Sicurezza
Pensioni reversibili, non ci saranno tagli
Il governo smentisce ma vuole cancellare le situazioni anomale
Uno scossone violento. Ed una polemica, anzi il solito polverone che viene sollevato in modo sistematico secondo un copione che si ripete e che è ormai consunto dall’uso. Stavolta però l’argomento è delicatissimo, visto che si parla delle pensioni di reversibilità, pezzo fondamentale dello Stato sociale per oltre tre milioni di anziani, in genere vedove, che percepiscono per il resto della loro vita il 60 per cento di quella che era l’assegno del marito. Un mondo particolarmente fragile che costa oltre 24 miliardi di euro all’anno e che sta condizionando in queste ore i principali titoli dei giornali e migliaia di post sui principali social network.
Premettendo che il governo si è già affrettato, per voce del premier Matteo Renzi e del ministro del Lavoro Giuliano Poletti, a smentire tutto, l’allarme, giudicato per molti aspetti strumentale, nasce da un passaggio del disegno di legge delega sul contrasto alla povertà, presentato recentemente dal governo. La riforma si porrebbe l’obiettivo di introdurre un assegno universale per i poveri “assoluti” che, secondo l’Istat, in Italia sono poco più di quattro milioni di individui non in grado di acquistare un paniere essenziale di beni, ma le risorse disponibili sono ampiamente insufficienti.
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Di conseguenza, la legge di Stabilità stanzia 600 milioni per quest’anno, che saliranno a un miliardo dal 2017, cifra quest’ultima con cui si possono assegnare in media appena 244 euro all’anno a ciascuno che si trova in quelle condizioni, in particolare aiutando poco più di un milione di persone. Ma è chiaro che, se davvero si vuole arrivare a uno strumento universale di lotta alla povertà (l’Italia è l’unica in Europa, insieme alla Grecia, a non averlo), l’esecutivo ha bisogno di aumentare i fondi a disposizione, con la delega, da approvare da Camera e Senato, per trovare soldi riformando le prestazioni assistenziali e previdenziali legate al reddito.
L’Isee invece del reddito. La “voce” parla di un taglio praticamente orizzontale ai trattamenti di reversibilità anche se questi ultimi non sono menzionati esplicitamente: le prestazioni dovrebbero in futuro essere soggette all’Isee, cioè l’Indicatore della situazione economica equivalente, un cambiamento importante visto che così si misura la ricchezza di tutta la famiglia, inclusi i beni mobili come (investimenti e conti in banca) e quelli immobili (essenzialmente le case, visto che barche e auto si dichiarano, ma non vengono considerate).
Da previdenza a assistenza. In questo quadro, il trattamento riservato ai superstiti del pensionato deceduto sarebbe soggetto a al riordino delle prestazioni con il governo che la definisce “assistenziale” e comunque sottoposta alla cosiddetta “prova dei mezzi”. Già dal 1995, quello che prima era il semplice trasferimento integrale delle pensione magari del marito alla moglie era stato comunque pesantemente tagliato: il 60% al solo coniuge, il 70 al solo figlio, l’80 al coniuge e un figlio, il 100 per cento al coniuge e due o più figli. A questo si sono accoppiate anche le condizioni reddittuali: 25 per cento di riduzione della pensione di reversibilità a chi ha un reddito superiore tre volte la pensione minima (circa 1.500 euro al mese), 40 per quattro volte (circa 2mila euro), 50 se il reddito è superiore a cinque volte la minima (circa 2.500 euro).
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Secondo l’accusa, legando l’assegno all'Isee si potrebbe ridurre il numero delle persone che vi accederanno e, quindi, risparmiare su questo fronte, in favore delle misure contro la povertà. È «una polemica totalmente infondata», interviene il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ribadendo la posizione del governo. Evidentemente, sostiene, «c'è chi cerca facile visibilità e si diletta ad inventare un problema che non c'è per poi poter dire di averlo risolto». La proposta di legge, ripete, «lascia esplicitamente intatti tutti i trattamenti in essere. Per il futuro non è allo studio nessun intervento sulle pensioni di reversibilità; tutto quello che la delega si propone è il superamento di sovrapposizioni e situazioni anomale».
Battaglia politica. Dal fronte politico, tra i primi a promettere lo scontro c'è il Movimento 5 stelle: «L'attacco alle pensioni di reversibilità è davvero infame», sostiene il deputato e vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio su Facebook. «Ora propongono addirittura di tagliare le pensioni di reversibilità per fare cassa e finanziare il piano di lotta alla povertà invece di tagliare sprechi e privilegi». «Renzi e la sinistra se la prendono con la povera gente. Che schifo.», scrive sempre su Facebook il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni. A esprimere perplessità anche il presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi: «Sarebbe paradossale ora un restringimento dei criteri di erogazione nel momento in cui la legge sulle unioni civili ne amplia la platea dei beneficiari». Ha espresso il suo no al taglio delle pensioni di reversibilità il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, mentre Cgil, Cisl e Uil con i rispettivi segretari generali chiedono invece un incontro urgente al governo.
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