La manifestazione
La protesta contro il prete “a luci rosse”
I fedeli davanti al Duomo di Massa con striscioni per chiedere verità sui soldi delle donazioni spesi per viaggi ed escort
MASSA. Sbagliare è umano, perseverare è diabolico, ma coprire le malefatte di un prete è imperdonabile: per questo numerosi fedeli si sono riuniti ieri mattina davanti al Duomo di Massa, con lunghe candele spente, passi del vangelo e striscioni, chiedendo al vescovo della Diocesi di scomunicare don Euro (uno pseudonimo in attesa dei riscontri delle inchieste), sacerdote in numerose parrocchie della provincia di Massa Carrara, colpito da uno scandalo mediatico senza precedenti. Don Euro, infatti, è accusato da un giovane escort napoletano di aver condotto per anni una vita tutt’altro che clericale e dai suoi ex parrocchiani di utilizzare i soldi delle offerte per soddisfare vizi e capricci, senza alcun ritegno.
Per la prima volta, da circa un anno, i fedeli di Montignoso, Fossola, Giuncano e Caniparola, sono usciti allo scoperto e si sono riuniti sul sagrato del Duomo di Massa ad aspettare il vescovo Giovanni Santucci, per raccontargli le loro storie. Storie di gente che si è sentita presa in giro dalla chiesa, moralmente ed economicamente truffata, derisa, privata a volte della dignità personale, altre volte di soldi o della capacità di avere fede e di credere negli abiti talari. Don Luca (o don Euro), prima parroco a Fossone, nel comune di Carrara, poi a Montignoso, poi a Giuncano e a Caniparola nell’alta Lunigiana, pare non si facesse scrupoli: chiedeva soldi ogni giorno in nome della chiesa, per pagare bollette, per aiutare gli ammalati, per comprare medicine, ma anche per celebrare messe, funerali, per benedire le case, per confessare. Tutto, era diventato a pagamento, tanto che a Fossone (2000-2005), lo timbrarono con il sopranome appunto don Euro.
Ad ascoltare le testimonianze di tanti fedeli arrabbiati, ieri mattina c’era don Luca Franceschini, delegato per gli affari generali della Diocesi, inviato dal vescovo Santucci, ufficialmente fuori sede. I fedeli gli si sono fatti intorno ed hanno iniziato a raccontare: «Mi chiese 350 euro per aiutare una donna malata di tumore ricoverata in Francia- dice un'anziana-; li pretendeva subito e in contanti. Io e mio marito, due pensionati al minimo, ci guardammo negli occhi mortificati, perché non avevamo quella somma a disposizione in casa e don Luca se ne andò seccato; il giorno dopo, gli portai in parrocchia 50 euro, lui neanche ringraziò e di quella malata non sapemmo mai nulla»; «Dall’altare- racconta un’altra donna- le sue prediche finivano tutte chiedendoci soldi, perché noi, diceva, eravamo famiglie fortunate e perché così voleva il Signore. Ci chiedeva di lasciare offerte prima di uscire dalla chiesa e di portare anche cibo in parrocchia per alcune famiglie bisognose; noi facevamo grandi scorte, poi scoprimmo che portava tutto a casa sua»; «Diceva che la chiesa sarebbe restata al buio se qualcuno non avesse pagato le bollette; andava soprattutto da anziani e malati che si frugavano in tasca e gli davano sempre tutto quello che avevano»; «Veniva a benedire le case soltanto dietro pagamento; non accettava più solo un’offerta, era come una tassa.
E lo stesso accadeva per i funerali, le messe in ricordo dei cari, battesimi e matrimoni»; «Ci parlava anche di missioni all’estero, che dovevano essere sovvenzionate dalla parrocchia; vendeva ai malati l’acqua santa di Lourdes, ma scoprimmo che a Lourdes non c’era mai stato»; «Ordinava ai chierichetti di andare in giro per il paese a convincere le persone a comprare una messa di ricordo di un defunto, perché così voleva il Papa, diceva». E ancora: «Ci disse che avrebbe aperto una porta santa qui a Giuncano, per il Giubileo della misericordia e che avremmo dovuto contribuire molto a questa grossa occasione per la parrocchia».
A Caniparola, secondo i fedeli, don Euro avrebbe eliminato la corale storica che da 30 anni si esibiva ogni domenica in chiesa, quando si scoprì che a bilancio, ogni mese venivano iscritti 3mila euro di compenso per i coristi.
Secondo i parrocchiani i libri contabili della parrocchia di Caniparola, sparirono presto. Ma c’è ancora di più, e forse è la parte più terribile di questa storia: alcune testimonianze raccontate dai fedeli fanno rabbrividire: «Ci chiedeva soldi anche per confessarci- raccontano- e, soprattutto agli anziani, chiedeva indulgenze, come nel Medioevo»; «A mia nonna, un’anziana che a stento si reggeva in piedi e che dovevamo accompagnare noi fino al confessionale, disse che aveva commesso un peccato così grande che solo un’offerta generosa alla chiesa l’avrebbe potuta salvare»; «Mi vergogno quasi a raccontare che a Fossone, ad un certo punto, si sparse la voce che don Luca rivelava i peccati alla gente del paese, ai mariti, alle mogli, ai figli di chi gli aveva aperto il cuore nel segreto del confessionale; eravamo spaventati».
Poi, le comunità rette da don Luca-don Euro, scoprirono, grazie a due video della popolare trasmissione televisiva Le Iene, che tutti quei soldi che don Euro spillava ai parrocchiani, il sacerdote li spendeva in giro per il mondo, comprando regali di lusso, alloggiando in hotel a 5 stelle, frequentando escort, fingendosi un magistrato facoltoso, sventolando carte di credito gold, mangiando solo in ristoranti stellati e, infine, anche consumando droga.
Ora è nascosto chissà dove, in un rifugio della Chiesa, ma presto dovrà rispondere delle tante accuse che gli sono piovute addosso.
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