale ai furbetti dei livelli più alti: il gioco è finito ed esistono i mezzi per scoprire i bari». A 49 anni suonati Cipollini si è realizzato come imprenditore di successo che vende le proprie bici in tutto il mondo, ma assecondando il suo carattere guascone lancia una sfida - scherzosa ma non troppo - in chiave iridata. «Mi piacerebbe enormemente correre il mondiale in Qatar, magari nella nazionale di quel Paese, su di un percorso piatto come un biliardo e che fortunatamente è stato corretto poiché c'erano troppe curve e cambi di velocità. Ma è un sogno...». SuperMario dedica un pensiero a Rebellin, a 45 anni ancora in sella. «Davide va rispettato e se è ancora in gruppo dimostra di amare parecchio il ciclismo. Io avrei potuto continuare ma la mia squadra storica, con Scirea, Lombardi & C., si era disgregata e non sentivo più le sensazioni giuste così dissi basta, otto anni fa». I suoi tanti tifosi potranno però rivederlo presto in Toscana: «Sarò alle Strade Bianche di Siena il 5 marzo, una gara stupenda che avrei voluto correre anch’io pur senza ambire a vincerla, quindi probabilmente al GP di Larciano e infine al via delle tappe toscane della Tirreno-Adriatico».

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