Sicurezza
Dentisti contro, cliniche private all'assalto
Il boom delle catene in franchising. Si spende meno, ma gli studi indipendenti accusano: "I pazienti non sono garantiti"
Dicono che a Firenze, in un lussuoso albergo del centro, ci sia una dottoressa (o almeno sostiene di essere tale nella pubblicità sui volantini) che periodicamente riceve i pazienti bisognosi di cure dentistiche, controlla la loro situazione, guarda le lastre e poi organizza il viaggio nel Paese delle cure low-cost. Un esempio di quanto sia diventato complicato il mondo dell’odontoiatria, una volta legato ai singoli studi ed oggi frantumato in tanti rivoli per colpa della crisi che ha ridotto all’osso i bilanci delle famiglie costrette a rinunciare alle cure e facendo calare gli affari di almeno il 30 per cento.
Un mondo in cui si inquadra adesso questa battaglia senza quartiere combattuta per il momento a colpi di inserzioni a tutta pagina sui principali quotidiani: da una parte la più importante Associazione dei dentisti italiani (Andi), dall’altra le catene odontoiatriche che, anche se i numeri sono ancora abbastanza limitati, si stanno diffondendo a macchia d’olio in tutta Italia, soprattutto conquistando postazioni importanti tipo i più frequentati centri commerciali.
Uno spot dopo l’altro. Tutto è iniziato con una serie di emendamenti al decreto sulla concorrenza attualmente in discussione al Senato, partiti da esponenti di cinque diversi gruppi politici che chiedono «di introdurre l’obbligo per le società di capitali che gestiscono strutture odontoiatriche di avere almeno i due terzi del proprio capitale sociale posseduto da odontoiatri». Un’azione che ha fatto scattare la replica di alcune società di capitali (Gruppo DentralPro-Midco Spa, Caredent-Bistar Srl, Apollonia-OdontoSalute, DentalCoop, HDental, Dentadent), che lo scorso 9 febbraio hanno pubblicato sui quotidiani italiani una lettera aperta, indirizzata appunto al presidente del Senato Piero Grasso e ai senatori in «difesa della libertà e della qualità delle cure odontoiatriche, perché è in atto il tentativo da parte delle associazioni e delle lobby protezionistiche nel settore dell’odontoiatria di limitare la libertà di concorrenza, frenandone lo sviluppo e gli investimenti futuri, attraverso un utilizzo improprio dello strumento normativo».
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Nove giorni dopo, il 18 scorso, la controreplica dell’Andi che ha voluto ricordare la sua battaglia. «I cittadini devono avere gli stessi diritti e garanzie, indipendentemente dal luogo che scelgono per curarsi - spiegano i dirigente dell’associazione -. I dentisti che operano nelle strutture commerciali non devono essere condizionati dalle logiche economiche imposte dal capitale e dalla ricerca del profitto ad ogni costo, ma debbono poter scegliere liberamente le cure più appropriate». «Se la clinica pubblicizza tariffe non veritiere o diffonde messaggi ingannevoli sulle terapie praticate - evidenzia l’Andi - non è possibile per l’Ordine professionale intervenire o sanzionare la struttura. Non possiamo prevedere l’esito del percorso legislativo. Speriamo che i senatori non indietreggino, condizionati dalle lobby delle catene odontoiatriche. L’Andi continuerà comunque ad impegnarsi insieme ai 24mila dentisti che rappresenta».
Tariffe e tasso zero. Così se Gianfranco Prada, presidente nazionale della stessa Andi, invita a fare anche un serie ragionamento sul numero di accessi alla professione anche in relazione ai tanti studenti italiani che stanno formandosi all’estero e che cominciamo a tornare in modo massiccio in Italia per lavorare, Carlo Gianuzzi, socio del Gruppo Dentadent, presente con una filiale al centro commerciale I Gigli di Campi Bisenzio, replica proprio all’Andi parlando di «sfrontata malafede perché la proposta dei due terzi di odontoiatri nelle società sarebbe un fatto unico nella storia della medicina, visto che non si capisce perché questo non accade anche per cliniche private o centri diagnostici».
«In realtà vogliono solo bloccare società come la nostra - conclude Gianuzzi - che si sono inserite negli ultimi cinque-sei anni. La realtà è che i dentisti in Italia sono i più cari d’Europa, mentre da noi trovano comunque tariffe più basse e attrezzature all’avanguardia. Il tutto in una situazione paradossale, visto che il 95 per cento dei nostri dentisti è anche iscritto all’Andi e che l’80 per cento ha anche studi propri. Senza dimenticare i nostri finanziamenti in 24 rate a tasso zero che permettono anche a chi è in difficoltà di avere una bocca sana».
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