Sicurezza
Le telefonate-confessioni della sorella: «Lui è morto perché l’ho sedato io»
Le telefonate-confessioni di Marzia Corini, la sorella anestesista dell’avvocato dei vip Marco Valerio, hanno cambiato il corso di quella che era partita come un’inchiesta per circonvenzione d’incapac...
Le telefonate-confessioni di Marzia Corini, la sorella anestesista dell’avvocato dei vip Marco Valerio, hanno cambiato il corso di quella che era partita come un’inchiesta per circonvenzione d’incapace. A far scattare le indagini della procura spezzina infatti non è stata, come pensava Marzia - lo dice in una intercettazione - la fidanzata di Marco: «Sanno tutto… Isabò ci ha, mi ha denunciato per l’omicidio di mio fratello», dice l’11 febbraio Marzia Corini in un incontro con alcune delle donne coinvolte nella vicenda. L’incontro-summit è successivo all’interrogatorio di Fabio Giannelli, l’infermiere pisano che il 25 settembre portò da Pisa il materiale per la sedazione fatale; anche lui è persona informata sui fatti, per la procura Marzia lo convinse a portare il medicinale perché gli disse di essere d’accordo con la dottoressa Samantha Cupini dell’ospedale di Livorno (che lo aveva in cura insieme con il dottor Moroni di Milano) alla quale però, è emerso, aveva invece rappresentato una situazione ben diversa (fratello agonizzante, e non com’era davvero, cioè ancora voglioso di lottare e di intraprendere una nuova cura per allungare di almeno 6 mesi la vita). Il summit viene convocato dopo che Giannelli informa Marzia che è stato sentito dai magistrati, ed è allora che la procura chiede la custodia cautelare per Marzia, temendo la fuga in Guyana Francese dove lavorava prima di arrivare a villa Corini nell’estate scorsa. A far scattare tutto è invece l’amico Giuseppe Rampini, imprenditore portuale. Più volte Marco gli aveva detto che gli avrebbe lasciato qualche soldo, a lui e all’autista-guardia del corpo Francesco Tralongo. Il 19 novembre però le donne del giallo di Spezia sottoscrivono un accordo che integra il testamento del 18 settembre. Isa viene ridimensionata. Giuseppe Rampini lo viene a sapere, il 26 novembre presenta l’esposto in procura col quale spiega che sono state stravolte le volontà di Corini, che voleva lasciare gran parte del patrimonio a Isa. Partono le intercettazioni. Fino alla telefonata sconvolgente del 21 gennaio a Susanna Cacciatori: «L’hai capito o no? Lui è morto perché io l’ho sedato». (m.b.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google