Sicurezza
Toscana, seimila migranti in arrivo: uno ogni 200 residenti
Questa la cifra ipotizzata dal governo che deve essere fronteggiata dalla Regione. Sono ancora 90 i comuni “vergini”, si punta anche sulle espulsioni degli irregolari
FIRENZE. Un migrante ogni 200 residenti. Se raddoppiano gli arrivi di profughi, si deve alzare la presenza sul territorio. Triplicare rispetto alla media attuale di uno ogni 600 residenti. A meno che, negato lo stato di “rifugiato”, non vengano rimandati al Paese d’origine. Come sollecita il governatore della Toscana, Enrico Rossi. E anche il presidente di Anci Toscana, Matteo Biffoni, sindaco di Prato. E l’assessore regionale Vittorio Bugli che nei prossimi mesi si troverà a gestire l’emergenza migranti: 6mila nuovi arrivi ipotizzati in Toscana su circa 50mila sbarchi attesi in Italia dalla primavera.
90 Comuni senza profughi
Posti disponibili, al momento, poco più di 2mila, volendo andare a reperire strutture nei Comuni che ancora non hanno accolto migranti. O ne hanno accolti meno della quota che sarebbe stata loro destinata. Proprio Bugli accenna un calcolo (a spanne) nei giorni in cui il prefetto di Firenze convoca Comuni e Regione per anticipare l’allerta. «In questo momento, in Toscana, l’esempio migliore che esista in Italia di accoglienza diffusa, senza alte concentrazioni di profughi in poche zone - spiega - ci sono ancora 90 Comuni che non hanno ospitato neppure un migrante. Rispettando il parametro dell’accoglienza di uno straniero ogni 600 residenti, solo in questi territori riusciremmo a sistemare circa 800 persone». Se poi - prosegue Bugli - utilizzassimo le quote ancora disponibili nei 76 Comuni che non hanno «ospitato tutti i profughi assegnati, potremmo recuperare altri 1.300-1.400 posti». In questo modo, la Toscana già per la primavera, potrebbe ospitare oltre 2mila persone. circa un terzo dei nuovi arrivi ipotizzati dal ministero dell’Interno.
Via chi non ha lo status di rifugiato
Non si tratta di una soluzione definitiva, ma di un modo per non farsi trovare scoperti in caso di emergenza. Da Pietrasanta in Versilia ad Altopascio o Montecarlo (comuni della Piana Lucchese) spazi di manovra non mancano. «E altri spazi di manovra - aggiunge Buffoni - si possono recuperare mettendo ordine fra le persone che già sono presenti sul territorio. La posizione di Rossi è corretta: il nostro dovere è dare accoglienza alle persone in fuga dalla guerra e dalla fame; tuttavia dobbiamo anche attivare il meccanismo del “turn over”, del ricambio, nel caso in cui i migranti ospitati non abbiamo i requisiti per restare nel nostro Paese». Se viene respinta la loro richiesta per ottenere lo status di rifugiato, per ottenere, insomma, la protezione internazionale o la protezione umanitaria «il governo deve farsi carico del problema e organizzare il rimpatrio. O decidere quale percorso sia migliore per queste persone».
Dimmi chi sei, ti propongo un lavoro adeguato
Quello che è certo - osservano Biffoni e Bugli - non possono restare sui territori se, anche in appello (dopo il diniego alla prima richiesta) viene negato lo status di rifugiato. Al contrario, i territori - evidenzia Bugli - hanno l’obbligo «di andare oltre un’accoglienza fatta di vitto e alloggio per queste persone. Fondamentale è avviare progetti di inclusione sociale e lavorativa». Al riguardo, la Regione sta mettendo a punto un programma - da condividere con i gestori delle strutture di accoglienza - che servirà «a raccogliere i dati sulle capacità professionali dei migranti. Questo software raccoglierà, appunto, le capacità lavorative delle persone sbarcate, le loro aspettative - evidenzia Bugli - per costruire progetti di formazione e inserimento che tengano conto delle abilità e della loro esperienza».
Aree per i prefabbricati
Al tempo stesso, un impegno soprattutto su alloggi e accoglienza viene sollecitata ai Comuni. E perfino alle Prefetture. Da una parte gli enti locali - dice la Regione - devono individuare aree dove «piazzare i prefabbricati (moduli abitativi) acquistati per ospitare i rifugiati, ne l caso in cui non abbiano edifici propri da mettere a disposizione». E le Prefetture, che devono pubblicare i bandi per l’assegnazione delle risorse, dovrebbero “orientare” questi bandi in modo da assicurarsi che i migranti vengano ospitati nelle zone dove ancora non c’è neppure un profugo.
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