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Toscana

I dentisti: "Le società considerano la medicina un'attività commerciale"

Luca Barzagli, presidente toscano dell'Associazione dentisti italiani
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Luca Barzagli, presidente toscano dell'Associazione dentisti italiani

Parla Luca Barzagli, presidente toscano dell'Associazione dentisti italiani: "I pazienti non hanno garanzie di una prestazione di eccellenza"

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«Si tratta di società che investono nell’attività odontoiatrica esattamente come farebbero per qualsiasi altra tipologia commerciale, ma quando si parla di medicina le cose secondo noi sono sempre molto diverse. Voglio dire che non c’è alcuna sicurezza di avere prestazioni di eccellenza e questo non è certamente un aspetto che va a favore dei pazienti».

È molto netto il giudizio di Luca Barzagli, presidente regionale dell’Andi, l’associazione dei dentisti italiani che in Toscana organizza almeno 2.500 dei 4mila odontoiatri iscritti all’albo: un giudizio che riepiloga nel dettaglio quanto già espresso nella battaglia delle inserzioni sui giornali dopo le previste modifiche, in senso restrittivo rispetto alla regolamentazione attuale, al decreto sulla concorrenza nei confronti delle società odontoiatriche che stanno nascendo un po’ in tutta Italia.

La vostra è una battaglia iniziata in punta di piedi, appunto con l’emendamento in Senato, poi la polemica si è alzata ed è stata tirata in ballo la professionalità. Cosa sta accadendo?
«Il punto è proprio questo. Ma prima di tutto vorrei fare una distinzione importante, separando il caso della spagnola Vitaldent che ha abbandonato i pazienti dopo la prima visita, le radiografie e il pagamento del piano di trattamento. Su questo ci sono delle indagini in corso e non mi pronuncio. Quindi, niente a che vedere con le cliniche odontoiatriche che stanno aprendo dappertutto: i nostro dubbi nascono invece dal fatto che si tratta di società di capitale che prestano fondi per un guadagno che oscilla tra il 5 e il 7 per cento. In particolare, come dicevo prima, mettono sullo stesso piano l’attività medica con quella di tipo commerciale e francamente non possiamo che avere molti dubbi».

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Veniamo all’emendamento che caldeggiate e che ha provocato l’ira delle cliniche odontoiatriche.
«Noi non abbiamo chiesto altro che, come già accade per i notai e gli avvocati, nelle società che aprono queste strutture siano presenti anche odontoiatri veri e propri, una soluzione che offre di conseguenza anche garanzie agli utenti».

I responsabili delle società del settore dicono però che il vostro vero scopo è limitare la loro attività.
«Io rispondo dicendo semplicemente che noi possiamo vantare un rapporto diretto tra il medico dentista e il paziente. Purtroppo, ci hanno accusato di molte cose, a cominciare dal fatto che siamo evasori fiscali, accusa che ovviamente respingiamo. Che dire allora del loro turn-over che raggiunge livelli da far paura? O del fatto che assumono praticamente dei ragazzini così li pagano meno: ci sono strutture dove lo stipendio è legato al momento dell’ottenimento della laurea, una cifra se è meno di cinque anni, un’altra più alta quando si superano».

Con questo tipo di politiche riescono quindi a praticare prezzi più bassi dei vostri?
«Anche su questo devo dire la mia e cioè che siamo davanti ad un grosso equivoco. Se uno va spesso dal dentista, se fa la pulizia, se cura i denti come dovrebbe spende poco e non deve ricorrere ad interventi molto più costosi. Ma il nostro stesso lavoro, paragonandolo alle cliniche odontoiatriche, non è poi così costoso come si dice, anche se stiamo parlando di una professione che comunque ha un prezzo sia come lavoro, sia come materiali».

Torniamo al decreto sulla concorrenza: da dove siamo partiti e dove si vuole arrivare?
«Tutto è iniziato con il decreto Bersani sulle liberalizzazioni risalente ormai a diversi anni fa che di fatto ha legato le mani a noi liberi professionisti. Dopo tutto questo tempo, nelle scorse settimane un gruppo di senatori appartenenti a cinque diversi gruppi politici, ha accolto l’appello dell’Andi presentando una serie di emendamenti al decreto sulla concorrenza in discussione appunto al Senato che, se approvati, vanno nella direzione della tutela della salute e dei diritti dei pazienti. Concludendo, vista la polemica che ne è seguita, posso dire solo una cosa: per adesso abbiamo vinto una battaglia, ma non ancora la guerra». (s.b.)

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