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Presunta eutanasia e un falso testamento per escludere Isabò

La spezia, dalle carte dei pm e dalle intercettazioni emerge un piano per non fare avere alla fidanzata il denaro dell’avvocato

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LA SPEZIA. Marco Valerio Corini sapeva di dover morire per il tumore che lo aveva attaccato all’intestino ma voleva lottare fino alla fine. Aveva deciso di intraprendere anche una nuova cura che poteva assicurargli qualche mese in più di vita. Stava male certo, ma proprio il giorno che è morto, alle 19,30 del 25 settembre 2015, sembrava stare meglio. «Vabbè la mattina ha anche scherzato con me quando siamo andati in bagno.. io gli ho detto le gambe vanno meglio ... e lui mi ha detto “ambe trambe”», racconta al telefono (intercettato) Marzia Corini a una sua amica, beneficiaria come lei di un testamento che secondo l’accusa è falso.

Un documento con la firma vera di Valerio Corini ma il testo scritto da altri. E Corini è morto proprio nel giorno nel quale aveva fissato un appuntamento con il notaio proprio per fissare le sue volontà: lasciare il massimo possibile del patrimonio alla sua convivente Isabò Michelle Barrack perfino andando ad intaccare la legittima della madre. Secondo l’accusa il movente della presunta eutanasia sono i soldi dell’eredità, consistente, dell’avvocato. I suoi rapporti con la sorella erano freddi da parecchi anni.

Dice Marzia Corini all’amica, in una intercettazione: «Ma tu l’hai capito che se io non avessi sedato Marco in quel giorno lui non sarebbe morto? (...) Perché lui è morto perché io l’ho sedato».

Sennò quanto andava avanti? chiede l’amica. «Forse un mese o due» dice Marzia.

Per gli inquirenti però non si tratta di eutanasia perchè il movente sarebbero i soldi. Distrutto il testamento redatto da Corini nel corso dell’estate del 2015 (tutto a favore di Isabò) in data 6 ottobre 2015 viene registrato un nuovo testamento olografo. Per gli inquirenti è falso. Vera solo la firma, si tratta di circonvenzione di incapace reato di cui gli inquirenti accusano l’avvocato Giuliana Feliciani, amica di Marzia. Secondo gli inquirenti, anche tramite testimonianze raccolte, il documento è stato scritto da Marzia Corini su suggerimento di Feliciani (anche lei beneficiaria del testamento).

Ma da quel che pare di capire secondo gli inquirenti c’era uno scopo anche nel fare un falso palesemente falso. Nel primo testamento si assegnava un milione alla convivente Isabò e la casa di abitazione. E si andava ad intaccare anche la legittima della madre. Una mossa studiata. Trascorsi infatti 20 giorni dalla morte di Corini, secondo gli inquirenti la sorella Marzia aveva raggiunto la ragionevole certezza che Isabò non possedesse altri testamenti del fratello.

E così ha proceduto per far annullare lei stessa il falso testamento. Il 19 novembre 2015 davanti ad un notaio viene redatto un atto di integrazione di legittima della madre che viene reintegrata a danno di tutti i soggetti indicati nel testamento del 18 settembre a cominciare da Isabò che deve rinunciare alla casa di abitazione. Unica eccezione per la sola Marzia Corini alla quale resta la somma di un milione di euro come era stato indicato nel testamento.

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