La manifestazione
Don Raffaello: mi scuso io
Ieri mattina all'ingresso del Duomo di Carrara i fedeli hanno trovato questa “lettera alla Comunità”, firmata dal parroco don Raffaello Piagentini (nella foto) in merito al caso di don “Euro”....
Ieri mattina all'ingresso del Duomo di Carrara i fedeli hanno trovato questa “lettera alla Comunità”, firmata dal parroco don Raffaello Piagentini (nella foto) in merito al caso di don “Euro”.
Sgomento. È il sentimento che ho raccolto in tanti fratelli e sorelle della nostra parrocchia. Unito a un’esigenza di chiarezza su una vicenda triste e torbida riguardante un confratello, di cui stampa e tv hanno parlato ampiamente. Mentre rispetto, senza obbligo di condividerlo, il prudente riserbo dell’Autorità competente, sento di far mia la scelta del profeta: «Per -amore di Sion non tacerò». Anche qui siamo in una situazione di comunità sconcertate e deluse, che soffrono il silenzio di chi ha il dovere sì della carità, ma anche della verità; e che hanno il diritto di sapere, in nome di una comunione che non va solo detta ma vissuta. Se è vero, e per ora non ci sono smentite, quello che è stato scritto e trasmesso circa i comportamenti gravi di un presbitero della nostra Diocesi, il dolore è grande. Un cristiano, un prete soprattutto, chiamato a seguire Gesù, umile e povero, che accumula ricchezze in modo discutibile sperperandole sfrontatamente in cene sontuose e in alberghi di lusso, è gravemente colpevole di chiudere gli occhi alla mano tesa dei poveri, “carne di Cristo”. A questo fratello che non solo ha sbagliato ma ha scandalizzato, consiglio in questo Anno santo e in nome della correzione evangelica, di cambiare rotta, e scegliere una vita riservata di preghiera e penitenza. Alle comunità, specie a quelle più ferite, chiedo perdono per le sofferenze morali e materiali ingiustamente ricevute; un perdono che non pretende di annullare azioni di giustizia, ma solo di tenere il cuore libero dal rancore. Questo documento poteva non essere scritto se si fosse ascoltato un detto non sempre consigliabile: “il silenzio è d'oro”. Ci sono però momenti dove occorre “predicare sui tetti” specie se è dovere fare un servizio di verità al Popolo di Dio. Una verità che, sempre, rende liberi se cercata per amore. Alla mia gente che mai cesserò di ringraziare per la testimonianza di fede e di carità che semina, offro, con amicizia, la riflessione di una giovane deportata, giustiziata nel lager di Auschwitz, Etty Hillesum. Servirà, lo spero, a inquadrare cristianamente una vicenda che ci ha resi più poveri ma ha pure il segreto di far crescere la speranza. Così scrive: “A sera tardi, quando il giorno si è inabissato dietro di noi, mi capita spesso di camminare lungo il filo spinato e dal mio cuore s'innalza sempre una voce che dice: La vita è una cosa splendida e grande. A ogni nuovo crimine o orrore, dovremo opporre un nuovo pezzetto di bontà e d’amore che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire, ma non dobbiamo soccombere”.
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