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Toscana

Bcc: il governo va avanti sulla riforma. Altolà di Federcasse

Alessandro Azzi, presidente Federcasse
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Alessandro Azzi, presidente Federcasse

Subbuglio nel mondo bancario, specie in Toscana. Secondo l'associazione che riunisce le Banche di credito cooperativo sono "indispensabili le modifiche alla riforma". Intanto tre banche valutano l'uscita

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Il governo va avanti sulla riforma delle Bcc che ora affronterà l'esame del Parlamento, partendo probabilmente al Senato. Una scelta "bocciata" da Federcasse, che alla luce del testo definitivo ribadisce la sua contrarietà al meccanismo della "way out" concessa agli istituti più grandi e chiarisce che per non tradire "l'ambizioso spirito riformatore" sarà "indispensabile" approvare sostanziali modifiche al provvedimento.

Nel testo del decreto firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella resta infatti il meccanismo di uscita per quelle banche che non vorranno aderire alla holding unica introdotto dal Consiglio dei ministri (che lo aveva approvato a tarda notte "salvo intese") e che ha provocato fin da subito critiche e distinguo sia dal mondo della cooperazione e dell'opposizione che all'interno della stessa maggioranza (e del governo). Ora il confronto si sposta in Parlamento dove l'associazione delle Bcc chiede che siano fatte "importanti modifiche" a partire dalla "way out" ma anche sul fronte del rispetto di alcune specificità territoriali - in particolare il sistema delle Casse Raiffeisen altoatesine - che nella proposta originale di autoriforma proposta dallo stesso mondo cooperativo erano contemplate come (unico) altro gruppo autonomo.

La polemica politica intanto, non accenna a placarsi, con le opposizioni che accusano apertamente il presidente del Consiglio di aver favorito gli istituti toscani a lui "vicini" e di voler "depredare il risparmio" come sostiene il M5s. Confocooperative, che nei giorni scorsi aveva usato parole forti spiega di "non volere favoritismi ma che non venga stravolta la natura" del sistema cooperativo e punta l'accento sull'importanza di preservare le riserve, patrimonio indivisibile della cooperazione e del Paese. Si vedrà in sede parlamentare se ci saranno dei cambiamenti sulla soglia oppure sulla percentuale del 20% e come si muoveranno Federcasse e la Banca d'Italia.

A Via Nazionale attualmente si sta ancora valutando il testo. Va detto che le ultime esperienze mostrano come sia difficile il contesto attuale di mercato per banche di piccole e medie dimensioni e che la vigilanza ha aumentato la presa proprio per evitare situazioni di crisi che, seppure circoscritte, sono in grado di provocare danni alla fiducia e a clienti, soci e territori. Intanto si delineano le mosse delle tre banche principali candidate a rimanere fuori dal gruppo unico. La bresciana Cassa Padana ribadisce che appena arriveranno le norme attuative delibererà la trasformazione in spa nonostante i 40 milioni che dovrà versare all'erario (la norma prevede il 20% delle riserve) saranno "una bella botta", come dice all'Ansa il Dg Luigi Pettinati. Ma, sottolinea, "è il prezzo per restare liberi e indipendenti".

L'istituto manterrà così a monte la cooperativa che continuerà a svolgere la mutualità mentre la spa bancaria avrà le mani più libere dal punto di vista operativo. Uno schema disegnato dall'economista Nicola Rossi che al Corriere della Sera ha spiegato come la proposta, scritta proprio per conto di Cassa Padana e Bcc Cambiano, abbia convinto il governo e appunto mira a non "violare il vincolo costituzionale che prevede l'indivisibilità delle riserve in nome della continuità intergenerazionale". L'altro istituto, la Bcc di Cambiano, più esposta alle critiche perché considerata vicina al presidente del Consiglio spiega che "si guarderà intorno" nell'arco dei 18 mesi di attuazione del decreto. Sono "fantasie", ribadisce l'istituto, le ipotesi di fusione con Mps. Anche l'altra toscana, la Chianti Banca è prudente: l'istituto intende valutare le condizioni per aderire o in alternativa restare fuori della holding unica. Dopo l'ok di Bankitalia alla fusione con la Bcc di Pistoia e quella dell'area pratese dovrebbe tenere l'assemblea l'8 aprile con il probabile arrivo di Lorenzo Bini Smaghi alla presidenza.

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